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Podgorica - Stando a quanto dichiarato dal quotidiano Pobjeda, nonostante il Governo montenegrino e la compagnia italiana A2A stiano svolgendo dei negoziati intensi, ci sono poche probabilità che si raggiunga un accordo entro la fine del mese di…
Podgorica - Stando a quanto dichiarato dal quotidiano Pobjeda, nonostante il Governo montenegrino e la compagnia italiana A2A stiano svolgendo dei negoziati intensi, ci sono poche probabilità che si raggiunga un accordo entro la fine del mese di luglio, ovvero quando sarà scaduto il contratto di tre mesi relativo alla gestione della società Elektroprivreda Crne Gore (EPCG). La parte italiana ha chiesto la proroga del termine per un altro mese, in modo da accordarsi sui due punti controversi rimasti, cioè sull'opzione di uscita della A2A e sulla costruzione del secondo blocco della centrale termoelettrica Pljevlja. I negoziati sono intensi e, per una maggiore accuratezza, non vengono più svolti i colloqui telefonici ma il tutto viene svolto per iscritto, considerato che nel lavoro è incluso un team di avvocati di entrambe le parti. Per quanto riguarda l'opzione di uscita, la compagnia italiana chiede che la parte montenegrina si obblighi ad acquistare le sue azioni ed il distaccamento dalla EPCG. La nuova dirigenza della società italiana, composta dal Presidente Giovanni Valotti e dal direttore esecutivo Luca Valerio Camerano, chiede questa clausola di uscita, dal momento che l'Agenzia per la regolamentazione del settore energetico (RAE) ha cambiato completamento le condizioni di mercato, previste al momento dell'entrata della società italiana nella EPCG. Secondo le informazioni, la parte montenegrina ha offerto agli italiani 200 milioni di euro per il 41,7% delle azioni nella EPCG con un rimborso di dieci anni. Gli italiani, che hanno investito 430 milioni di euro, hanno rifiutato quest'offerta. Attualmente è presente l'offerta della parte italiana, relativa alla ricerca di un valore di mercato della loro quota nella compagnia energetica montenegrina. Il Governo, tuttavia, starebbe evitando che le rate annuali siano superiori rispetto al dividendo che la società italiana dovrà ottenere per la loro parte nella EPCG. La parte italiana non accetta quest'opzione, considerato che loro hanno già pagato 430 milioni e, nel corrente anno, ovvero a distanza di sei anni dalla gestione con la EPCG, sono riusciti a riscuotere i primi 16 milioni di euro. Il secondo punto controverso è rappresentato dalla costruzione del secondo blocco della centrale termoelettrica. I rappresentanti della A2A hanno rifiutato di partecipare al finanziamento di questo progetto poiché non riescono a giustificare, ai loro azionisti, il fatto che fino ad ora non siano riusciti a tornare neanche la trentesima parte del denaro investito e, anzi, dovranno investire altri 150 milioni di euro, dagli iniziali 338 milioni di euro, ovvero la cifra prevista per l'impatto energetico della compagnia Skoda Praha. Inoltre, i loro azionisti nonché i rappresentanti delle città di Milano e di Brescia non intendono investire nella centrale termoelettrica, dal momento che la A2A in Italia sta chiudendo i suoi impianti. Dunque, il Governo intende avviare la costruzione del secondo blocco, onde evitare un dimezzamento della produzione locale di energia elettrica, previsto tra sei anni. Ambedue le parti concordano sulla necessità di ricercare un terzo partner, anche se finora non sono riusciti a trovarlo. Intanto, si proseguirà con i negoziati e ci sarebbe la possibilità di prolungare, per un altro mese, l'accordo esistente nella EPCG.
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