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Roma - Secondo un'analisi del giornale algerino El Watan, l'Italia intende riprendere una posizione strategica nel continente africano, lasciata troppo a lungo ai "rivali" francesi, ma anche tedeschi e cinesi. Di fronte a questi periodi di debole sviluppo in…
Roma - Secondo un'analisi del giornale algerino El Watan, l'Italia intende riprendere una posizione strategica nel continente africano, lasciata troppo a lungo ai "rivali" francesi, ma anche tedeschi e cinesi. Di fronte a questi periodi di debole sviluppo in Europa, le terre africane sono ancora una volta l'eldorado degli investitori. La partecipazione del Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, al 5° Summit tra Unione africana e Unione europea (UA-UE), ad Abidjan, ha avuto il compito di trasformare questa ambizione in realtà, insieme al lancio di un tour africano. La delegazione italiana, intendeva dare il suo contributo per affrontare questioni cruciali, come la pace, la sicurezza, la governance, compresa la democrazia, i diritti umani, la migrazione e la mobilità, nonché gli investimenti, il commercio, lo sviluppo delle competenze e la creazione di posti di lavoro. Il Governo Gentiloni, come quello di Renzi, ha lanciato una vera e propria offensiva diplomatica per cercare di scuotere gli altri Paesi industrializzati che hanno aumentato i loro investimenti in Africa negli ultimi decenni. Inoltre, il Primo Ministro italiano, trovandosi in Tunisia alla fine di novembre, ha incontrato il Presidente del Paese, Béji Caïd Essebsi, e il Primo Ministro Youssef Chahed ed ha questo piccolo Paese del Maghreb "un esempio di democrazia regionale". Il leader italiano ha incontrato anche l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia Ghassam Salamè. L'Italia, il più grande investitore dell'Africa sub-sahariana, con 12 miliardi di euro, prevede di aumentare il volume delle sue esportazioni verso questo continente in breve tempo. "Stiamo riconsiderando l'Africa come obiettivo fondamentale della nostra politica estera e della nostra cooperazione", ha sostenuto Gentiloni agli uomini d'affari italiani presenti. Dopo la Tunisia, il Primo Ministro italiano ha visitato l'Angola, il terzo maggior partner sub-sahariano dell'Italia, dopo il Sudafrica e la Nigeria. I principali gruppi industriali italiani come Eni, Saipem e Trevi sono presenti in Angola, con cui ha scambi commerciali per un volume di 600 milioni di euro. Inoltre, il funzionario italiano ha annunciato la firma di due nuovi accordi tra Eni e il gruppo petrolifero angolano Sonangol, mentre in Ghana, un altro Paese africano in cui Eni è presente, le esportazioni italiane sono aumentate del 30% negli ultimi due anni. In totale, l'Italia registra 34 miliardi di euro come volume di scambi con il continente africano, una regione del mondo che è stata evitata dai precedenti Governi di Roma, in particolare da Silvio Berlusconi, che aveva focalizzato gli investimenti italiani in direzione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche. Ma i recenti dirigenti, di centro sinistra, dopo che l'Italia è riuscita a conquistare un seggio di membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, grazie al voto dei Paesi africani, hanno riscoperto l'importanza di questo partner e delle sue enormi potenzialità. Gli arrivi regolari sulle coste italiane dei rifugiati provenienti dai suddetti Paesi, preoccupano molto le autorità italiane, che vorrebbero gestire il fenomeno moltiplicando i loro alleati sul posto. Non sarà affatto una sinecura, soprattutto dopo il recente accordo firmato con la Libia, che, se da un lato ha ridotto il numero di sbarchi sulla costa italiana, dall'altro ha attratto critiche virulente da parte delle organizzazioni per i diritti umani che hanno accusato lo Stato italiano di "abbandonare le persone vulnerabili e disperate nelle mani dei carcerieri libici".<br /><br /> <br />
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