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Podgorica - L'amministrazione del Presidente statunitense, Bill Clinton, ha fornito un significativo sostegno politico e finanziario alle autorità montenegrine dopo che il presidente del Partito Democratico dei Socialisti (DPS), Milo Djukanovic, ha preso le…
Podgorica - L'amministrazione del Presidente statunitense, Bill Clinton, ha fornito un significativo sostegno politico e finanziario alle autorità montenegrine dopo che il presidente del Partito Democratico dei Socialisti (DPS), Milo Djukanovic, ha preso le distanze dalla politica di Slobodan Milosevic. Questo può essere dedotto dai documenti pubblicati recentemente sul sito web della ''Biblioteca e del Museo presidenziale di Bill Clinton'', riferisce, martedì 4 settembre, il portale montenegrino Vijesti, aggiungendo che tale documentazione cita che l'amministrazione Clinton solo nel 1999 aiutò il Montenegro con 55 milioni di USD. Secondo una dichiarazione dell'allora consigliere speciale del Presidente statunitense, James Dobbins, rilasciata il 9 dicembre 1999, di questi 55 milioni, 20 milioni erano stanziati al sostegno tecnico e umanitario e 35 milioni alla bilancia dei pagamenti. In quell'occasione, Dobbins ha affermato che gli Stati Uniti sostenevano le riforme politiche ed economiche in Montenegro che potrebbero servire da esempio per altre parti della Jugoslavia. A giugno del 1999 lo stesso Clinton ha elogiato Djukanovic, ringraziandolo per ciò che ha fatto per proteggere la democrazia e la tolleranza. Il documento dell'amministrazione statunitense afferma, tra le altre cose, che le autorità di Djukanovic e del Montenegro sono la forza più affidabile ed efficace per la democrazia in Jugoslavia. I dati disponibili sulle riunioni del Presidente e del Segretario degli Stati Uniti mostrano che la segretaria d'allora, Madeleine Albright, ha incontrato il presidente montenegrino alla fine del 1999 a Berlino a margine dell'incontro dei capi di diplomazia degli otto Paesi più sviluppati del mondo (G8) e di nuovo a Roma l'anno seguente. Il documento cita anche che alla vigilia dell'inizio del bombardamento della Jugoslavia nel 1999, il consigliere per la sicurezza nazionale di Clinton, Samuel Berget, aveva preparato un documento relativo alle operazioni militari in Kosovo, in cui una parte riguardante il Montenegro era destinata all'Albright. Tale documento, del marzo 1999, fa riferimento all'attacco aereo originario sui sistemi di difesa aerea integrati in Serbia e Montenegro, spiegando che questo potrebbe includere, in casi di emergenza, gli attacchi in Montenegro, di cui Djukanovic ne aveva già contezza.<br /> <br /> I documenti pubblicati affermano inoltre che la Casa Bianca ha cercato di parlare della questione della stabilità in Montenegro nel 2000 con l'allora e attuale Presidente russo, Vladimir Putin. In tale contesto, l'allora vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, James Steinberg, ha dichiarato, il 17 luglio 2000, che i Paesi del gruppo G8 sono preoccupati per gli sforzi di Slobodan Milosevic di destabilizzare il Montenegro e la regione, esprimendo le aspettative che con Putin sarebbe stata discussa la questione della stabilità nei Balcani e sottolineata l'importanza di difendere un Governo democratico diretto da Djukanovic.<br /> <br /> Il Montenegro è stato oggetto di diverse conversazioni telefoniche tra Clinton, l'allora Primo Ministro britannico, Tony Blair, e il Cancelliere tedesco, Gerhard Schröder. In una di queste conversazioni, Clinton ha affermato che vi sono alcuni siti in Montenegro che dovrebbero essere bombardati, esprimendo le preoccupazione per la capacità dei montenegrini di utilizzare queste strutture. In un'altra conversazione con Blair, Clinton dice che la pressione economica deve essere esercitata su Milosevic ma in modo da non farà troppi danni ai macedoni e ai montenegrini, anzi senza creare alcun problema ai montenegrini.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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