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Belgrado - Il Governo serbo non permette alle fabbriche dell'industria militare locale di occupare i giovani laureati e gli esperti, che invece sono necessari per portare avanti la produzione. La compagnia, Zastava oruzje a metà mese di marzo non…
Belgrado - Il Governo serbo non permette alle fabbriche dell'industria militare locale di occupare i giovani laureati e gli esperti, che invece sono necessari per portare avanti la produzione. La compagnia, Zastava oruzje a metà mese di marzo non ha ottenuto il nulla osta dalla commissione competente del Governo per occupare 350 nuovi lavoratori, cioè i giovani ingegneri, i meccanici e i tecnici, che sono stati richiesti per necessità dalla fabbrica di Kragujevac da oltre a un anno, e che secondo le recenti informazioni, non potranno essere assunti fino a metà del corrente anno. Comunque, lo Stato ha riservato lo stesso trattamento alla Zastava oruzje e alle altre fabbriche dell'industria militare, che sono considerate come i principali esportatori locali, e ciò vuol dire che lo Stato le considera come società pubbliche, che sono utenti del bilancio e proprio per questo non permette l'occupazione nelle imprese militari. Il sindacato della Zastava oruzje pensa che con la proibizione dell'occupazione di nuovi impiegati viene minacciata la continuità del processo di produzione in questa fabbrica e anche la realizzazione di numerosi contratti con i partner stranieri. "Tutti i contratti e i piani di business sono stati messi in dubbio, perché con la decisione assurda del Governo relativa alla proibizione dell'occupazione non siamo in grado di assumere gli esperti e i nuovi lavoratori", ha dichiarato il Presidente del sindacato nella Zastava oruzje, Dragan Ilic, ricordando che la fabbrica di Kragujevac cerca di risolvere questo problema impegnando decine di giovani esperti e di lavoratori che porteranno un miglioramento professionale e che accetteranno a opereranno percependo salari miseri. Lo Stato in qualità di proprietario di maggioranza delle fabbriche dell'industria militare serba, aveva annunciato all'inizio del 2015 che nella modernizzazione dell'industria militare locale investiva 60 milioni di euro. Tuttavia, nessuna delle fabbriche militari ha ottenuto un euro. Le unità dell'industria militare affrontano la privatizzazione del 49% del capitale statale, la quale è prevista con la bozza di legge sulla produzione e sul commercio degli armamenti e delle attrezzature militari, che infatti è stato il tema della discussione pubblica del, 23 marzo di quest'anno. Alla fine del dibattito, i sindacati delle fabbriche dell'industria militare hanno informato che c'è stata una omissione delle singoli disposizioni della nuova legge. Le omissioni nella maggior parte dei casi riguardano la trasformazione del resto del capitale statale nelle fabbriche militari, il cui valore congiunto ammonta a 7,5 miliardi di dinari e riguarda la vendita del 49% del capitale statale delle imprese militari agli investitori che sono esclusivamente stranieri. Le organizzazioni sindacali delle società Zastava oruzje, Prvi partizan, Krusik, Sloboda, Milan Blagojevic e Prva iskra chiedono il prosieguo dei colloqui con i competenti del Ministero della Difesa e del Governo della Serbia sulla bozza di legge sopra menzionata perché sono contrari alla privatizzazione parziale, cioè alla ricapitalizzazione delle società, e pensano che questo possa avere grandi ripercussioni sul futuro delle società sopra elencate, ma anche sulla sicurezza del paese. Il pubblico competente, rispetto ai sindacati, pensa che la privatizzazione parziale, cioè la ricapitalizzazione sia il modo migliore per la modernizzazione tecnico-tecnologica delle società militari locali, che infatti assicurerà la concorrenza sui mercati mondiali a lungo termine. "Lo Stato non ha i soldi per finanziare lo sviluppo tecnico e tecnologico per assicurare la sopravvivenza di queste società sul mercato mondiale. Dall'altra parte, il capitale straniero è necessario a causa della posizione sul mercato mondiale, la quale dipenderà sempre di più dall'origine del capitale, cioè che lo Stato farà parte delle integrazioni europee oppure di altre integrazioni", ha dichiarato Vlado Vuckovic, l'analista e membro del comitato di sorveglianza della Zastava oruzje. La bozza di legge sulla produzione e il commercio delle armi e delle attrezzature militari ancora non è entrata nella procedura parlamentare. I contratti della Zastava oruzje, la quale esporta nei diversi paesi del mondo, dell'Europa, dell'Africa, dell'Asia oltre al Nord e al Sud America, la Nuova Zelanda e l'Australia, hanno un valore di 80 milioni di dollari. Alle armi da fanteria di Zastava oruzje sono interessati gli Emirati Arabi Uniti, che hanno intenzione di stipulare degli accordi di business a lungo termine dal valore di decine di milioni di dollari. Gli americani chiedono ulteriori consegne delle armi sportive e da caccia e delle armi per la difesa personale, mentre alle grandi quantità di queste armi sono interessati anche gli acquirenti del Canada e dell'Australia. L'interesse agli armamenti della Zastava oruzje cresce anche nei paesi dell'UE, soprattutto in Ungheria, nella Repubblica Ceca, in Spagna, in Germania e in Slovacchia, e ciò presuppone il ritorno degli armaioli di Kragujevac sul mercato europeo.
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