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Tirana - L'Albania ha evitato in via definitiva il rischio di pagare 135 milioni di euro per la società di riscossione dei debiti energetici DIA, conosciuto anche come il caso OSHEE-DIA. La Corte di Arbitrato a Vienna ha respinto la richiesta di…
Tirana - L'Albania ha evitato in via definitiva il rischio di pagare 135 milioni di euro per la società di riscossione dei debiti energetici DIA, conosciuto anche come il caso OSHEE-DIA. La Corte di Arbitrato a Vienna ha respinto la richiesta di Kastriot Ismailaj, con la quale si chiedeva di proclamare invalido l'accordo firmato dal suo ex socio, Rebecca Gaskin con il Governo albanese, in cui la DIA rinunciava a qualsiasi reclamo. La società Debt International Advisory Ltd - Sede Albania (DIA), una società atta alla riscossione dei debiti, è stata incaricata dai cechi della CEZ di riscuotere i debiti arretrati in cambio di tariffe fino al 50%. Ma a gennaio del 2013, appena ripristinata l'amministrazione statale, l'Operatore della Distribuzione dell’Energia Elettrica ha sospeso il contratto con la DIA, in quanto società sospettata di essere solo uno strumento per canalizzare tangenti ad alti funzionari del Paese. In seguito a tale decisione, la DIA ha portato all’Arbitrato Internazionale l'operatore della distribuzione, chiedendo 35 milioni di euro come risarcimento per lo scioglimento (cessazione) unilaterale del contratto. Durante questo periodo, però, il proprietario della DIA, Kastriot Ismailaj, è stato arrestato per frode, per cui nel 2014 è stato nominato amministratore della società, Rebecca Gaskin Gain, già azionista presso l'azienda. Gaskin, una cittadina statunitense, il 3 dicembre ha accettato di ritirarsi dall’arbitrato firmando un accordo con cui rinunciava a qualsiasi pretesa della DIA verso la parte albanese, compreso anche il pagamento di 135 milioni di euro. Il ritiro da parte della Gaskin, come afferma la Procura, è arrivato dopo che l'amministratore Gaskin è venuto a conoscenza del processo giudiziario avviato nei confronti del Presidente Kastriot Ismailaj, e motivato dal non voler recare ulteriore danno all’immagine della società. Ma subito dopo tale azione, Kastriot Ismailaj, ha sfidato tale accordo definendolo invalido con la pretesa che Gaskin non aveva i mandati per agire per conto della DIA. La questione ha tenuto in sospeso le autorità, considerando che la quantità di soldi in gioco ammontava al 2% della produzione nazionale e, un esito non favorevole avrebbe dato un duro colpo alle finanze del paese. Ma la Corte di Arbitrato ha deciso di respingere la richiesta di Ismailaj, dichiarando valido l'accordo firmato da Rebecca Gaskin che estingueva le rivendicazioni della società. Riguardo la decisione, il tribunale ha osservato che la cittadina, Rebecca Gaskin, è stata autorizzata ad agire per conto della DIA e, di conseguenza, l`accordo di arbitrato che estingue ogni pretesa di questo soggetto verso la parte albanese, è pienamente valido e, per questo, la Corte proclama la questione chiusa. Alla decisione della Corte d'Arbitrato, è seguita la reazione del Ministro dell'Energia, Damian Gjiknuri, volta a sottolineare che in tal modo si è messa la parola fine al processo giudiziario in cui l'Operatore della Distribuzione era stato denunciato dalla società DIA. Questi ha confermato quindi che il Governo albanese e l'OSHEE (ex CEZ Distribuzione), hanno intrapreso tutti i passi necessari per difendere, fino alla fine, gli interessi dei cittadini albanesi, considerando la sentenza, una vittoria. La Procura di Tirana ha avviato le indagini verso Kastriot Ismailaj già nel 2012 per il reato penale "riciclaggio dei prodotti di reato penale", e in seguito "frode con gravi conseguenze". A seguito dell'inchiesta, la Corte ha stabilito la misura di sicurezza "detenzione in carcere" verso Ismailaj. In base ai documenti della Procura di Tirana, è pienamente dimostrato che l'imputato ha creato uno schema fraudolento, sulla base di documenti fittizi, in collaborazione con altre persone sotto inchiesta, per beneficiare ingiustamente dei valori finanziari dalla "CEZ-Distribuzione", quando la società era ancora di proprietà ceca. http://www.gazetadita.al/wp-content/uploads/2015/12/4-13.jpg
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