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Zagabria - I contratti delle concessioni per la ricerca e lo sfruttamento del petrolio e del gas sulla terraferma, stipulati con la compagnia croata, INA, con la società canadese Vermilion Energy e con quella nigeriana Oando, oltre alla riattivazione del…
Zagabria - I contratti delle concessioni per la ricerca e lo sfruttamento del petrolio e del gas sulla terraferma, stipulati con la compagnia croata, INA, con la società canadese Vermilion Energy e con quella nigeriana Oando, oltre alla riattivazione del settore dopo 20 anni di blocco, sono stati accompagnati da notizie importanti riguardo il modello di concessione che rispetto a quelli precedenti sarà favorevole per lo Stato, riporta il canale televisivo N1. Come si apprende dal comunicato, gli investitori approcceranno i progetti insieme, però tutto il rischio della prima fase dell'esplorazione pagheranno da soli. Tuttavia con la scoperta del petrolio, lo stesso così come il gas prodotti, verranno divisi a differenza di prima. Come affermato dal direttore dell'Agenzia per gli idrocarburi (AZU), Barbara Doric, nei contratti con i concessionari è stata determinata la divisione degli idrocarburi, in base alla quale, lo Stato otterrà il 60%. Nei primi anni dello sfruttamento, si cercherà di coprire le spese operative per gli investitori pari al 70%. Tuttavia, secondo le stime, gli investimenti nella zona terrestre sono molto impegnativi e il prezzo di 40 dollari americani per un barile è una soglia di redditività, a differenza dal mare, in cui questo limite è molto superiore ed ammonta a circa 100 dollari americani. Illustrando il valore dell'applicazione del nuovo modello, Doric ha comunicato che, attualmente, dalla produzione del petrolio e del gas, lo Stato guadagna circa 600 milioni di kune, mentre con l'applicazione del presente modello, tale importo sarà pari a 3 miliardi di kune. Sulla base del vecchio modello, si paga esclusivamente la riscossione per le quantità trovate di idrocarburi e non c'è un sistema di divisione, il quale si sta introducendo nel nuovo modello, in base a cui, la quota dello Stato nell'utile netto del petrolio prodotto e del gas ammonta in media al 60% mentre in base al vecchio modello soltanto al 6%. Nei contratti per l'esplorazione di sei campi nella Slavonija sono previsti investimenti di mezzo miliardo di kune nella prima fase, mentre nel caso della produzione del petrolio e del gas, la quale potrebbe iniziare nel 2021, le stime dei redditi possibili dello Stato vanno da 3,4 a 6,8 miliardi di kune l'anno. Con i concessionari è stato concordato anche l'uso massimo dell'infrastruttura locale per il trasporto degli idrocarburi, nonché l'assegnazione delle priorità agli esperti e alle compagnie di Croazia e UE. Il Ministro dell'Economia, Tomislav Panenic è convinto che il petrolio sarà lavorato nelle raffinerie croate.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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