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NOTIZIE · OI-344065 · 14/02/2018 15:00:44 · 3048 g fa7 min lettura
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La verità sulla MEK

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - La trasmissione investigativa "Fiks Fare" ha presentato il problema di 200 membri della MEK, Organizzazione Popolare dei Mujahideen dell'Iran (Mojahedin-e Khalq), che facevano parte dei 3000 membri della MEK, trasferiti in Albania dal campo…

Tirana - La trasmissione investigativa "Fiks Fare" ha presentato il problema di 200 membri della MEK, Organizzazione Popolare dei Mujahideen dell'Iran (Mojahedin-e Khalq), che facevano parte dei 3000 membri della MEK, trasferiti in Albania dal campo "Liberty" di Baghdad, ma, adesso, delusi hanno lasciato l'organizzazione. Tre dei 200 hanno lasciato il campo di accoglienza e vivono senza alcun aiuto economico o sostegno sociale. Senza lo status di immigrato, senza alcun documento d'identificazione, senza entrate, non possono tornare né in Iran, né al campo. Hasan Bidi, Manucer Habdi e Sadala Sefi hanno svelato ciò che accade realmente nel campo che si sta costruendo a Manze (Manzë) di Durazzo, grazie a una delibera del Consiglio Nazionale del Territorio (KKT). Gli intervistati affermano che i mujahideen, alloggiati nel campo di Manza, sono soldati molto ben preparati per la guerra, perciò la MEK funziona come una setta e proibisce rigorosamente la comunicazione con le famiglie.<br /><br /> Sadala Sefi, nata in Iran nel 1969, è entrata a far parte dell'organizzazione all'età di 21 anni, spinta dai problemi economici e desiderosa di migliore la propria vita e quella degli altri. Il primo contatto Sefi dice di averlo avuto tramite radio, dato che la MEK faceva propaganda con una radio in Iran, mentre aveva alcune basi in altri Paesi come Turchia, dove si preparava per combattere in patria.<br /><br /> "Mi sono connessa a questa base in Turchia e sono andata lì. I primi giorni, parlavano di libertà, poi ho capito che tutto era una bugia, perché si tratta di un'organizzazione spaventosa con molti agenti che ti costringono a fare ciò che vogliono: nei centri ti indottrinano, ti proibiscono di costruirti una famiglia e bisogna fare quel che ti dice il leader della organizzazione".<br /><br /> Paragonando il campo di Manza e l'ASHRAF in Iraq, Sefi ha affermato che sono due forme diverse di prigione, quella in Albania, almeno, le ha permesso di fuggire. Ora vive con i soldi degli amici e della famiglia, mentre l'UNCHR le procura vitto e alloggio.<br /><br /> "Qui non c'è nessun futuro per noi, la MEK, il Governo albanese, l'UNHCR e il Governo americano ci hanno portato qui, ma noi non abbiamo alcun tipo di status. Non abbiamo un permesso di soggiorno, né diritto al lavoro. Mi sono presentata a molte organizzazioni del vostro Paese, ma nessuno mi ha aiutato, dopo che mi hanno detto che non abbiamo alcuno status, non so cosa posso fare", riferisce l'ex membro della MEK.<br /><br /> La donna afferma che sta aspettando di avere le carte come residente in Albania, ma ha poche speranze a riguardo, quindi chiede che almeno le siano permesse le visite dei familiari.<br /><br /> Hasan Bidi ha aderito all'organizzazione quando aveva 24 anni:<br /><br /> "Quando ho capito che mi stavano mentendo e che erano terroristi, non volevo più legami. Quando ho iniziato a lavorare privatamente, loro mi hanno mandato alcuni simpatizzanti che mi hanno detto che il Governo mi stava cercando e mi hanno detto di lasciare il Paese per non essere ucciso o incarcerato". Dall'Iran è andato senza passaporto in Turchia, in quanto la MEK gli aveva sottratto tutto, tranne un documento falso per andare in Iraq. In Albania ha ottenuto il permesso di guida, ma vive senza un documento d'identificazione.<br /><br /> "L`organizzazione creava dei gruppi speciali e li mandava in Iran per piazzare delle bombe e realizzare degli attacchi. Nell'organizzazione ho imparato tutto sulle armi e come uccidere le persone. Molta di questa gente che voi vedete qui non è gente ma macchine da guerra", ha detto Bidi.<br /><br /> Manucer Habdi è entrato a far parte dell'organizzazione quando aveva 42 anni per la libertà del proprio Paese:<br /><br /> "Questa organizzazione aveva molte lobby e simpatizzanti in Iran, prometteva molto ai giovani: se partivano per l'Iraq e diventavano suoi membri, avrebbero guadagnato molti soldi...Dopo ho capito che era una grande bugia. Loro ci mentivano, sono una setta", ha detto Habdi, per cui è stato difficile uscire dall'organizzazione, in quanto era senza telefono, internet.. nessuna connessione neanche con la famiglia, dunque non sapeva nulla di ciò che accadeva all'esterno.<br /><br /> "Quando ero in Iraq, ho cercato di connettermi con mia figlia, ma loro non me l'hanno permesso. C`erano delle famiglie giunte ad ASHRAF per incontrare i propri familiari, ma l'organizzazione le ha respinte".<br /><br /> L'uomo dice che il campo di accoglienza in Albania è simile a quello in Iraq.<br /><br /> "Qui alcuni gruppi si connettono con gente in Iran attraverso internet, i social network e gli insegnano come devono combattere, come uccidere gli altri in Iran. Quando facevo parte dell'organizzazione ero in un gruppo che si connetteva virtualmente con alcuni giovani in Iran per insegnar loro come combattere. Perché dovete sapere che chiunque, in questa organizzazione, sa come combattere. Dunque siamo preparati militarmente, sappiamo tutto sulle armi. Noi insegniamo ai giovani in Iran attraverso Skype. Io non ho preso lezioni di guerra, perché, prima di diventare parte dell'organizzazione, ero militare dell'esercito iraniano", ha detto Habdi, che vive grazie ad alcuni amici che hanno lasciato l'organizzazione, pur continuando a ricevere i soldi dalla MEK.<br /><br /> "Gli altri prendono soldi in base ad un accordo tra il vostro Governo e l'organizzazione: chiunque lascia l'organizzazione riceve dei soldi affinché riesca a vivere in Albania. Marjam Raxhavi, la leader che vive in Francia, spesso viene in Albania e, in un incontro, ha detto che coloro che sono andati via dall'organizzazione in Albania sono dei traditori e devono essere uccisi. Habdi da tre mesi vive in un appartamento pagato dall'UNHCR, ma fa notare che "non è solo il mio problema, ma di tutti coloro che hanno abbandonato".<br /> <br /> I mujahideen in Albania<br /><br /> L`Albania ospita circa 3000 mujahideen dal marzo del 2013, a settembre del 2016 giunsero altri 280 dal campo "Liberty" in Iraq. A settembre del 2014, il Premier Edi Rama incontrò il Segretario di Stato, John Kerry, al Vertice della NATO in Galles, e insieme discussero dell'accoglienza di altri mujahideen. Ad aprile del 2015, questa questione fu discussa di nuovo a Washington tra il Ministro degli Esteri, Ditmir Bushati, e il Segretario Kerry.<br /><br /> All'inizio del 2016, il Premier Rama ha accettato di ospitare tutti i 1970 mujahideen rimasti ancora a Baghdad. L'accordo fu ultimato durante la visita ufficiale del Segretario di Stato, John Kerry, in Albania a febbraio del 2016. Il 10 settembre 2016, l'ONU ha annunciato che è stato ultimato il trasferimento dei mujahideen dall'Iraq verso l`Albania. Nell'accordo si era stabilito che i mujahideen iraniani sarebbero stati alloggiati in un campo speciale costruito dal Governo albanese in cooperazione con l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Profughi (UNHCR). Inizialmente, i mujahideen furono alloggiati in due zone di Kashar (provincia di Tirana). A marzo del 2017, in totale segretezza, 3000 membri festeggiarono nel Palazzo dei Congressi a Tirana il Nuovo Anno Persiano, al quale partecipò la stessa leader della resistenza iraniana, Maryam Rajavi. Questa, rimasta per alcuni giorni in Albania, incontrò non solo i sostenitori, ma anche con alcuni politici albanesi.<br /><br /> Nel mese di ottobre 2017, il Consiglio Nazionale del Territorio approvò anche il permesso per la costruzione del campo speciale, a Manze di Durazzo, costruito dall'associazione F.A.R.A.<br /><br /> <br /><br /> Chi sono i mujahideen?<br /><br /> I mujahideen iraniani rappresentano un movimento di opposizione in esilio, che vuole rovesciare la Repubblica Islamica dell'Iran. La MEK fu istituita nel 1965 da un gruppo di studenti di sinistra per rovesciare lo Shah. Quando questi cadde, ebbe inizio un altro scontro tra i mujahideen e i fondamentalisti di Khomeini che presero il potere.<br /><br /> Alla fine del 1981 molti membri sostenitori della MEK fuggirono in Francia. Nel 1986 la MEK spostò le proprie basi in Iraq, ma la situazione cambiò con l'invasione americana dell'Iraq, che li relegò nel campo Ashraf, ex base militare irachena. Con il ritiro degli americani da Ashraf, nel 2011, ebbero inizio scontri tra la MEK e i soldati iracheni, quindi i mujahideen furono trasferiti nel campo "Liberty", fuori di Baghdad e poi in Albania. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />

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Entità
24
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8
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Aziende
1
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◉ Geografia della notizia · 4 paesi coinvolti
Altri luoghi citati (non mappati): Iraq · Tirana · Durazzo
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