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Tirana - Prometteva di essere uno dei successi del Governo, invece l'appalto per la Zona Franca Economica di Spitalla, 500 ettari con concessione di 99 anni, è fallita. Il Ministero dello Sviluppo Economico, del Turismo, del…
Tirana - Prometteva di essere uno dei successi del Governo, invece l'appalto per la Zona Franca Economica di Spitalla, 500 ettari con concessione di 99 anni, è fallita. Il Ministero dello Sviluppo Economico, del Turismo, del Commercio e dell'Impresa ha annunciato, ufficialmente, che le due società partecipanti, quella cinese e quella italiana, sono state squalificate per molteplici mancanze nella documentazione tecnica presentata. Il portale economico "Monitor" è riuscito ad assicurarsi le due lettere inviate alle società in gara. In quella inviata al signor Zhou Xiaohe, rappresentante dell'unione provvisoria delle società cinesi " Zhejiang Haiteng Investment Co" e "Bejing Dongrun Tongbao Technology Co", si informa che la loro offerta è stata squalificata a causa delle numerose carenze nella documentazione tecnica e per la presentazione di documenti non vidimati da notaio. Invece, nella lettera indirizzata alla società italiana "RENDur4 sh.p.k" il Ministero dello Sviluppo Economico, del Turismo, del Commercio e dell'Imprenditoria ha comunicato che, non è stato soddisfatto nessuno dei criteri richiesti per la qualifica.<br /> L'appalto internazionale per lo sviluppo della zona tecnologica di Spitalla, nella regione di Durazzo, è stato aperto a giugno dello scorso anno. Tramite questa concessione, il Governo sperava di attrarre oltre 1 miliardo di euro di investimenti. Il 28 ottobre dello scorso anno, quando ebbe luogo l'appalto per la costruzione della Zona Franca Economica, solo due aziende hanno presentato l'offerta. La prima del consorzio temporaneo di imprese cinesi "Zhejiang Haiteng Investment Co., Ltd" e "Bejing Dongrun Tongbao Technology Co.Ltd", la cui offerta prevedeva un valore d'investimento per un importo di 1,5 miliardi di dollari per 9 anni e mirava all'apertura di 90 mila posti di lavoro. La seconda è della società italiana "RENDur4", che non ha presentato una offerta finanziaria.[1]<br /> La commissione di valutazione delle offerte ha chiesto subito di estendere il termine, senza porre un limite, anche se in base alla normativa, aveva un mese di tempo per proclamare l'offerta vincitrice. Nel frattempo, il Ministero dello Sviluppo Economico, ha firmato un contratto con la società di audit internazionale "Deloitte" per raccogliere informazioni supplementari sulle società offerenti, e sapere così se i pretendenti soddisfano i requisiti legali e offrono garanzie finanziarie sufficienti per quest'investimento. [2] Un particolare riguardante l'appalto, è che, nel periodo in cui si è svolta la suddetta gara, i media albanesi e nello specifico il portale "Syri", hanno pubblicato fatti di nepotismo e corruzione legati alle parti contraenti. Il consorzio cinese risultava legato al fratello del Primo Ministro, Edi Rama, Olsi Rama, il quale appare in una foto insieme con i cinesi durante una visita realizzata in Cina il 29 luglio del 2014. Si tratta di una delegazione inviata dal Premier Edi Rama, guidata dal fratello Olsi, per negoziare il coinvolgimento delle due società cinesi a questa gara d'appalto. Sulla pagina web della società cinese legata ad AIWAN Group, si afferma che Olsi Rama è l'inviato ufficiale del Governo Albanese in questi negoziati, insieme al consigliere commerciale dell'ambasciata albanese in Cina, Krivis Meçi ed al rappresentante per gli investimenti in Albania, Gëzim Mançe. "Syri" ha pubblicato anche estratti delle due società "Zhejiang Haiteng Investment Co., Ltd" e "Bejing Dongrun Tongbao Technology Co.Ltd", pubblicati sulla pagina ufficiale del Governo cinese nella sezione della Registrazione delle Imprese, da cui si evince che le due società sono troppo piccole per un investimento di 1.5 miliardi di USD. Invece la società italiana "RENDur4" sh.p.k. è una società fantasma, che non risulta affatto sui registri di Registrazione delle Imprese in Italia. [3] [4]
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