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NOTIZIE · OI-322490 · 09/04/2015 16:55:00 · 4091 g fa3 min lettura
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Non siamo terroristi

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - Presso il Tribunale per i Crimini Gravi ha avuto luogo la seduta di turno sui 9 jihadisti accusati di incitamento e finanziamento del terrorismo e reclutamento di combattenti albanesi per inviarli in Siria. In questo caso la Corte ha respinto la…

Tirana - Presso il Tribunale per i Crimini Gravi ha avuto luogo la seduta di turno sui 9 jihadisti accusati di incitamento e finanziamento del terrorismo e reclutamento di combattenti albanesi per inviarli in Siria. In questo caso la Corte ha respinto la richiesta per un processo abbreviato nei confronti dei due jihadisti, Orion Reci e Astrit Tola, che hanno accettato di avere degli avvocati. Questo è bastato a scatenare un dibattito acceso tra i principali sospettati e il corpo giudiziario. Tutti hanno affermato di non aver ucciso nessuno, ma di aver semplicemente espresso le loro opinioni sulle sofferenze dei musulmani in Siria. Al termine della sessione, è stata pronunciata anche una frase sorprendente: "State liberando degli assassini, credete che non vediamo in TV ciò che sta accadendo (riferendosi alla sentenza del giudice Hallunaj circa l'assoluzione di Arben Frroku), noi non abbiamo fatto nulla. Che Allah vi punisca! Perirete tutti!". Una tale maledizione è stata lanciata dall'imam sotto accusa Bujar Hysa, la quale però non è stata presa seriamente da parte del Tribunale ed i pubblici ministeri del caso. "Noi non siamo terroristi, siamo religiosi, non credete che siamo ingenui o non seguiamo i telegiornali, alcune persone stanno effettuando spargimenti di sangue e questo Tribunale le assolve, perciò non fatte del teatro con noi", ha dichiarato Hysa, imam della Moschea di Mzezi dinanzi al corpo giudiziario. La rabbia degli accusati in aula è dovuta al fatto che quattro dei cinque giudici coinvolti nel processo (capo giudice Dritan Hallunaj, Liljana Baku, Fran Prendi e Klodian Kurushi), pochi giorni fa, hanno assolto l'imprenditore Arben Frroku, sotto accusa per l'omicidio del capo commissario Dritan Lamaj. Durante la seduta non sono mancate le raccomandazioni; in particolare l'imputato Zeqir Imeri, dopo aver preso la parola si è rivolto ai religiosi presenti in aula dicendo che devono sentirsi fieri di essere mussulmani e che Dio saprà ricompensare i 15 fratelli in Siria per la guerra santa sottolineando che questo è "Il tribunale del Diavolo e bisogna riconoscere le leggi di Allah". Imeri ha aggiunto inoltre che, a breve, Roma, la Persia e l'India verranno liberate dal male per questo i fedeli devono restare uniti. Intanto non ha cambiato posizione, l'auto proclamatosi imam Genci Balla, il quale ha riferito che lui come mussulmano e gli altri 8 imputati non possono essere processati con leggi diverse da quelle di Allah le quali non vengono riconosciute dal Tribunale. Dopo aver respinto le affermazioni degli avvocati difensori circa la non validità di alcune intercettazioni e perizie informatiche sui computer sequestrati ai 9 imputati, la Corte ha stabilito la seduta di turno per il 14 aprile. Definito come "Gruppo degli jihadisti" il processo è stato svolto contro: Genci Balla, Gert Pashja, Bujar Hysa, Orion Reçi, Verdi Morava, Zeqir Imeri, Astrit Tola, Edmond Balla e Fadil Muslimani. 

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