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Pristina - Ekzon Latifi, il 21enne di Gjilan, è soltanto uno dei 32 uomini su cui, ormai, è stato sollevato l'atto accusatorio. Latifi è stato arrestato dalla Polizia del Kosovo, l'11 agosto dello scorso anno insieme ad altri 40,…
Pristina - Ekzon Latifi, il 21enne di Gjilan, è soltanto uno dei 32 uomini su cui, ormai, è stato sollevato l'atto accusatorio. Latifi è stato arrestato dalla Polizia del Kosovo, l'11 agosto dello scorso anno insieme ad altri 40, perché sospettato di aver commesso il reato penale di "organizzazione e partecipazione in gruppi terroristici". Lo stesso è stato catturato dopo che il suo telefono è stato intercettato in particolar modo una telefonata tra Egzon e suo padre. "Padre mio, non è che non voglio tornare, ma la questione è che prima di tutto sono tenuto ad attuare gli ordini di Allah e poi dei genitori, che Allah ci aiuti", sono queste le parole che il 21enne ha utilizzato per rispondere a suo padre quando quest'ultimo gli ha chiesto di tornare. Latifi si è recato in Siria il 2 settembre 2013. Dopo alcune settimane trascorse presso un centro di addestramento ad Aleppo, questi è ritornato in Kosovo. Molti giovani kosovari, principalmente durante il 2013, si sono recati in Siria per combattere affianco all'ISIS e al gruppo "Al-Nusra". Alcuni di loro, come parte del gruppo degli arrestati lo scorso agosto, hanno negato di essere stati in Siria, ma la Procura ha basato il proprio sospetto sui messaggi ricevuti ed inviati durante la permanenza in Siria. Su 32 persone finite al centro dell'atto accusatorio, 27 sono state accusate di aver sostenuti i gruppi terroristici di ISIS e Al-Nusra, due di loro di aver reclutato giovani per il terrorismo, mentre altri tre sono stati accusati di possesso di armi senza permesso. Otto imputati, nel complesso, hanno negato di esser andati in Siria. Tra questi il 27enne, Hadi Nura, da Pristina. Lo stesso si è recato in Siria nel mese di novembre del 2013 ed ha chiesto alla sua famiglia di tenere nascosto il suo viaggio. In Siria, lo stesso, è rimasto per tre settimane mentre è stato arrestato in Kosovo alcuni mesi dopo esser ritornato. Tuttavia, alla Polizia, l'uomo ha comunicato di non essere andato in Siria, ma di aver lavorato come commercialista presso una fabbrica dell'acqua e di esser andato ad Istanbul per ottenere la licenza per la distribuzione. Gli sms intercettati che hanno provato che era in Siria sono quelli che Nura ha inviato alla sua ragazza. "Mi si stringe il cuore, ho una cattiva notizia per te ma per me è molto buona; ho provato a contattarti, ma non ci sono riuscito. Sono in Siria, la famiglia lo sa, hai una lettera da Albani, mio zio, salutati con lui. Ti amo tanto, ma di più amo il paradiso", ha scritto il ragazzo. Anche Besim Shabani, originario di Skopje, ha negato di esser stato in Siria, nello specifico ad Aleppo, ma gli sms dicono altro. Alcuni giorni dopo essere giunto in questo Paese, l'uomo ha inviato un sms dove saluta, dice che è stato ben accolto e sta bene ed invita i suoi amici a raggiungerlo. infine Shabani esprime il dispiacere perché non può scrivere speso, in quanto sta pur sempre in guerra e la rete non è buona. "E' appena caduto un aereo vicino a noi, se avessi avuto un iPhone l'avrei registrato", ha scritto questi il 14 marzo 2013.
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