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Pristina - La Corte d'Appello ha approvato, lunedì 27 ottobre, i ricorsi degli avvocati difensori del leader del partito LISBA, Fuad Ramiqi e degli altri sei sospettati di crimini contro l'ordine costituzionale e la sicurezza della Repubblica…
Pristina - La Corte d'Appello ha approvato, lunedì 27 ottobre, i ricorsi degli avvocati difensori del leader del partito LISBA, Fuad Ramiqi e degli altri sei sospettati di crimini contro l'ordine costituzionale e la sicurezza della Repubblica del Kosovo, in merito alla decisione sull'eventuale detenzione preliminare, di 2 mesi, presa il 17 ottobre 2014. La Corte d'Appello, ha infatti disposto che la sentenza della Corte Suprema di Pristina, venga modificata, al fine di interrompere la carcerazione degli imputati B.R, M.M, F.R, L.R , S.S e T.A ed introdurre gli arresti domiciliari, fino al 17.12.2014. Il Tribunale, dopo aver esaminato le prove, ha constatato la mancanza di una base legale per proseguire la detenzione preliminare dei sospettati ed ha optato per una misura più indulgente. Tra i sospettati che dovranno trascorrere i prossimi due mesi agli arresti domiciliari vi sono: l'imam Mazllam Mazllami, della moschea "Jeni Mahalles" a Prizren; Bedri Robaj, della ex moschea improvvisata presso il quartiere "Dardania" di Pristina, fuori dalla giurisdizione della BIK (Comunità Islamica del Kosovo); Leonard Ruli (noto anche come Ebu Beker), mufti da Prizren e Sabahudin Selimi, mufti presso la città di Vitia. In precedenza sono stati liberati anche gli imam Enis Rama, Ekrem Avdiu, Enes Goga, Shefqet Krasniqi, Dardan Gjuka e Idriz Bilibani.
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