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Tirana - La Konfindustria ha chiesto al Governo di prendere delle misure restrittive sulle importazioni provenienti dall'Italia, come risposta agli ostacoli creati sui servizi di call center. Attraverso un comunicato stampa, l'amministratore della…
Tirana - La Konfindustria ha chiesto al Governo di prendere delle misure restrittive sulle importazioni provenienti dall'Italia, come risposta agli ostacoli creati sui servizi di call center. Attraverso un comunicato stampa, l'amministratore della Confindustria, Gjergj Buxhuku, ha chiesto all'esecutivo albanese di prendere il prima possibile tutte le azioni necessarie previste dalla legislazione internazionale, verso le esportazioni dei prodotti e servizi "Made in Italy" sul mercato locale, come una misura reciproca di bilancio al recente divieto alle importazioni albanesi del servizio del settore dell'industria call center in Italia.<br /><br /> "Il divieto "de facto" su iniziativa del Governo italiano all'importazione dei servizi call center da Paesi terzi, tra cui l'Albania, è in completa contraddizione con i principi di libero scambio, le regole dell'Organizzazione Mondiale di Commercio/OMC e gli accordi d'integrazione europea dell'Albania. In sostanza, la restrizione imposta su iniziativa del Governo italiano per le importazioni albanesi del servizio call center è come se l'esecutivo dell'Albania forzasse, attraverso varie sanzioni, gli importatori locali a vietare e/o limitare l'ingresso di prodotti e servizi con certificato di origine italiana sul mercato albanese. Come misura reciproca di punizione può essere considerato persino anche l'introduzione di tasse speciali aggiuntive per le importazioni dei prodotti e servizi italiani nel mercato albanese. L'industria dei cosiddetti servizi call center in Albania impiega con contratti regolari oltre 25 mila individui, che rischiano seriamente la perdita del posto di lavoro dalle recenti misure restrittive del Governo italiano. Il Governo dell'Italia attraverso la minaccia di pesanti sanzioni, ha condizionato gli accordi del tipo cartello delle principali aziende italiane per vietare l'importazione del servizio di marketing "call center" da Paesi terzi al di fuori dell'UE, dove l'Albania è tra i più colpiti", conclude l'annuncio ufficiale della Confindustria. <br /><br /> <br /><br /> La ''guerra'' d'Italia ai call center in Albania<br /><br /> Il 1° aprile di quest'anno, in Italia è entrata in vigore la legge "sulla delocalizzazione" dei call center. Adottata nel mese di dicembre dello scorso anno, alla legge è stato dato un periodo di transizione per entrare in vigore, in modo tale che le aziende potevano essere messe al corrente e dunque venire a conoscenza delle nuove regole, l'implementazione degli standard, il riferimento del numero dei dipendenti, gli indirizzi delle sedi, la tutela dei dati ecc. Affianco alla legge, a maggio è giunto il colpo finale per i call center. 13 grosse società hanno firmato un protocollo d'intesa con il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni e il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.<br /><br /> Nel dettaglio, "il 95% delle attività effettuate in modo diretto è avvenuto a sei mesi dalla stipula e per i nuovi contratti almeno l'80% dei volumi in outsourcing è stato effettuato sul territorio italiano". Sono tredici le imprese private committenti coinvolte nell'accordo. Le stesse, costituiscono il 65% del settore sulla base del fatturato: Eni, Enel, Sky, Mediaset, Tim, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Intesa SanPaolo, Unicredit, Poste Italiane, Ntv, Trenitalia. L'accordo è avvenuto dopo che il Governo italiano ha preso alcune misure nella legge di bilancio per rendere difficile la delocalizzazione del servizio di call center che è entrato in vigore il 1° aprile. La durata del protocollo è di 18 mesi e prevede una verifica dopo un anno.<br /><br /> A partire dal mese di dicembre, quando il Parlamento italiano ha approvato la legge di bilancio, tra cui le misure restrittive, che miravano a frenare la delocalizzazione dei call center nei Paesi fuori dall'UE, le aziende in Albania hanno preso delle misure. I grandi operatori hanno registrato, ormai, le aziende anche in Romania, essendo dentro l'UE e non è soggetta a limitazioni o misure restrittive. La chiusura delle piccole società di call center è iniziata in Albania. Invece gli altri riferiscono difficoltà e in generale gli operatori del mercato aspettano che entro la fine dell'anno la situazione diventi più chiara. Invece altri hanno iniziato la diversificazione, andando verso altri servizi, come web marketing o anche forex. Si sta mirando anche al mercato tedesco, tuttavia il numero di giovani albanesi che conoscono il tedesco è molto più basso rispetto a quelli che parlano l'italiano. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-3" id="footnote-marker-3-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-4" id="footnote-marker-4-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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