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NOTIZIE · OI-331221 · 16/02/2016 16:00:00 · 3777 g fa5 min lettura
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Emigrazioni nei Balcani

DiOsservatorio ItalianoSommario

Zagabria - Al Forum ministeriale della Giustizia e degli Affari interni, intitolato "UE-Balcani occidentali", tenutosi il 7 dicembre 2015 a Sarajevo, una parte della riunione è stata dedicata al caso della crisi dei migranti. A tal…

Zagabria - Al Forum ministeriale della Giustizia e degli Affari interni, intitolato "UE-Balcani occidentali", tenutosi il 7 dicembre 2015 a Sarajevo, una parte della riunione è stata dedicata al caso della crisi dei migranti. A tal proposito, il Ministro degli Interni della Serbia, Nebojsa Stefanovic, ha comunicato che la crisi dei migranti che ha colpito la Serbia, rispetto al contrabbando delle armi e il terrorismo, rappresenta il principale problema, aggiungendo che la sua soluzione richiede una maggiore cooperazione e che è fondamentale avere i dati di tutte le persone che attraversano il territorio della Serbia. Sempre in merito della risoluzione della crisi dei migranti, il Ministro della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina (BiH), Dragan Mektic, che ha partecipato anche al Forum ministeriale, ha precisato che la BiH deve accettare i richiedenti asilo falsi, arrivati in Germania dopo la liberalizzazione del regime dei visti. Al forum summenzionato, Mektic ha colto l'occasione per ribadire che c'è un grande numero di profughi che attraversano le rotte balcaniche, aggiungendo che la maggior parte dei rifugiati proviene dai Paesi colpiti dalla guerra, ma che altri, però, sono migranti economici, e che questi saranno rimpatriati nei Paesi d'origine. Secondo il Ministro degli Affari Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, che ha preso parte al Forum ministeriale, la crisi dei migranti non può essere risolta da sola, ma solo se tutti i Paesi colpiti prestano attenzione a questo problema. Al fine di risolvere tale crisi, all'inizio del mese di febbraio dell'anno corrente a Skopje, si è tenuto un incontro tra i capi di Polizia per poter stabilire un unico sistema di controllo sul transito dei migranti dalla Grecia fino alla destinazione finale, attraverso il rilascio dei passaporti biometrici, onde evitare che in ogni Paese si raccolgono individualmente i dati dei migranti. Il Presidente del Centro serbo per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo Sostenibile, Vuk Jeremic, ha comunicato che bisogna reagire urgentemente alla crisi dei migranti, sostenendo che, in caso contrario, i Balcani e tutta l'Europa affronteranno la catastrofe umanitaria e l'instabilità politica. Secondo lui, bisogna trovare quella soluzione che indichi in che modo è possibile rafforzare i confini esterni dell'UE e in che modo è possibile creare un meccanismo di delocalizzazione tra i Paesi europei, dato che le regole attuali non funzionano bene e le persone continuano ad arrivare. Con l'apparizione dell'ondata migratoria si è sollevata la paura del terrorismo, ma i funzionari politici sostengono che sarà attuato il massimo livello di sicurezza e che non bisogna collegare i recenti atti terroristi, commessi in diverse parti del mondo, al fenomeno dei migranti, aggiungendo che non tutti i migranti sono i terroristi. In tale occasione, il Ministro serbo del Lavoro, dell'Occupazione e delle Questioni sociali e dei Veterani, Aleksandar Vulin, ha reso noto che, fino al mese di novembre 2015, attraverso la Serbia sono passati circa 500.000 migranti e che, nonostante abbia mai avuto luogo alcun incidente, lo Stato ha intrapreso comunque misure di sicurezza rafforzate, aumentato controlli e rilevato dati biometrici, con la presa di impronte digitali e foto.  Sul possibile ingresso di potenziali terroristi insieme ai migranti, il membro della Presidenza del Fronte Democratico del Montenegro, Nebojsa Medojevic, ha puntualizzato che solo nel caso in cui il Montenegro diventa parte della rotta di transito per i migranti, allora si presenta una seria minaccia alla stabilità del Paese legata a questa eventualità. A tale proposito, Medojevic ha colto l'occasione per criticare un po' le autorità montenegrine, costatando che si tratta di un Governo fantoccio pronto a minacciare la sicurezza in Montenegro, aggiungendo che sarebbe pericoloso il collegamento tra migranti e strutture radicali nel Paese montenegrino.  Considerato che il numero dei migranti aumenta di giorno in giorno, l'Austria, una delle mete favorite dai migranti, ha deciso di cambiare le regole, accettando solamente quelli provenienti da Paesi minacciati e che percorrono la rotta balcanica, mentre chiuderà i confini a tutti gli altri, spinti da motivi diversi.  Comunque, l'Austria ha deciso di accogliere dalla Slovenia soltanto le persone di cui è possibile determinare l'identità, le persone che intendono chiedere asilo in Austria oppure in Germania e le persone senza un passato criminale e che quindi non rappresentano un rischio per la sicurezza. Dopo che l'Austria ha esplicitato la sua presa di posizione, anche la Slovenia ha deciso di seguirne l'esempio. Infatti, applicherà gli stessi criteri dell'Austria all'ingresso dei migranti diretti dalla Croazia in Slovenia. Proprio in occasione della chiusura dei confini a taluni migranti, il Ministro degli Affari Esteri di Serbia, Ivica Dacic, ha dichiarato che se l'Austria e gli altri Paesi chiudono i loro confini sulla rotta balcanica, anche la Serbia sarà costretta a fare lo stesso, aggiungendo che gli ulteriori passi della Serbia dipenderanno esclusivamente dalle mosse che verranno intraprese dai Paesi che si trovano nella rotta dei Balcani occidentali.   Il rallentamento dell'ondata migratoria verso l'Europa a causa della chiusura del confine austriaco, ha la potenzialità di destabilizzare i piccoli Paesi come Slovenia, Montenegro, BiH, scrive il quotidiano Dnevni avaz. In merito, il Capo della diplomazia austriaca, Sebastian Kunz, ha comunicato che in Europa arrivano troppi rifugiati e bisogna diminuire o fermare il loro afflusso. Tuttavia, in merito alla sua preoccupazione che i Balcani potrebbero diventare "un parcheggio per i rifugiati", si è espresso il Commissario europeo per l'allargamento, Johannes Hahn, il quale ha costatato che bisogna trovare una soluzione congiunta per affrontare la crisi dei profughi. Gli esperti bosniaci hanno sostenuto recentemente che, nel caso in cui l'UE decida di fermare l'accoglienza dei migranti oppure chiudere i confini, i profughi in Serbia, praticamente, non avranno altra scelta che ripiegare verso i confini della BiH. Per cercare di risolvere la situazione dei migranti è stata tenuta una conferenza, domenica 14 febbraio, a Monaco di Baviera, dove il Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha dichiarato che finalmente sono stati avviati confronti sui veri problemi e sulle cause della crisi dei migranti e non sulla questione delle quote dei profughi, aggiungendo che per attuare la soluzione alla crisi bisogna cooperare con i vicinati e bisogna eliminare i fili spinati dai confini di Ungheria e di Slovenia, riporta il quotidiano Novi list. La stessa ha poi costatato che l'UE deve trovare risposte congiunte per la definizione dei criteri non solo su chi sono le persone che possono restare nell'UE, ma anche su come fare affinché queste persone non abbiano bisogno di venire nell'UE.

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Strumenti del dispaccio
Entità
27
menzionate
Persone
9
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Aziende
0
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