Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Pristina - Lo Stato turco, mediante la sua organizzazione, sta costruendo la prima scuola per lezioni coraniche, nella città di Peja, prossima ormai all'ultimazione benché abbia svolto tutte le procedure per ottenere il permesso edile per…
Pristina - Lo Stato turco, mediante la sua organizzazione, sta costruendo la prima scuola per lezioni coraniche, nella città di Peja, prossima ormai all'ultimazione benché abbia svolto tutte le procedure per ottenere il permesso edile per la realizzazione di una residenza individuale. L'investitore di questa scuola è il Dipartimento per gli Affari Religiosi in Turchia, Dinayet, che agisce in quadro al Presidente, Recep Tayyip Erdoğan, il quale dal dopo guerra ha un accordo con la Comunità Islamica del Kosovo (BIK). Questo è quanto riportato nell'analisi estesa del quotidiano kosovaro "Zeri" che dispone di documenti per provare che Dinayet ha effettuato pratiche, presso la Direzione di Urbanizzazione a Peja, allo scopo di realizzare un edificio di due piani a Peja. Tuttavia, il vero obiettivo è la costruzione dell'Istituto Hivzi Mehmet Akif Ersoj per lezioni coraniche. Nella sua analisi scritta, dopo due mesi di ricerche, il quotidiano ha espresso i propri dubbi in merito agli investimenti milionari dell'ex Premier turco, ora Presidente Recep Tayyip Erdoğan, volti alla costruzione ed al restauro degli edifici religiosi piuttosto che allo sviluppo dell'economia. In questo caso il denaro proviene in modo illegale, non arriva mediante transazioni bancarie. Gran parte degli investimenti non sono trasparenti e questo fatto aumenta i dubbi sul riciclaggio di grosse somme di denaro da parte di Erdogan in Kosovo. Si tratta dell'edificazione di decine di nuove moschee sul territorio kosovaro come anche del ripristino di tutte quelle costruite nel periodo dell'invasione dell'Impero Ottomano, da parte dal principale donatore, l'Agenzia Turca per la Cooperazione e il Coordinamento (TIKA). Quest'ultima, istituita dal Governo turco, in Kosovo viene guidata dall'Ambasciata turca e dalla ricerca di “Zeri”, è emerso che svolge attività non trasparenti nei principali Comuni del Paese. Nella maggior parte dei casi TIKA mantiene segrete le finanze e non vi sono ufficialmente delle cifre relative all'ammontare dei suoi investimenti. Stando ai sospetti il denaro viene introdotto in modo illegale anziché mediante le banche. Dall'elenco in possesso di “Zëri”, nella Banca Centrale del Kosovo (BQK), gli investimenti della TIKA, come donazioni, figurano meno di 3 milioni di euro per il periodo 2009-2014. Intanto, solo nella principale moschea a Prizren, “Sinan Pasha”, la Turchia ha investito 1.2 milioni di euro. Mentre, dal 2011 ad oggi, la TIKA insieme ad alcuni investitori turchi ha rinnovato e restaurato circa 30 moschee ed altri oggetti religiosi risalenti all'epoca dell'Impero Ottomano. Sempre dal 2011, la Turchia ha investito nella costruzione di circa 20 nuove moschee. La persona che conduce questi investimenti in Kosovo, è Abdullah Vasfi Yuce, l'addetto agli affari religiosi presso l'Ambasciata della Turchia al cui fianco si trova l'ambasciatore turco a Pristina, Songyl Ozan. Le insegne dei lavori della TIKA sono presenti un po' ovunque in Kosovo ma per quanto riguarda le moschee non vi sono dati esatti da parte dello Stato e della Comunità Islamica del Kosovo (BIK). Il quotidiano ha osservato le sue attività nelle principali città: Pristina, Prizren, Gjakova, Peja, Mitrovica per vedere da vicino gli investimenti. Per due mesi il quotidiano ha aspettato una risposta da parte dell'organizzazione TIKA ma senza risultati, in quanto la stessa non ha esposto i dettagli neanche sulla sua pagina ufficiale. D'altra parte, la situazione per quanto riguarda i dati precedenti al 2011 risulta anche peggiore. Sulla pagina ufficiale della BIK, le notizie su tali investimenti iniziano solo nel 2012. <strong>Costruzioni turche mirano al controllo</strong> L'attività della Turchia non si ferma solamente agli investimenti. Il Paese dopo la costruzione e il restauro degli edifici islamici religiosi, continua a gestire alcuni di loro, portandovi persone all'interno. Per la prima volta, dopo oltre un secolo, la Turchia è riuscita a stabilire nella principale moschea a Prizren, “Sinan Pasha”, l'imam turco, Idriz Kesnin. Da svariati anni ormai, gli albanesi di fede islamica a Prizren, recitano la propria preghiera in lingua turca, così come la predicazione, dato che l'imam non conosce neanche una parola in albanese. “Non tutti gli albanesi a Prizren parlano il turco. Questo è intollerabile, ma a nessuno interessa quel che pensa il popolo", ha riferito Nexhmije Shala, che “Zeri” ha incontrato venerdì scorso, nel giorno della preghiera davanti alla moschea, mentre la voce dell'imam era udibile in tutta la piazza. Un'altra pratica dunque ha preso il sopravvento: gli imam albanesi vengono sostituti da quelli turchi con il consenso della Comunità Islamica del Kosovo (BIK) e del Governo come ha affermato lo storico da Prizren, Enver Batiu. “La TIKA ha investito nella moschea ‘Sinan Pasha’, in base alla sua disponibilità. Nessuno sa di preciso l'ammontare del denaro speso. Gli investimenti sono iniziati 5 anni fa e stanno ancora andando avanti. Il problema è che ora abbiamo un imam turco che non parla neanche una parola di albanese”, ha ricordato Batiu. “Abbiamo accettato l'islam nel periodo dell'Impero Ottomano ma non abbiamo cambiato il nucleo nazionale, siamo rimasti albanesi, parliamo albanese, preghiamo in albanese e non apparteniamo ai turchi", ha aggiunto lo storico nonché Presidente dell'Associazione Nazionale per la Conservazione del Patrimonio Storico Culturale, giungendo alla conclusione che "lo scopo di tutto ciò è il ripristino dell'influenza turca in Kosovo e nei Balcani". “Dinanzi a tale pressione si è arresa sia la BIK che il Governo e questa è una tragedia”, ha spiegato Batiu, ribadendo che la Turchia effettua le sue operazioni in modo poco trasparente. <strong>TIKA introduce lavoratori dalla Turchia</strong> La TIKA, come donatore, è assente dal pagamento delle imposte in Kosovo, tuttavia non assume albanesi, in quanto i lavoratori provengono dalla Turchia, come ha fatto sapere il quotidiano “Zeri”. Stando ai sospetti, il contante viene introdotto illegalmente. In base ai dati della Banca Centrale del Kosovo (BQK), per gli investimenti del 2009-2011 figurano 2.766.920 milioni di euro, presi per un periodo di sei anni, quando solo nella moschea a Prizren, “Sinan Pasha”, la Turchia ha investito 1.2 milioni di euro ed il restauro sta andando avanti. Nell'ultimo anno, presso il giardino dell'edificio sono stati avviati business gestiti dai turchi come non si era mai visto in precedenza. Contattato per intere settimane, Lutfi Ballëku, capo della Comunità Islamica a Prizren, non ha voluto rilasciare dichiarazioni al quotidiano. Dopo Prizren, Gjakova è il centro degli investimenti A Prizren, oltre al restauro e alla gestione della moschea "Sinan Pasha”, la TIKA nel mese di luglio, ha inaugurato la ricostruzione della moschea “Emin Pasha”. In questa città la parte turca ha investito anche nel restauro dell'hammam ed i lavori sono stati condotti da architetti turchi. In questo caso è stato richiesto anche il restauro del noto edificio conosciuto con il nome “Namazxhahu”, che l'Impero Ottomano ha utilizzato come scuola. Gjakova è l'altra città, maggiormente coinvolta negli affari della Direzione Generale degli Waqf in Turchia. In questa città, la Turchia ha avviato la costruzione della piccola madrasa (scuola) e la libreria nella moschea di Hadumi - ha reso noto Ali Tafarshiku, consigliere del Sindaco di Gjakova. “Non ho dati prima dell'anno 2009, ma posso dirvi che oltre alla piccola madrasa e alla libreria, nella moschea di Hadumi, la Direzione Generale degli Waqf restaurerà altre tre moschee", ha puntualizzato Tafarshiku, aggiungendo che è stato avvertito anche del restauro di tutte le altre moschee, circa 12 nel villaggio di Gjakova. Nel mese di settembre dello scorso anno, quando sono iniziati i lavori, il consigliere del mufti kosovaro, Vedat Sahiti, ha affermato che "questa è solo la prima fase degli investimenti nel Comune di Gjakova”, mentre ha annunciato la ricostruzione delle moschee “Mulla Jusufi”, “Mahmut Pasha”, “Kusari”, “Sefa” e “Haxhi Ymeri”. <strong>A Peja, la prima scuola per le lezioni coraniche</strong> La città di Peja, per la prima volta, disporrà di una scuola in cui saranno impartite lezioni di canto del Corano agli ayāt dei takbīr. La costruzione dell'edificio ha avuto inizio nel novembre 2014 e l'inaugurazione delle operazioni è stata fatta in presenza dell'ambasciatore turco a Pristina, Songyl Ozan, il capo della Comunità Islamica a Peja, Musli Arifaj e l'addetto agli affari religiosi presso l'Ambasciata della Turchia, Abdullah Vasfi Yuce. In tal caso, l'investitore è il Comune turco di Yalloves, gemellato con la Comunità Islamica di Peja. Musli Arifaj, dirigente di quest'ultima ha confermato per “Zeri” l'avvio della costruzione senza fornire troppi dettagli. “La realizzazione dell'edificio per l'apprendimento del Corano è stata finanziata dalla città di Yalloves in Turchia. I lavori sono stati lanciati lo scorso anno. Una volta completati, vedremo come si insegnerà, chi insegnerà e se sarà a pagamento o meno", ha reso noto Arifaj. Intanto nel mese di aprile di quest'anno, il mufti Naim Ternava, ha firmato un protocollo di cooperazione con la Direzione degli Waqf della Turchia, e si sono presi carico del restauro di un considerevole numero di edifici religiosi in Kosovo, come: la piccola Madrasa a Gjakova, Kutubhane di “Hadum Aga”, alcune moschee di Gjakova, Sahatkulla a Mamusha, come anche le moschee “Alaudin”, “Pirinazi” e la moschea di "Viçi” (moschea del vitello) a Pristina, quella “Bajrakli” a Peja e la moschea “Gazi Ali Beu” a Vushtrria. In tal occasione, il direttore della Direzione degli Waqf, Adnan Ertem, ha promesso che, in futuro, verranno realizzati altri progetti. <strong>Gli accordi tra la Turchia e il Governo kosovaro</strong> Il Ministero della Cultura, della Gioventù e dello Sport (MKRS), ha firmato sei accordi con la Turchia nello specifico con la TIKA. Vjollca Aliu, funzionario per il patrimonio culturale presso MKRS, ha dichiarato che l'Agenzia si è presa carico della conservazione e del restauro delle moschee “Emin Pasha” a Prizren e “Jashar Pasha” a Pristina, della sistemazione del giardino della Grande Moschea a Pristina e della moschea “Sinan Pasha” a Prizren, ultimato nel 2013, della conservazione e del restauro della “Türbe di Bajraktar” a Mazgit (tomba) e del restauro di “Gazi Mehmet Pasha” a Prizren. Sui memorandum firmati non figurano i finanziamenti, sicché Aliu ha spiegato che il MKRS non si occupa delle finanze e che i “progetti vengono elaborati dalla TIKA ed esaminati secondo la Legge sull'Eredità Culturale dopodiché tutte le procedure, comprese quelle di procurazione, vengono eseguite dalla TIKA in Turchia”. <strong>BIK: Abbiamo bisogno di più moschee</strong> I funzionari della Comunità Islamica del Kosovo (BIK), come principale partner degli investimenti turchi, hanno valutato positivamente le operazioni che la suddetta organizzazione governativa sta realizzato nel Paese. A loro dire, il Kosovo ha bisogno di ancora più moschee. “La verità è diversa, la TIKA e di recente anche la Direzione Generale degli Waqf, in collaborazione con il Ministero della Cultura, l'Istituto per la Conservazione dei Monumenti e la Comunità Islamica hanno firmato un protocollo di cooperazione, mediante il quale continueranno a restaurare gli oggetti monumentali con valori storici e architettonici che appartengono all'eredita materiale della provincia islamica nel periodo dell'Impero Ottomano", ha riferito Ahmet Sadriu, addetto stampa nella BIK per "Zeri". Lo stesso ha sottolineato la necessità di moschee ancora più grandi nelle città, in modo da consentire ai fedeli di pregare al loro interno anziché sulle strade e sui marciapiedi nonostante condizioni atmosferiche avverse.
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