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NOTIZIE · OI-345983 · 21/06/2018 08:00:48 · 2921 g fa4 min lettura
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Analisi sulla possibile implosione della BiH

DiOsservatorio ItalianoSommario

Sarajevo - Anche se si tratta di un'altra analisi che le istituzioni dell'UE fanno sempre, si nota una certa paura dell'UE riguardo al possibile scenario negativo in Bosnia ed Erzegovina (BiH). La retorica in BiH, che potrebbe anche intensificarsi mentre si…

Sarajevo - Anche se si tratta di un'altra analisi che le istituzioni dell'UE fanno sempre, si nota una certa paura dell'UE riguardo al possibile scenario negativo in Bosnia ed Erzegovina (BiH). La retorica in BiH, che potrebbe anche intensificarsi mentre si avvicina la data delle elezioni, fa pensare a cosa sono capaci di fare i tre leader politici di questo Paese, Milorad Dodik, Dragan Covic e Bakir Izetbegovic, ha riportato Dnevni list, il 18 giugno.<br /> <br /> Cosa succederebbe se la BiH si disintegrasse? È un'ipotesi che di solito i rappresentanti della comunità europea in BiH riufiutano, comunque si discute anche di questo tipo d'esito. Naturalmente, secondo una delle analisi, il primo colpevole di un risultato del genere è Milorad Dodik, Presidente della Republika Srpska (RS), e probabile membro della Presidenza della BiH, da ottobre.<br /> <br /> Come viene specificato nell'analisi dell'anno scorso dell'Istituto dell'UE per gli studi di sicurezza, se Dodik, per caso, decidesse di proclamare l'indipendenza della RS, questo provocherebbe reazioni forti, forse anche un scenario uguale a quello degli anni '90.<br /> <br /> I bosgnacchi non accetteranno mai che la RS diventi uno stato indipendente, creato sulla pulizia etnica. Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, offrirebbe subito la protezione ai suoi "fratelli musulmani bosgnacchi", mentre i leader croati in BiH avrebbero la conferma che le loro proposte riguardo alla modifica della legge elettorale erano giuste. Alcuni rappresentanti dell'Assemblea Nazionale Croata, ultimamente, ripetono sempre che se la loro proposta non dovesse essere accolta si creerebbe il caos in BiH.<br /> <br /> Nella stessa analisi si conclude che nella BiH si stabilirebbero tre separate amministrazioni di tre gruppi etnici. Sarajevo cercherebbe di annullare la mossa di Dodik, mentre i croati cercherebbero di stabilire la loro giurisdizione. Uno dei pericoli è anche la presenza della jihad. La Serbia e la Croazia inviterebbero a evitare la violenza, ma il Primo Ministro croato sicuramente reagirebbe dicendo che 400000 croati non saranno lasciati in un Paese pieno di musulmani che appoggiano l'ISIL.<br /> <br /> A livello internazionale, le reazioni più grandi sarebbero quelle della Russia e della Turchia. Il Ministro russo degli Esteri inviterebbe tutti a mantenere la pace, però aggiungerebbe che è crollata quella politica dell'Occidente presente in BiH dal 1995 contro i diritti dei serbi e croati, a favore dei bosgnacchi. Nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il rappresentante russo rifiuterebbe l'invito britannico-statunitense alla sessione straordinaria sulla crisi in BiH, perché, come viene evidenziato nell'analisi, l'UE e l'Occidente non sarebbero più i mediatori in BiH e nella regione, mentre la Russia inizierebbe a collaborare con la Turchia e con altri partner per trovare nuove iniziative per la BiH.<br /> <br /> Dall'altro lato, i cittadini della BiH cercheranno di lascare il Paese, però senza molto successo a causa della Frontex ai confini con la Croazia. Contemporaneamente la diaspora bosgnacca avvierà enormi proteste, mentre le forze dell'EUFOR rimaranno impotenti di fronte alla crisi in BiH.<br /> <br /> Una delle ragioni principali delle violenze, secondo l'analisi, si scatenerebbe a causa della volontà dei leader politici di distogliere l'attenzione del popolo dal pessimo stato economico e sociale del Paese. Nell'analisi viene spiegato che, nel 2017, quasi una metà del bilancio dello Stato veniva spesa per pagare i debiti. I redditi sono raccolti usando le imposte, prendendo altri crediti e vendendo le risorse statali, mentre mancano investimenti cruciali. L'economia e i cittadini sono dipendenti dalle donazioni della diaspora. Nascondere una situazione del genere con i conflitti sulle questioni etniche e costituzionali era già notevolmente presente nel 2016, quando i politici bosniaco-erzegovesi si sono scontrati per i risultati del censimento e per l'annunciato referendum sulla festa della RS.<br /> <br /> Alla fine del 2016 c'erano diverse opinioni riguardo alla proposta del Parlamento Europeo di modificare la Costituzione della BiH per renderla completamente federale. Nell'analisi si menzionano anche i conflitti per i meccanismi della coordinazione, meno conosciuti, come per esempio il tentativo di Bakir Izetbegovic di rinnovare la causa contro la Serbia, conclusa senza successo. Come viene indicato nell'analisi, l'UE non è troppo attiva nei processi elencati e per questo motivo non è pronta ad affrontare la crisi.<br /> <br /> Nell'analisi viene anche evidenziato che gli sforzi della Croazia, fatti nel 2016, con lo scopo di cambiare la legge elettorale sono riusciti, perché la modifica della legge è diventata una delle condizioni della BiH per diventare candidata per l'adesione all'UE. Però, questo ha avuto anche un altro efetto, perché i leader hanno usato questo problema per arroventare l'atmosfera nazionalistica nel Paese. Del resto la promessa del Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, di non permettere l'allargamento dell'UE almeno fino al 2019 ha complicato ulteriormente la situazione. Nell'analisi firmata da Zoran Nechev si dice anche che tutto ciò ha lasciato i politici della BiH, che volevano avvicinarsi all'UE, senza alcuna alternativa.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />

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