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Belgrado - I Governi occidentali hanno rafforzato i mezzi per impedire l'influenza energetica russa nella regione dei Balcani, mentre le limitazioni finanziarie russe e la prontezza dell'Occidente nell'attuare progetti alternativi come il…
Belgrado - I Governi occidentali hanno rafforzato i mezzi per impedire l'influenza energetica russa nella regione dei Balcani, mentre le limitazioni finanziarie russe e la prontezza dell'Occidente nell'attuare progetti alternativi come il Southern Gas Corridor, risultano il riorientamento di Serbia verso le opzioni occidentali. Questo quanto evidenziato dall'analisi di Stratfor, precisando che la Serbia - Paese al confine tra l'Europa e l'Asia, con i legami economici e culturali con la Russia - proseguirà a tenere un equilibrio tra la Russia e l'Occidente, mentre i Governi occidentali, in occasione dei conflitti tra la Russia e l'Ucraina, hanno la possibilità di aumentare la loro influenza nella regione dei Balcani attraverso la prestazione del sostegno finanziario e politico ai progetti della diversificazione energetica in Serbia. La Stratfor ha prestato particolare attenzione alla dichiarazione del Primo Ministro, Aleksandar Vucic, che il 28 maggio - parlando degli investimenti europei nella regione dei Balcani - ha detto che la Serbia ha bisogno di una certa somma di denaro dai fondi dell'UE. Secondo Stratfor, il sostegno tecnico e politco degli Stati Uniti potrebbe avere un ruolo fondamentale nel convincere la Serbia a diminuire la dipendenza dalla Russia, però gli investimenti per l'infrastruttura a gas necessaria probabilmente arriveranno dall'UE. Bruxelles ufficialmente ha già stanziato 1,5 miliardi di euro per gli investimenti in Serbia per il periodo dal 2014 al 2020 e all'interno di questo programma, la sicurezza energetica è uno dei campi dell'investimento. "Una grande integrazione della Serbia spingerebbe anche la Croazia a costruire un terminal per il gas naturale liquefatto, mentre la connessione della Serbia al gasdotto trans-adriatico (Trans-Adriatic Pipeline), sostenuto dall'UE, aiuterebbe l'UE a proseguire la strategia della propria diversificazione, indipendentemente dalla candidatura della Serbia all'UE", precisa la Stratfor. Nell'analisi si può notare che gli Stati Uniti, ma anche i singoli Paesi europei, soprattutto la Germania, vorrebbero limitare l'impatto russo nei Balcani Occidentali. Dopo la sospensione del progetto South Stream, che doveva aprire 2000 posti di lavoro in Serbia e di attrare circa 1,5 miliardi di euro degli investimenti in Paese, Belgrado attualmente ha due opzioni: la prima opzione si riferisce alla costruzione dell'infrastruttura necessaria per la connessione alla TAP, concorrente alla Russia e che entro il 2020 deve ragiungere il gas dall'Azerbaijan. La Serbia secondo questa proposta, doverbbe costruire la rete di gas, la quale sarebbe collegata con la Macedonia o con il Montenegro per poter aderire al nuovo gasdotto. La seconda possibilità per la Serbia è la costruzione pianificata del terminal per il gas naturale liquefatto in Croazia. Nell'analisi, fatta dall'organizzazione americana summenzionata è scritto che la Serbia per un lungo periodo è dipendente dalle fonti di energia russe, coprendo l'80% delle sue necessità in energia attraverso l'importazione del gas naturale russo e paga un alto prezzo di 340 dollari per i 1000 dei metri cubi, mentre l'Ungheria paga soltanto i 260 dollari.
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