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Belgrado - Domani sabato, 25 aprile, saranno celebrati i tre anni dell'inizio dei lavori del centro umanitario serbo-russo a Nis. Immaginato come uno strumento per la rapida reazione nelle siutazioni straordinarie e nei casi di calamità naturale e…
Belgrado - Domani sabato, 25 aprile, saranno celebrati i tre anni dell'inizio dei lavori del centro umanitario serbo-russo a Nis. Immaginato come uno strumento per la rapida reazione nelle siutazioni straordinarie e nei casi di calamità naturale e nei disastri tecnologici, questo centro è appoggiato sulle esperienze e sulla base materiale del Ministero russo per le situazioni straordinarie e del Ministero serbo degli Affari Interni. Il Ministero russo per le situazioni straordinarie è considerato come una delle strutture ben organizzate e più efficaci di questo tipo in tutto il mondo. Dall'altra parte, Il Primo Ministro serbo, Alekdandar Vucic giovedì, 16 aprile, ha incontrato il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle situazioni straordinarie, Christos Stylianides, in occasione della firma del contratto sulla partecipazione della Serbia nel meccanismo della protezione civile dell'UE. L'adesione della Serbia al sistema europeo per le situazioni straordinarie sottintende i compiti e gli affari molto simili a quelli del centro umanitario serbo-russo a Nis. In questa occasione, il Commissario europeo ha dichiarato che l'UE conta sulla Serbia, non solo come un futuro membro, ma anche come il partner più importante nella regione. Prima del suo arrivo a Belgrado, Stylianides ha avvertito che il centro umanitario serbo-russo a Nis potrà aggravare il lavoro del meccanismo europeo della protezione civile e ha dichiarato che ogni duplicazione o sovrapposizione dovrà essere evitata. Bruxelles ha comunicato che il centro umanitario serbo-russo non rapresenta un problema se rimarrà nel quadro bilaterale serbo-russo e se non avrà ambizioni regionali. Tuttavia, sul sito del centro umanitario sopra menzionato è stato pubblicato che il centro è stato creato per l'agire umanitario nel caso di situazioni straordinarie nella regione di tutti i Balcani. A favore della Serbia, che lo scorso anno è stata colpita dalle calamità naturali, vanno un gran numero di meccanismi che saranno in grado di dare un'assistenza rapida e efficace ai cittadini nelle situazioni straordinarie. Tuttavia, sembra che proprio su questo terreno umanitario, la concorrenza tra l'Occidente e la Russia prenda una dimensione politica indesiderata. Nonostante un contributo da parte dei donatori russi per quanto riguarda l'eliminazione delle bombe della NATO rimaste in loco e l'aiuto offerto durante le alluvioni nel mese di maggio dello scorso anno, dove esclusivamente il centro umanitario serbo-russo ha svolto un ruolo cruciale nella distribuzione degli aiuti e delle attrezzature, tuttavia questo centro dopo la sua fondazione è legato a diverse controversie. Questo magari non è cosi strano dal momento che il Ministro russo per le situazioni straordinarie, il generale dell'Esercito, Sergey Shoygu a partire dal 2012 ha preso la posizione di Ministro russo della Difesa. Proprio per questo motivo l'Occidente sospetta che il centro umanitario serbo-russo rappresenti una base segreta militare russa in Serbia. Questo centro è a meno di cento chilometri dalla base NATO in Kosovo. Inoltre, il centro sopra menzionato è collocato in un posto attraverso il quale doveva passare il gasdotto South Stream ed è possibile che proprio attraverso questo posto possa passare anche il gasdotto Turkish Stream, se il progetto sarà finito. Proprio per questo motivo, è importante il centro umanitario serbo-russo a Nis che superando i quadri umanitari è entrato nella sfera della lotta fredda della geopolitica per i corridoi energetici. Le accuse occidentali appaiono quasi ogni mese, ma dall'altra parte i russi le smentiscono chiaramente. La situazione è diventata ancora più complicata dopo la firma del contratto sull'adesione della Serbia al meccanismo della protezione civile dell'UE. A questo proposito, il portale russo Kommersant pensa che la Russia non solo non può contare sull'allargamento del centro umanitario serbo-russo, ma pensa anche che il personale russo del centro non otterrà lo status diplomatico, nonostante Mosca insista su questo. Secondo il quotidiano sopra menzionato, il contratto tra la Serbia e l'UE è stato firmato molto velocemente dopo la presentazione della richiesta, che infatti a Mosca interpretato come una mossa, con la quale Bruxelles vuole impedire il rafforzamento dell'agire russo a Nis. Il Kommersant sostiene che lo scorso anno, durante la visita del Presidente russo, Vladimir Putin a Belgrado doveva essere firmato un contratto interstatale, con il quale il personale russo del centro a Nis poteva ottenere uno status privilegiato e un'immunità diplomatica, ma tuttavia la parte serba all'ultimo minuto ha eliminato questa domanda dall'agenda di visita. Proprio questa domanda relativa allo status del personale russo è cruciale nella storia del centro umanitario serbo-russo. Dall'altra parte, il Commissario europeo Stylianides, durante la sua recente visita a Belgrado ha dichiarato che la Commissione Europa non potrà mai chiedere alla Serbia di rinunciare all'aiuto della Russia e di chiudere il centro umanitario serbo-russo a Nis. "L'assistenza russa, che si conserva a Nis ha aiutato la Serbia in diversi casi e la Commissione europea non potrà mai chiedere dalla Serbia di rinunciare a questo tipo di assistenza", ha dichiarato la stessa fonte, aggiungendo che il centro a Nis è il risultato della cooperazione bilaterale tra la Serbia e la Russia allo scopo di aumentare le attività tra i due Paesi.
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