Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Belgrado - Tutti i paesi della regione sono interessati a operare congiuntamente per garantire la sicurezza energetica, cioè una fornitura migliore del gas, è stato concluso martedì, 7 aprile, alla riunione ministeriale sulla sicurezza…
Belgrado - Tutti i paesi della regione sono interessati a operare congiuntamente per garantire la sicurezza energetica, cioè una fornitura migliore del gas, è stato concluso martedì, 7 aprile, alla riunione ministeriale sulla sicurezza energetica dell'Europa centrale e sudorientale, svolta a Budapest. All'incontro hanno partecipato i Ministri degli Affari esteri dell'Ungheria, della Serbia, della Grecia, della Turchia e della Macedonia, mentre uno dei temi è stato la realizzazione del progetto Turkish Stream, che è stato annunciato dalla Russia dopo la sospensione del gasdotto South Stream. Il gasdotto sotto il Mar Nero arriverà in Turchia e poi sarà diretto verso il confine turco-greco da dove proseguirà tramite la Grecia, la Macedonia e la Serbia. La stabilità energetica non è solo una questione energetica e economica, ma la domanda è di interesse nazionale, ha spiegato il Vice Primo Ministro e rappresentante ministeriale serbo degli Affari esteri, Ivica Dacic alla conferenza stampa. "Noi parliamo del gas e non dei rapporti geopolitici tra l'UE e la Russia. Il gas non ha un colore. L'UE ha l'obbligo di aiutarci", ha comunicato Dacic, aggiungendo che la Serbia non deve essere una vittima dei rapporti geopolitici tra l'Occidente e la Russia. Secondo lui, i cinque Paesi sono disposti e hanno voglia di partecipare ai progetti infrastrutturali del gas, e assicureranno la stabilità della fornitura ai cittadini e l'economia del gas, anche se adesso non ci sono ancora fonti sicure di finanziamento. "Vogliamo che tutto sia conforme alle regole europee e non possiamo accettare che i nostri cittadini siano vittime dei rapporti geopolitici", ha continuato il Ministro serbo. "Dobbiamo costruire congiuntamente l'infrastruttura del gas e per questo sono importanti tre punti, cioè il primo punto è la Turchia, il secondo è la Russia e il terzo punto è Bruxelles che deve verificare legalmente questo progetto allo scopo di non incontrare i problemi come è successo per quanto riguarda il South Stream", ha aggiunto Dacic, precisando che la Serbia desidera partecipare a questo progetto. Alla riunione sono riusciti ad accordare la continuazione degli incontri, la creazione dei gruppi di esperti che creeranno lo studio di fattibilità, la costruzione finanziaria e il modo in cui sarà possibile risolvere questa domanda e i dettagli legali. "In queste nuove circostanze, sia l'Ungheria che la Serbia e anche tutti gli altri Paesi devono parlare della costruzione finanziaria, per poterla chiudere, e questo infatti vuol dire svolgere dei colloqui con i paesi terzi, con le terze compagnie, e con le terze parti", ha annotato Dacic. Lo stesso ha colto l'occasione per dire che nella nuova situazione, dopo la sospensione del progetto South Stream, i prezzi saranno simili a quelli previsti per il South Stream, cioè da 1,5 a due miliardi di euro per quanto riguarda il passaggio del gasdotto attraverso la Serbia. "Penso che tutti abbiamo espresso la volontà congiunta di considerare tutte le direzioni possibili per la fornitura del gas", ha concluso il capo della diplomazia serba. Il Ministro ungherese degli Affari esteri, Peter Szijjarto ha dichiarato che il valore del progetto dei cinque paesi ammonta a cinque miliardi di euro. Inoltre ha informato, che è stato concertato che la prossima riunione sarà tenuta nel mese di luglio e saranno invitate anche l'Albania e la Bosnia e Erzegovina. Il capo della diplomazia macedone, Nikola Poposki pensa che la regione serba sia povera a livello energetico e che manca l'infrastruttura trasparente del gas. Inoltre ha osservato che giorni per giorno cresce la necessità delle fonti energetiche. Il Ministro turco per l'UE, Volkan Bozkir ha riferito che la proposta per il nuovo gasdotto rientra nell'interesse di tutta la regione, e ha confermato che è necessario aspettare lo studio di fattibilità per poter vedere quanto è reale questo gasdotto. I Ministri degli Affari esteri dell'Ungheria, della Serbia, della Macedonia, della Grecia e della Turchia hanno firmato a Budapest la dichiarazione congiunta sul rafforzamento della cooperazione energetica nella regione. I Ministri, Peter Szijjarto, Ivica Dacic, Nikos Kotzias e Volkan Bozkir hanno concertato che la cooperazione per garantire la sicurezza energetica contribuisce a stabilire i buoni rapporti tra questi paesi. I cinque Ministri hanno espresso il loro sostegno alla creazione di un percorso commerciale sostenibile e alla diversificazione per la consegna del gas naturale dalla Turchia tramite i territori dei loro Paesi verso l'Europa centrale e sudorientale, ma anche verso gli altri Paesi. Inoltre hanno confermato il sostegno al mercato energetico della Turchia, dell'UE e dei membri della Comunità energetica attraverso il Southern Gas Corridor, ma hanno anche parlato delle nuove possibilità per creare lo sviluppo economico regionale collegando l'infrastruttura del gas naturale di questi Paesi all'aiuto finanziario dell'UE.
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