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Tunisi - Il Ministro degli Esteri della Tunisia, Khemaïes Jhinaoui, ha affermato giovedi 3 marzo, che il fatto di considerare Hezbollah come un'organizzazione terroristica non riflette la posizione della Tunisia. Jhinaoui ha riferito che "una tale posizione…
Tunisi - Il Ministro degli Esteri della Tunisia, Khemaïes Jhinaoui, ha affermato giovedi 3 marzo, che il fatto di considerare Hezbollah come un'organizzazione terroristica non riflette la posizione della Tunisia. Jhinaoui ha riferito che "una tale posizione dovrebbe essere presa dal Presidente della Repubblica in coordinamento con il capo del Governo, aggiungendo che una volta presa tale posizione dalla Tunisia nei confronti di un'organizzazione straniera, essa dovrebbe essere pubblicata dal Ministero degli Affari Esteri. Inoltre, il Ministro degli Esteri ha aggiunto che Hezbollah non è stata considerata una vera e propria organizzazione terroristica, dicendo che la questione è stata semplicemente amplificata. D'altro canto, ha aggiunto Jhinaoui, la Tunisia non è affatto in conflitto con Hassan Nasrallah, e i rapporti con il Libano e con l'Iran sono eccellenti. Il Consiglio dei Ministri arabi degli Interni - di cui fa parte anche la Tunisia - ha deciso mercoledì 2 marzo a Tunisi di dichiarare Hezbollah un'organizzazione terroristica. La decisione è giunta in risposta all'accordo raggiunto all'interno del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Bahrain, Kuwait e Oman) etichettato Hezbollah come un'organizzazione terroristica. Secondo gli analisti, questa è la prima volta in cui gli stati del Golfo hanno collettivamente preso una decisione contro Hezbollah, che è considerato da Riyadh come strumento sciita dell'Iran. <br /> <br /> Inoltre, l'Algeria ha rifiutato qualsiasi interferenza nella decisione dei Ministri degli Interni arabi a Tunisi, sul movimento libanese Hezbollah, il portavoce del Ministero algerino degli Esteri, Abdelaziz Benalli Cherif, dicendo che Hezbollah è un movimento politico-militare che fa parte del paesaggio sociale e della politica del Libano e partecipa al fragile equilibrio, faticosamente negoziato in questo Paese, in particolare sotto gli Accordi di Taëf. "Ogni decisione su questo movimento deve venire dai libanesi stessi. La non interferenza negli affari interni di altri Paesi è uno dei principi guida della politica estera algerina, perciò vieta qualsiasi intromissione in questa materia e si rifiuta di parlare al posto dei libanesi in un caso che li riguarda in modo esclusivo", ha concluso il diplomatico di Algeri. <br />
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