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Podgorica - La prima distribuzione parziale della massa fallimentare della società Kombinat Aluminijuma Podgorica (KAP) è stata posticipata fino all'entrata in vigore della decisione del tribunale a causa dei reclami delle società Central Aluminum Company…
Podgorica - La prima distribuzione parziale della massa fallimentare della società Kombinat Aluminijuma Podgorica (KAP) è stata posticipata fino all'entrata in vigore della decisione del tribunale a causa dei reclami delle società Central Aluminum Company (CEAC), VTB Bank ed En Plus Group, come ha riferito, sabato 18 novembre, il portale montenegrino Banker. L'ex proprietario della KAP e le sue società affiliate hanno presentato un appello al disegno sulla distribuzione parziale presentato dal curatore fallimentare della KAP, Veselin Perisic che prevedeva il rimborso di 18,48 milioni di euro per rivendicare il primo ed il secondo ordine di pagamento ed in parte anche il terzo. Durante l'udienza tenutasi venerdì 17 novembre, il giudice Blazo Jovanic ha approvato la presente distribuzione, ma tale decisione non è entrata in vigore a causa del reclamo della CEAC, la quale, tra altro ha chiesto che le vengano mostrati i fondi versati finora per il primo ed il secondo ordine di pagamento e che il progetto della distribuzione venga modificato per quanto riguarda i pagamenti non versati. La CEAC ha chiesto anche che i debiti verso lo Stato, sulla base delle decisioni finali e vincolanti del Tribunale arbitrale vengano compensati e che siano riservati i fondi per i crediti contestati fino al completamento del procedimento che la CEAC nel 2014 ha avviato contro lo Stato del Montenegro ed altri soggetti giuridici. Il curatore fallimentare Perisic ha confermato, durante la presente udienza, che i crediti delle presenti entità non verranno pagati fino all'applicazione definitiva del contenzioso. Lo stesso ha aggiunto che si aspetta che venga completato, quanto prima, il procedimento giuridico con la Capitale ed il Ministero delle Finanze circa la compensazione per i terreni dal valore stimato di 3,06 milioni di euro che non potevano essere venduti all'Uniprom .<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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