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Tirana - La Corte per i Crimini Gravi ha ascoltato la testimonianza di tre persone nel corso del processo penale contro nove persone accusate di reclutamento dei fedeli mussulmani albanesi per la jihad in Siria, tra i quali due imam autoproclamati delle…
Tirana - La Corte per i Crimini Gravi ha ascoltato la testimonianza di tre persone nel corso del processo penale contro nove persone accusate di reclutamento dei fedeli mussulmani albanesi per la jihad in Siria, tra i quali due imam autoproclamati delle moschee "Unaza e Re e "Mzezi", Genci Abdurrahim Balla e Bujar Hysa. Il primo ad aver testimoniato dinanzi a cinque giudici è stato l'ex marito di Almira Kastrati, che attualmente si trova in Siria insieme ai suoi figli minorenni. Zamir Mani, proveniente dalla città di Scutari ha dichiarato di aver divorziato da Almira Kastrati ed in base alla sentenza del tribunale doveva incontrare periodicamente il figlio minorenne di 6 anni e pagargli gli alimenti. Ma nel mese di ottobre 2013, lo stesso ha perso i contatti con il figlio, visto che l'ex moglie ha lasciato l'abitazione dove soggiornava a Scutari. "Stavo cercando di incontrare mio figlio, ma non riuscivo a trovarlo. Sono venuto a Tirana, dove ho sporto denuncia, ma la Polizia mi ha detto di cercare a Kavaja. Qui ho appreso che Almira era andata via insieme al figlio in Siria", ha detto Mani. Lo stesso ha sottolineato che, durante le ricerche ha incontrato tre persone che gli hanno detto di essere "fratelli mussulmani della sua ex consorte". Mani ha affermato che, in quel momento, ha saputo che l'ex moglie si era sposata con un certo Abdurrahim Balla, il quale dalle verifiche della Procura è risultato essere l'imam autoproclamato della moschea su "Unaza e Re", Genci Balla. Almira Kastrati (Mani) è attualmente la quarta moglie. Zamir Mani stava facendo gli ultimi tentativi per impedire l'allontanamento del figlio in Siria, quando è stato minacciato di morte dall'ex moglie e suo marito, Genci Balla. La sua testimonianza è tra le prove più importanti ottenute con il processo, oltre alle intercettazioni e agli altri materiali che i pubblici ministeri dei Crimini Gravi sono riusciti ad assicurare sul reclutamento effettuato da Balla e da 8 persone portate davanti alla giustizia. Mani ha confessato che l'ex moglie ha iniziato a lavorare per un'organizzazione religiosa nella città di Scutari, e stando alle sue parole è proprio in questo periodo che è avvenuto l'indottrinamento. A testimoniare sono stati chiamati anche altri parenti, come l'ex suocera, Kimete Mani e la sorella, Alketa Kastrati, la quale ha riferito di non essere al corrente dei fatti e di non aver contatti con la sorella ed il nipote da circa 10-11 mesi". Dal canto loro gli altri due testimoni, Erzen Gashi e Artur Korra hanno negato le dichiarazioni rilasciate durante le indagini preliminari della Polizia. "Non conosco nessuno dei 9 accusati di terrorismo. La Polizia mi ha minacciato e per questo ho ammesso di conoscerli", ha dichiarato Gashi. Ma la Procura ha sollevato un'obiezione in merito alla testimonianza di quest'ultimo e Korra, perché ciascuno dei due ha preso parte ai combattimenti in Siria ed ha avuto contatti con gli imputati Gerti Pashja e Edmond Balla. Ricordiamo che il processo presso il Tribunale per i Crimini Gravi è stato aperto ai famigliari delle persone coinvolte dopo che si sono viste negare tale possibilità svariate volte.
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