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NOTIZIE · OI-344374 · 08/03/2018 08:30:25 · 3027 g fa12 min lettura
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Chi è il vecchio boss albanese che guida il traffico di droga in Italia?

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - Nuovi dettagli sono emersi sul gruppo di trafficanti albanesi connessi alla Ndrangheta, che trafficarono 5 tonnellate di marijuana proveniente dall'Albania. L'organizzazione è stata smascherara pochi giorni fa in Calabria, con l'operazione "Stammer…

Tirana - Nuovi dettagli sono emersi sul gruppo di trafficanti albanesi connessi alla Ndrangheta, che trafficarono 5 tonnellate di marijuana proveniente dall'Albania. L'organizzazione è stata smascherara pochi giorni fa in Calabria, con l'operazione "Stammer 2-Melina", che ha portato all'arresto di 25 persone, tra cui 3 capi della banda, mentre altri 45 sono sotto inchiesta.<br /><br /> Il giornale albanese "Shqiptarja.com" ha pubblicato la conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza il 12 dicembre 2016 in Calabria tra il boss della Ndrangheta, Salvatore Pititto e la sua ragazza ucraina, Oksana Verman. Il primo riporta alla seconda la conversazione, in Albania, con il boss albanese <em>alias</em> "Shefi". Si nota che nella conversazione il mafioso italiano si sente inferiore di fronte al boss albanese (il Grande Vecchio) che gli chiede conto sui ritardi nei pagamenti e gli suggerisce su come deve lavorare per la fornitura e la vendita della droga. Il Grande Vecchio è un uomo di circa 65 anni, risiede in un'area ignota dell'Albania, circondato dalla sua gente e difeso dalla Polizia, la quale gli permette di vivere tranquillamente, ma in Italia è stato condannato a 25 anni di carcere per traffico internazionale di droga. Il suo nome, stranamente non si conosce, quando la Guardia di Finanza provò a chiedere assistenza alla Polizia albanese per identificarlo, le autorità di Tirana, non hanno voluto, o saputo, collaborare. Il Grande Vecchio resta senza nome, nonostante gli inquirenti italiani sappiano anche il suo numero di telefono, ma neanche questo è bastato finora alla Polizia albanese per identificarlo. L'uomo non risulta sulla lista dei trafficanti scoperti nell'operazione, accusati di aver importato nel periodo settembre-dicembre 2016 circa cinque tonnellate di marijuana dall'Albania. Il nipote del Grande Vecchio, Indrit Buja, 35 anni, è riuscito a fuggire prima di essere arrestato dagli italiani. Quando l'11 novembre 2016, Pititto scese a Durazzo per la terza volta, venendo da Bari, per chiedere scusa a "Shefi" per il ritardo di un pagamento di 520.000 euro di marijuana, l'italiano rimasse scioccato:<br /><br /> "Era il capo.... proprio il capo... abbiamo parlato a lungo insieme; lui era seduto sulla sua poltrona con la pistola alla cintura ed aveva davanti a sé 18 cellulari, tutti uguali; pensa un po': tutti uguali. Ma questo è normale, perché lui ha tutti quei contatti".<br /><br /> Il Vecchio Capo, nell'incontro con il boss italiano, era deciso: "Ho 9 tonnellate di marijuana .... pronte... e posso fornirti 500 kg a settimana … importante che riesca a vendere la droga al più presto … anziché 1.300 euro a chilo, te la darò per 1.250; i pagamenti me li fai ogni 20 giorni, a banconote da 100, 200 e 500 euro, così puoi passare la frontiera senza problemi. Se non riesci a mandarmi i soldi, non preoccuparti, manda un SMS a mio nipote e viene lui a prenderli in Italia". I dettagli li ha rivelati lo stesso Pititto, quando ritornò in Calabria, alla sua ragazza Oksana Verman. Nella loro casa era stata messa una "cimice" e l'intera conversazione fu registrata dalla Guardia di Finanza. Dopo il suo arresto, l'ucraina decise di pentirsi e collaborare con la giustizia. Oggi anche lei è tra gli accusati della banda italo-albanese. Ma neanche Oksana è in grado di fornire dettagli sul Grande Vecchio. Nella lettura di oltre 1.000 pagine del fascicolo d'inchiesta, si può capire che neanche coloro che l'hanno incontrato, non hanno mai menzionato il suo nome. Parlando dell'incontro di 12 ore in Albania, Pititto ha riferito ad Oksana in merito alla grande cura che ha avuto per lui il Grande Vecchio che gli ha pagato un biglietto di ritorno assicurandogli una cabina con letto singolo e doccia nel traghetto. Ma solo 16 giorni dopo, Pititto è stato arrestato dalla Polizia italiana, per 300 grammi di cocaina in macchina. Il Grande Vecchio l'apprese da suo nipote, ma rimasse tranquillo a casa, con la sua pistola, i 18 cellulari, e 9 tonnellate di marijuana in attesa di nuovi clienti.<br /><br /> Il Grande Vecchio, che guida il traffico della marijuana dall'Albania, mantiene i contatti con i boss della Ndrangheta attraverso Indrit Buja, indicato dalla Procura di Catanzaro come "suo nipote", dato che quest'ultimo parlava del Grande Vecchio come "zio". Ma non è noto se realmente hanno tra loro legami di parentela o è un modo convenzionale di chiamare l'un l'altro. A novembre del 2016, Buja è stato ospite dei calabresi, circolando tra la Calabria e la Lombardia, per seguire i rifornimenti di droga. Pititto lo affida ai propri due nipoti, che lo portano al bar e persino allo stadio. Il Grande Vecchio non parla mai al telefono, così la Guardia di Finanza non riesce ad intercettarlo. L'unica volta in cui il Vecchio ha usato il suo telefono è stato il 24 novembre 2016, quando ha contattato Pititto e gli ha chiesto di passargli il nipote. Ma non lo fa a voce, ma attraverso un SMS <em>Bona sera poso cambiare sms con mio nipote cesta con voi</em> ('Buona sera, posso mandare un SMS a mio nipote se sta lì, con voi?).<br /><br /> "Il 27 novembre 2016 l'emissario albanese ha preso i soldi a Rosarno per il carico di droga, che sarebbe stato sequestrato il giorno dopo. Paladino, rivolgendosi a Buja, nel momento in cui consegna dei soldi, dice: '5.000 sono da dieci, penso che iniziamo con 100 chili'. Questo coincide proprio con il carico mandato l'indomani. La conclusione dell'accordo si fa in serata e Pititto dice ad Oksana: ''Stiamo lottando come negri, andremo domani a Milano e vediamo dove sta il deposito dove manderanno la droga", scrive la Procura di Catanzaro.<br /><br /> Il primo carico, 100 kg, parte il 28 novembre, ma quando il camion arriva al porto di Ancona, la Guardia di Finanza, che stava seguendo l'intera operazione, blocca la marijuana e arresta il corriere. Il sequestro non ha preoccupato l'organizzazione, dato che alcuni giorni dopo parte è partito un secondo carico di 400 kg. Ma questa volta, Indrit Buja ha parlato con un altro telefono che non era sotto intercettazione. La Guardia di Finanza ha chiesto aiuto alla Polizia Albanese, nel tentativo di scoprire qualcosa di più, ma "nonostante le informazioni che abbiamo dato", scrive la Procura di Catanzaro, non abbiamo ottenuto una risposta utile". Il carico di 400 kg è giunto in Italia il 7 dicembre 2016 e questa volta nessuno è riuscito a bloccarlo. Ma a questo punto sono iniziati i problemi, dato che i calabresi non pagavano correttamente la droga e il Grande Vecchio si arrabbiava e li criticava. Per questo, Pititto è partito l'11 dicembre per l'Albania per chiedere scusa dei ritardi nei pagamenti al Grande Vecchio.<br /><br /> Dal materiale d'inchiesta, si nota che gli uomini della Ndrangheta sono rimasti impressionati, non solo dalla straordinaria qualità della marijuana albanese (meglio di quella prodotta in Calabria), ma anche dall'organizzazione. Non si tratta di piccoli personaggi, ma di calabresi, che, mentre negoziano con gli albanesi, mantengono i rapporti anche con i narcotrafficanti colombiani per importare in Italia quintali di cocaina. Proprio dai colombiani la mafia calabrese ha imparato il metodo di "ostaggio": ogni carico di droga viene "garantito" da un membro dell'organizzazione criminale che acquista la droga, ossia resta nelle mani dell'organizzazione che la vende, o viceversa. Questa tecnica la usano anche gli albanesi. Prossimo alla sua difficile visita in Albania, quando doveva spiegarsi con il Grande Vecchio, Pititto racconta alla propria ragazza le proprie tribolazioni:<br /><br /> "Finché abbiamo qui il nipote di Shefi, loro non possono farmi niente... non temo che mi possa arrestare qualcuno in Albania... l`unica mia paura non è neanche che mi uccidano, ma solo che mi mantengano lì, con loro, fino a quando questi qui non mandano i soldi", dice ad Oksana. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br /><br /> L'intercettazione del 12 dicembre 2016<br /><br /> Shefi (capo albanese): Com'è il fatto Salvatore?<br /><br /> Salvatore: Beh, sono venuto per chiarire, ci hai dato due volte le merce, noi non ce l'abbiamo fatta con i pagamenti, non doveva succedere così...<br /><br /> Shefi: Stai calmo, qui stai come a casa tua, ma non me lo aspettavo questo da voi, io ho fatto tutto ciò che mi avete chiesto e voi, nulla di tutto ciò che avevate detto. Infatti, questo l'avrei dovuto dire a tuo zio, a Paladino. Avrebbe dovuto venire qui e parlare con me, tu non c'entravi qui. Tuttavia, mi fa piacere che sei venuto.<br /><br /> Salvatore: Ma ecco, è successo così e così, e mi vergogno, ma anche Andrea (Indriti), vostro nipote in Calabria, mi ha detto di dirvi le cose in chiaro, dobbiamo arrivare presto ai 1.000...<br /><br /> Shefi: Salvatore, riferisci a tuo zio che non sono un mendicante, perché mi avete trattato da mendicante. Io vi ho mandato 520000 euro di merce e, secondo l'accordo, avreste dovuto darmi 200.000 euro a camion, perché pago 500 euro al chilo solo per viaggiare tranquillamente. Mentre voi avete avuto il coraggio di pagarmi 40.000 e 20.000 dopo due giorni. Intanto, mi avevate detto che i soldi a camion me li avreste dati appena arrivato il mezzo, e 4-5 giorni dopo, una volta venduta la merce, mi avreste dato il resto, ma non mi avete dato nulla. Lo sai una cosa, Salvatore? Tu non sei né ladro e né truffatore, ma tuo zio (Paladino, un altro membro del clan mafioso "Ndrangheta" - nota della redazione), lo è, perché non è tuo zio, ti sta trattando come un giocattolo. Quelli di Brindisi non esistono più. Vieni quando vuoi, ci mettiamo d'accordo; ogni volta che arriva il camion, tu dovrai dare i soldi per il trasporto. Tu, non lui (Paladino) ti fai più di 400, prendilo non a 1.300, ma a 1.250, e mi dai i soldi del camion e poi, ogni 20 giorni, ogni mese, ciò che riesci a vendere lo metti in tasca – ora è inverno – prendi solo grosse banconote – 100, 200, 500 - e vedrai che non avrai problemi. Se avrai dei problemi, manda un messaggio ad Andrea e veniamo noi e li prendiamo e tu paghi ogni due o tre mesi. Ma tuo zio deve pagare in base a ciò su cui abbiamo convenuto e con me l'affare è finito. Ho 9 tonnellate di marijuana pronta, ma voi non siete in grado di fare quel che avete promesso. Non siete né corretti con i pagamenti né capaci di vendere. Vai a lavorare per te stesso, farai più soldi". <a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> L'operazione<br /><br /> La super-operazione, in codice "Stammer2-Melina", è stata realizzata dai militari della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (Scico) di Roma. Sono stati arrestati 25 membri del gruppo strutturato criminale, tra cui tre presunti capi cosca, ritenuti responsabili dell'importazione di circa 5 tonnellate di marijuana dall'Albania. L'operazione si è realizzata in diverse città del sud d'Italia, ma anche in Toscana e Lombardia.<br /><br /> Così tra gli arrestati c'è il boss di Philadelphia, Rocco Anello, 58 anni, Francesco Fiarè di San Gregorio d’Ippona, 38 anni, noto come "dottore" e Giovanni Franzè, 56 anni, di Stefanaconi, oltre ad altri soggetti di rilevanza come Pasquale Pititto, 50 anni, di Mileto, Antonio Prostamo, 28 anni, e Domenico Mancuso, 43 anni, di Limbadi.<br /><br /> L'arresto con carcere è stato richiesto anche per Francesco Paladino, mentre suo fratello Antonio ha preso gli arresti domiciliari. Il loro padre, Salvatore Paladino, anche lui sotto inchiesta, è sotto processo per l'operazione antidroga "Stammer", precedente a "Stammer2-Melina", attuata il 1° febbraio 2018. Secondo le indagini, il gruppo era esteso in Italia: Calabria, Puglia, Lazio, Toscana, Lombarda, e anche in Albania. La droga trafficata dall'Albania non aveva come unica destinazione finale l'Italia, ma anche i Paesi dell'UE. I media italiani hanno riferito che i capi calabresi dell'organizzazione erano in contatto con i trafficanti di Brindisi e con i coltivatori di cannabis dell'Albania. Una volta coltivata in Albania, la droga veniva trafficata via mare a Brindisi e consegnata ai mediatori, che poi la distribuivano al resto del gruppo. In precedenza, le autorità italiane hanno arrestato solo gli spacciatori del materiale narcotico. Con la realizzazione dell'operazione "Stammer2-Melina" sono stati sequestrati anche due scafi ed altri mezzi usati dai membri della banda. L'operazione ha portato l'arresto dei cittadini albanesi: Shefik Muho, 34 anni, Vladimir Leskaj 51 anni, Adrian Liçaj, 51 anni, Vilson Nelaj 32 anni, Astrit Paskali 45 anni, Alban Sinani 35 anni, Gentian Sulejmani 41 anni e Luan Tahiraj 39 anni. Sono ricercati: Indrit Buja e Elvis Hajdini. Il tribunale ha comminato "arresto con carcere" per 18 di loro e "arresti domiciliari" per gli altri 7. Ecco l'elenco completo:<br /><br /> <br /><br /> Rocco Anello, 57 anni, boss di Philadelphia;<br /><br /> Idrit Buja, alias Andrea; 37 anni, albanese;<br /><br /> Fortunato Baldo, 23 anni, di Mileto;<br /><br /> Cristian Burzi, 35 anni, residente a Bergamo;<br /><br /> Mario Calesse, 45 anni, residente a Muggio;<br /><br /> Francesco Colangelo, di Verano Brianza;<br /><br /> Gianfranco Contestabile, di Brindisi;<br /><br /> Francesco Fiarè, 38 anni, alias il “dottore”, di San Gregorio d’Ipponada;<br /><br /> Rosario Fioretti, 71 anni, di Lecce;<br /><br /> Leonardo Francesco Raffaele Florio, 54 anni, di Vibo Valentia;<br /><br /> Ippolito Andrea Fortuna, 58 anni, di Vibo Valentia;<br /><br /> Giovanni Franzè, 56 anni, di Stefanaconi;<br /><br /> Gerardo Filippo Gentile, 63 anni, di Zambrone;<br /><br /> Elvis Hajdini, 25 anni, albanese di Valona;<br /><br /> Domenico Mancuso, 43 anni, di Roma;<br /><br /> Fabio Melacca, 32 anni, di Brindisi;<br /><br /> Shefik Muho, 34 anni, albanese di Valona;<br /><br /> Gregorio Niglia, 35 anni, detto "Lollo", di Briatico;<br /><br /> Giovanni Pastorello, 59 anni, residente a Milano;<br /><br /> Gianluca Pititto, 22 anni, di Mileto;<br /><br /> Antonio Prostamo, 29 anni, di Mileto;<br /><br /> Rosario Riccioli, 45 anni, di Catania;<br /><br /> Claudio Tortora, di Vibo Valentia;<br /><br /> Francesco Paladino e Antonio Paladino, di Rosarno;<br /><br /> Melina Cannata, 47 anni, di Mileto;<br /><br /> Rocco Iannello, 43 anni, di Mileto;<br /><br /> Fortunato lo Schiavo, 47 anni, di Mileto;<br /><br /> Salvatore Paladino, 49 anni, di Rosarno;<br /><br /> Fabio Melacca, 32 anni, di Brindisi;<br /><br /> Massimo Pannaci, 51 anni, di Vibo Valentia;<br /><br /> Giuseppe Vittorio Petulla, 60 anni, di Mileto;<br /><br /> Michell Piperno, 36 anni;<br /><br /> Giuseppe Pititto, 26 anni, di Mileto;<br /><br /> Pasquale Pititto, 50 anni, di San Giovanni, Mileto;<br /><br /> Salvatore Pititto, 50 anni, di Mileto;<br /><br /> Antonio Varone, 43 anni, di Mileto;<br /><br /> Vladimir Leskaj, 51 anni, di Valona, Albania;<br /><br /> Adrian Licaj, 51 anni, albanese;<br /><br /> Antonio Lococciolo, 68 anni, di Brindisi;<br /><br /> Vilson Nelaj, 32 anni, albanese;<br /><br /> Astrit Paskali, 45 anni, albanese;<br /><br /> Alban Sinani, 35 anni, albanese;<br /><br /> Gentian Sulejmani, 41 anni, albanese;<br /><br /> Luan Tahiraj, 39 anni, albanese;<br /><br /> Oksana Verman, 32 anni, ucraina, residente a Vibo Valentia, connessioni sentimentali con Salvatore Pititto, per un periodo di tempo.<br /><br /> Antonio Zecca, 53 anni, di Brindisi. <a href="#footnote-3" id="footnote-marker-3-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-4" id="footnote-marker-4-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-5" id="footnote-marker-5-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-6" id="footnote-marker-6-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-7" id="footnote-marker-7-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-8" id="footnote-marker-8-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />

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