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Molte controversie permangono sull'imminenza di un intervento militare occidentale contro l'espansione Daesh in Libia, paese ricco di petrolio e vicino all'Europa. Gli analisti politici rivelano che Daesh due anni fa non possedeva…
Molte controversie permangono sull'imminenza di un intervento militare occidentale contro l'espansione Daesh in Libia, paese ricco di petrolio e vicino all'Europa. Gli analisti politici rivelano che Daesh due anni fa non possedeva un quarto della forza di cui gode attualmente, per cui se fosse state tolto l'embargo sulle armi imposto alle forze dell'esercito libico, questo sarebbe stato in grado di eliminare il pericolo prodotto dall'espansione dell'organizzazione Daesh. L'Occidente, soprattutto l'America, ha insistito sul non revocare l'embargo, ritenendo che Daesh non costituiva una minaccia per la Libia, per cui il divieto di armare l'esercito e la collaborazione con Khalifa Haftar hanno condotto all'espansione dell'organizzazione terroristica. Intanto, una fonte libica ha rivelato che dopo l'avvio delle operazioni aeree russe in Siria, molti leader e membri dell'organizzazione Daesh sono giunti in Libia, attraverso la Turchia. Ma ciò che risulta strano è che questi militanti hanno attraversato le acque internazionali e il Mar Mediterraneo senza essere controllati o ostacolati da nessuno. <strong>Il gioco dell'intervento</strong> Molti specialisti libici concordano che il divieto di armare l'esercito libico sta ad indicare che il terrorismo in Libia, non gode di una forte posizione come lo è in Iraq o in Siria, per cui si tratta un gioco delle forze occidentali, soprattutto dell'America e della Gran Bretagna, per utilizzarlo come pretesto per l'intervento militare in Libia. Gli specialisti aggiungono che vi potrebbe essere un aspetto utile per i libici e soprattutto per l'esercito libico. Si tratta dell'interesse russo agli eventi in Libia, espresso proprio dall'ambasciatore russo in Libia, Ivan Molotkov , circa la disponibilità russa di fornire le armi necessarie all'esercito libico per combattere l'espansione dell'organizzazione Daesh. Secondo quanto affermato dall'ambasciatore russo, la Russia sarebbe disposta a chiedere la revoca dell'embargo sulle armi imposto alla Libia in sede del Consiglio di Sicurezza, una volta che venga costituito il Governo di Unità nazionale. Ma secondo gli esperti tale dichiarazione dell'ambasciatore sarebbe una conseguenza amichevole a quanto richiesto da Khalifa Haftar, durante l'incontro con Molotkov. <strong>Le ambizioni della Russia</strong> Ritornando a quanto accaduto nel 2011 nella regione araba, notiamo che Mosca non si è limitata semplicemente ad osservare gli eventi, nel caso della Libia, ma ha annunciato il proprio sostegno alla formazione di una coalizione internazionale, impegnata nella lotta contro il terrorismo, perché la sicurezza e gli interessi strategici della Russia sono strettamente connessi agli sviluppi del Medio Oriente e del Nord Africa. Secondo i media russi, Vitaly Churkin, Rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, ha confermato una possibile partecipazione di Mosca alla coalizione internazionale contro il terrorismo in Libia, aggiungendo che, dal punto di vista politico, se la Russia ha partecipato alle operazioni lungo le coste della Somalia, perché non dovrebbe partecipare in quelle del Mediterraneo. La recente visita del Presidente russo Vladimir Putin in Egitto, dimostra che l'Egitto è uno dei paesi chiave del Medio Oriente, e se questo decidesse di intervenire senza l'aiuto dell'America, questo porterà la Russia a sostenere Al-Sisi, fornendogli satellitari, mezzi d'intelligence elettronica ed armi. Tutte le analisi confermano che il Mar Mediterraneo rappresenta per la Russia un importante corridoio per raggiungere l'Oceano Atlantico e il Mar Nero, considerando che già nel 2011 e nel 2013, sono giunte molte navi da guerra per esercitarsi nel Mar Mediterraneo.
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