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Pristina - La Polizia ha arrestato sei attivisti di Vetevendosje sospettati per l'attacco all'edificio del Parlamento del Kosovo, sferrato il 4 agosto di quest'anno. La Polizia kosovara, in cooperazione con la Procura, ha realizzato perquisizioni in sei…
Pristina - La Polizia ha arrestato sei attivisti di Vetevendosje sospettati per l'attacco all'edificio del Parlamento del Kosovo, sferrato il 4 agosto di quest'anno. La Polizia kosovara, in cooperazione con la Procura, ha realizzato perquisizioni in sei località a Pristina, dove sono stati arrestati sei sospettati per l'attacco con la bomba al Parlamento del Kosovo. Gli arrestati sono gli attivisti del Movimento Vetevendosje: Atdhe Arifi, Astrit Dehari, Adea Batusha, Egzon Haliti, Petrit Ademi e Frasher Krasniqi. L'arresto è giunto in seguito ad un'intensa indagine dove il reato in Parlamento è stato definito come un atto terroristico. La Polizia, mediante una conferenza stampa, ha riferito di aver avuto prove sufficienti che gli arrestati erano coinvolti nell'attacco al Parlamento del Kosovo. Durante l'esecuzione degli ordini di controllo, in qualità di prove materiali, sono state sequestrate: sei armi da fuoco, tre fucili automatici, due revolver, un fucile, delle munizioni e altre prove materiali relative al caso.<br /><br /> Dall'altra parte il Movimento Vetevendosje ha considerato che, l'arresto dei suoi sei attivisti è un classico atto di persecuzione degli oppositori politici. VV ha aggiunto che l'arresto degli attivisti non ha fatto che rafforzare, ancora di più, questa forza.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> <br /><br /> Invece il Presidente della Repubblica, Hashim Thaci, mediante un comunicato ha sottolineato che l'attacco contro la più alta istituzione del Paese, il Parlamento del Kosovo, è stato di matrice terroristica, pertanto questa forma di azione politica è inammissibile ed intollerabile. <a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /><br /> Nel corso di una conferenza stampa straordinaria, il pubblico ministero della Procura Speciale, Abdurrahman Islami, insieme al vice direttore dell'anti-terrorismo, Luan Keka, hanno parlato dell'arresto di sei attivisti di VV, sospettati di aver attaccato l'istituzione del legislativo il 4 agosto di quest'anno. Secondo il PM Islami il loro arresto è stato attuato dopo molte azioni legali e indagini, compresa anche l'intercettazione telefonica degli attivisti già dalla notte dell'attacco. Mentre Luan Keka dalla Direzione dell'Antiterrorismo nella Polizia del Kosovo, ha affermato che il caso del 4 agosto è stato definito come reato contro l'ordine costituzionale, il che ha a che fare con dei reati terroristici. <br /><br /> "Siamo riusciti ad identificare lo strumento con cui gli autori del crimine hanno eseguito l'atto come anche i mezzi di trasporto utilizzati. Si tratta di una moto acquistata in Kosovo, con in sella la persona sospettata, che ormai fa parte del gruppo degli arrestati. La stessa moto è stata utilizzata per commettere il reato penale sicché hanno tentato di darla alle fiamme per far scomparire le tracce. Inoltre siamo riusciti ad assicurare anche quante persone erano coinvolte nell'acquisto della moto nella determinata locazione in Kosovo, persone che sono note alla polizia e che ormai si trovano in stato di fermo", ha asserito tra l'altro Luan Keka. <a href="#footnote-3" id="footnote-marker-3-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-4" id="footnote-marker-4-1" rel="footnote"></a><br /><br /> <br /><br /> La reazione dai famigliari dei 5 attivisti di VV<br /><br /> I famigliari dei 6 attivisti del Movimento Vetevendosje arrestati come sospettati per l'organizzazione e l'esecuzione dell'attacco con mezzo esplosivo verso l'edificio del Parlamento del Kosovo, hanno tenuto una conferenza stampa dinanzi alla stazione della Polizia nel centro di Pristina. Tra i famigliari vi era anche l'attivista di Vetevendosje, Tinka Kurti, il quale ha riferito che la Polizia desidera attribuire quest'attacco agli attivisti, ma ha fatto presente che saranno gli stessi famigliari coloro che diranno la verità. Infatti i famigliari, tra cui Ramiz Arifi, padre di Atdhe Arifi, personalmente ex combattente dell'UCK, Avni Dehari, padre di Astrit Dehari, Rilind Haliti, fratello di Egzon Haliti, sostengono che le armi sono state ereditate pertanto chiederanno la loro restituzione mentre i famigliari arrestati non centrano con queste armi.<a href="#footnote-5" id="footnote-marker-5-1" rel="footnote"></a> <br /> <br /> <br />
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