Tripoli - Nonostante le smentite ufficiali del Ministero della Difesa, continua a circolare sui media libici la notizia circa un presunto attentato avvenuto ai danni di un convoglio di&nbsp;forze speciali italiane da parte di Daech nei pressi di Sirte e Misurata. A rilanciare la notizia &egrave; un anonimo centro studi, il&nbsp;<strong>Libyan Center for Terrorism Studies - LCTS, </strong>che accredita l'informazione bypassata nei giorni scorsi dal portale israeliano <strong>Debka-file</strong> (si veda<a href="http://osservatorioitaliano.org/read.php?id=147737"> Disinformazione: falsa la notizia di Debka su attentato a forze speciali italiane in Libia</a> ).

Stando all'analisi dell'Osservatorio Italiano, la citazione del centro libico sui media arabi, di una notizia messa in circolazione da un portale straniero,&nbsp;rientra nello schema della propaganda disinformativa gestita&nbsp;da&nbsp;societ&agrave; di comunicazione, che rispondono direttamente a gruppi di interesse.&nbsp;&nbsp;Questa strategia ha l'obiettivo di creare confusione, per intavolare in futuro una nuova&nbsp;conferenza di pace,&nbsp;sotto l'egida di altre&nbsp;potenze occidentali. Va ricordato, in merito, che&nbsp;L'Italia, pur avendo ottenuto il comando di un ipotetico e futuro intervento militare in Libia delle forze dell'Alleanza Atlantica, si&nbsp;&egrave; sempre detta contraria al bombardamento unilaterale del territorio libico, mentre continua&nbsp;a tenersi distante da&nbsp;ogni interferenza nella politica interna. &nbsp;Tuttavia, vengono diramati&nbsp;continuamente comunicati&nbsp;di&nbsp;media o centri&nbsp;di ricerca, che contengono notizie di parte, false e diffamatorie,&nbsp;per <u>dissimulare l'esistenza di un sentimento&nbsp;anti-italiano in Libi</u>a.

L'Osservatorio italiano ha rilevato l'esistenza di&nbsp;piccoli gruppi di &quot;influencer&quot; che fanno una vera e propria opera di sciacallaggio. Ha destato non pochi dubbi la manifestazione di Bengasi dello scorso venerd&igrave; 29 aprile, quando un ristretto <u>gruppo di manifestanti ha portato con s&eacute; delle bandiere da bruciare sotto gli obiettivi dei reporter, che a loro volta hanno divulgato le immagini attraverso i&nbsp;&nbsp;social network</u> ( si veda&nbsp;<a href="http://osservatorioitaliano.org/read.php?id=147738">Manifestazioni in Libia:quando l'informazione segue il trend politico</a> e <a href="http://osservatorioitaliano.org/read.php?id=147731">Bandiera italiana bruciata in Libia: quelle notizie anonime che diventano realt&agrave;</a> ).

Questa tecnica di infiltrazione dei media &egrave; ben conosciuta, come lo sono anche&nbsp;gli organizzatori dei tali&nbsp;gruppi e quali sono le forze che stanno finanziando tale&nbsp;propaganda.&nbsp;Si nascondono dietro le parole &quot;democrazia, diritti umani&quot;, mentre agiscono per soddisfare gli interessi delle lobbies. Ricordiamo che quando&nbsp;Francia e Gran Bretagna ha promesso la&nbsp;libert&agrave; &nbsp;ai libici &quot;dal regime di dittatura&quot;, che avevano &nbsp;gi&agrave; un piano, quello di&nbsp;appropriarsi di laute concessioni per lo sfruttamento delle risorse libiche, in particolare di gas e&nbsp;uranio.

Oggi&nbsp;hanno perso credibilit&agrave;, e stanno finanziando&nbsp;la disinformazione per riaprire i&nbsp;tavoli&nbsp;di discussione sulla Libia, ma soprattutto per sottrarre all'Italia il comando militare, e&nbsp;tornare quindi ad essere protagonisti nelle&nbsp;decisioni internazionali sulla Libia.