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Podgorica - I partiti politici montenegrini non hanno raggiunto venerdì, 19 febbraio, l'accordo sulle condizioni per le elezioni libere ed eque. Il Primo Ministro, Milo Djukanovic, ha dichiarato che il Governo e l'opposizione non…
Podgorica - I partiti politici montenegrini non hanno raggiunto venerdì, 19 febbraio, l'accordo sulle condizioni per le elezioni libere ed eque. Il Primo Ministro, Milo Djukanovic, ha dichiarato che il Governo e l'opposizione non hanno potuto raggiungere un accordo su due questioni, quali la posizione del Presidente dell'Assemblea, Ranko Krivokapic, e la Radio Televisione del Montenegro (Radio televizija Crne Gore, RTCG). Dall'altra parte, il Presidente dell'Assemblea, Ranko Krivokapic, ha affermato che sono sette e non due le ragioni, per le quali l'accordo non è stato raggiunto, aggiungendo di aver promesso a Djukanovic di dimettersi, se il primo Primo Ministro accetta tutti i punti dell'accordo. Djukanovic ha sottolineato che, oltre a cinque posizioni nel Governo, maggioranza ed opposizione hanno convenuto che esiste la volontà dell'opposizione di entrare nei Ministeri dell'Istruzione e della Sanità, in 15 istituzioni statali, di fare parte dei comitati di sei imprese statali, nonché di ottenere le posizioni a livello locale. Djukanovic ha asserito che l'opposizione considerava che ciò non fosse abbastanza. Sempre secondo Djukanovic, ci sono due questioni in merito alle quali non esiste l'accordo, ovvero: il Servizio Pubblico e l'ulteriore gestione del Parlamento. Secondo Djukanovic, l'opposizione ha chiesto che le persone dal Servizio Pubblico siano esposte ad una pressione morale. Per quanto riguarda la seconda questione, cioè chi sarà il Presidente dell'Assemblea, dopo che l'SDP ha votato contro la fiducia al Governo, il Premier ha spiegato che l'amministrazione del Parlamento deve essere l'espressione della volontà della maggioranza in Parlamento. Lo stesso inoltre ritiene non non sia la fine del dialogo parlamentare e si è detto pronto a parlare delle condizioni per le elezioni eque e libere, le quali saranno indette a metà ottobre. Djukanovic ha aggiunto che non ha paura di eventuali reazioni dell'opposizione – boicottaggi e dimostrazioni, sottolineando che ognuno ha il diritto di agire in conformità alle sue opinioni politiche. Invece Ranko Krivokapic non è sicuro se la seconda fase del dialogo parlamentare sarà tenuta, dato che la situazione attuale non è buona a causa della sfiducia approfondita.[1] Le reazioni al dialogo fallito Il leader del Montenegro Positivo, Darko Pajovic, ha dichiarato che solo due punti erano discutibili, aggiungendo che un eventuale accordo porterebbe all'opposizione il 60-70% del Governo. Secondo Pajovic, questo accordo è molto di più di quello che il Montenegro Positivo ha chiesto con il suo piano. Il leader dell'SNP, Srdjan Milic, ha affermato che le sessioni dovrebbero essere pubbliche. Secondo il leader di Demos, Miodrag Lekic, l'opposizione non è riuscita a raggiungere l'accorso su sette questioni, aggiungendo che il suo partito continuerà il processo di unificazione dell'opposizione. Il Presidente dei Socialdemocratici, Ivan Brajovic, crede nel proseguimento del dialogo parlamentare. Secondo Marija Vucinovic (HGI), l'offerta era generosa, ma l'opposizione non aveva voglia di raggiungere l'accordo con il Governo. La riunione ha anche visto la partecipazione del Vice Presidente dell'SDP, Rasko Konjevic, il leader del BS, Rafet Husofic, di Forza Nazif Cungu, il Partito Liberale, Andrija Popovic.[2] Il portavoce del Parlamento europeo per il Montenegro, Charles Tannock, si è detto molto deluso martedì, 23 febbraio, perché il dialogo parlamentare è fallito. Tannock ha sottolineato che molte cose sono state offerte all'opposizione, ma alcune sue richieste sono inaccettabili, come ad esempio il controllo di qualsiasi partito politico del Servizio Pubblico.[3] Il Vice Presidente dell'SDP, Rasko Konjevic, ha detto che in caso di rinnovo del dialogo con la coalizione di Governo non saranno revisionate le richieste dell'opposizione. Konjevic ha aggiunto che in questa fase, non si aspetta la mediazione dell'Unione europea, affermando che l'Unione era presente alle trattative, cioè il capo della delegazione della Commissione europea Mitja Drobnic. Secondo Konjevic, a causa della sfiducia elettorale in Montenegro, vi è una seria crisi istituzionale che potrebbe avere un forte impatto sulle integrazioni europee. Konjevic ha affermato che il licenziamento di Krivokapic dalla carica di capo del Parlamento non peggiorerà la situazione politica.[4] Il leader di Demos, Miodrag Lekic, non vede alcuna ragione per il proseguimento del dialogo parlamentare, ed aggiuto che sono possibili anche delle proteste, spiegando che saranno civili, pacifiche e serie.[5] Secondo il DF, l'accordo sulla creazione delle condizioni per le elezioni libere ed eque, che sarà presto firmato secondo la volontà di fattore esterno, non avrà la capacità di garantire al Montenegro le elezioni eque. Il deputato del DF, Koca Pavlovic, ha valutato che le elezioni eque da tempo hanno smesso di essere l'obiettivo primario dei partecipanti del dialogo dei negoziati di Krivokapic, aggiungendo che la risposta del popolo e del DF sarà adatta, forte, e grande. Secondo Pavlovic, la comunità internazionale la quale ha incoraggiato tutta questa farsa, deve finalmente sentire e comprendere lo scopo del messaggio del DF, cioè che questo partito non permetterà il mantenimento di elezioni fraudolente.[6] La Presidenza del Fronte Democratico (DF) ha annunciato, lunedì 22 febbraio, di organizzare la protesta il 27 febbraio a Podgorica.[7] Il direttore esecutivo dell'Alleanza Civica, Boris Raonic, ha valutato che la mancanza di fiducia tra i leader politici, a proposito della creazione delle condizioni per le elezioni eque, lancia una cattiva immagine del Paese, aggiungendo che vi è ancora il tempo per il dialogo. A causa della mancata trasparenza del dialogo, lo stesso ha sottolineato la necessità di un'immagine chiara in questa fase, cioè di motivi per i quali il processo non è riuscito, perché è sicuro che il boicottaggio delle istituzioni, le proteste per le strade e simili metodi non istituzionali non siano utili a nessuno, perché i prossimi due anni sono cruciali per i processi d'integrazione. Raonic ritiene anche importante che gli Stati Uniti prendano parte al processo perché il ruolo del Montenegro è molto importante per loro a causa della svolta in cui si trova l'intera Regione.[8] Secondo l'analista politico Daliborka Uljarevic, tutte le opzioni sono aperte perfino il boicottaggio e le proteste, aggiungendo che il boicottaggio delle istituzioni non può portare nulla di buono. Secondo Uljarevic, le proteste sono diverse, un meccanismo più concreto che può essere efficace per raggiungere lo scopo, ma solo se sono ben organizzate e articolate, con scopi chiaramente impostati e realmente raggiungibili. La stessa ha aggiunto, inoltre, che da molto tempo è chiaro che una delle priorità fondamentali di Djukanovic è una lenta marginalizzazione della posizione politica di Krivokapic, aggiungendo che non deve essere dimenticato che Djukanovic è il più grande colpevole del rafforzamento delle tensioni politiche e la crisi politica nel Paese ed è responsabile dell'alto livello d'influenza politica negativa sulle istituzioni statali, nonché della legalità e legittimità delle prossime elezioni.[9] La presentazione dell'iniziativa sul licenziamento di Ranko Krivokapic Trentasei deputati montenegrini, lunedì 22 febbraio, hanno avviato un'iniziativa per il licenziamento del Presidente del Parlamento, Ranko Krivokapic, da tale funzione. I deputati probabilmente voteranno per il licenziamento di Krivokapic il 10 marzo, alle 11.00[10] Secondo le informazioni del 22 febbraio, i Socialdemocratici del Montenegro voteranno a favore dell'iniziativa per il licenziamento di Krivokapic, aggiungendo che il Presidente del Parlamento deve essere il riflesso del sostegno della maggioranza del Parlamento e che l'attuale Presidente del Parlamento in diverse occasioni ha abusato della sua funzione.[11] Anche i deputati dei partiti di minoranza – il Partito Bosniaco, la Forza e HGI – firmeranno l'iniziativa e voteranno a favore del licenziamento di Ranko Krivokapic.[12] Secondo il deputato del DF, Milan Knezevic, la permanenza del Presidente dell'Assemblea, Ranko Krivokapic , in carica, dopo il fallimento del dialogo parlamentare, mostrerà che il DPS aveva ragione quando ha segnato il dialogo come la lotta per la carica di Krivokapic. Secondo Knezevic, il fallimento del dialogo parlamentare rappresenta un'altra conferma della correttezza della politica di protesta come l'unico modello della lotta politica che può portare al mantenimento di elezioni eque e libere. Knezevic ha riferito che se l'attuale Presidente dell'Assemblea, Ranko Krivokapic, non aderirà al DF nell'organizzazione della protesta, allora merita di essere destituito. Secondo Knezevic, Krivokapic dovrebbe lasciare l'Assemblea e tramite le proteste contribuire alla votazione di sfiducia al Governo.[13]
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