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Pristina - La decisione della Corte d’Appello in Kosovo che ha respinto la sentenza della Corte Fondamentale sulla detenzione preliminare degli 11 imam kosovari, sospettati di atti terroristici, sembra che stia dando una nuova direzione al clamoroso…
Pristina - La decisione della Corte d’Appello in Kosovo che ha respinto la sentenza della Corte Fondamentale sulla detenzione preliminare degli 11 imam kosovari, sospettati di atti terroristici, sembra che stia dando una nuova direzione al clamoroso caso degli arresti. I loro fascicoli sono ritornati alla Corte Fondamentale, per la mancanza di prove. Top News ha condiviso il verdetto della Corte d'Appello, attraverso il quale è stato dimostrato che l'azione della polizia e la prescrizione del materiale contro gli imputati da parte dalla Procura non sono stati accompagnati da alcun fatto o prova che dimostri che gli imam arrestati abbiano reclutato uomini per mandarli in Siria o per la partecipazione attiva ad atti terroristici. Secondo la decisione della Corte d'Appello, quando un Pubblico Ministero ritiene che a un individuo debba essere imposta la misura di detenzione, lo stesso, dovrà presentare al Tribunale per la procedura preliminare una richiesta che dovrà comprendere la descrizione dei fatti e le prove a sostegno del sospetto che la persona arrestata abbia commesso il reato penale. "Quindi, secondo questa disposizione, la condizione fondamentale che deve essere soddisfatta perché il Tribunale assegni o prosegua la detenzione preliminare verso una persona, è che ci sia un sospetto fondato ", si legge nella sentenza della Corte d'Appello. Quest’ultima, nel giudicato, ha detto che i dubbi sollevati sull’attività di terrorismo, o di incoraggiamento ad andare a combattere in Siria, non sono fondati, perché non contengono fatti. "Nel dispositivo della decisione, in generale, in relazione a tutti gli imputati sospettati di tali reati, viene solo detto che attraverso le loro lezioni o predicazioni hanno sostenuto la guerra in Siria, hanno trasmesso dei messaggi allo scopo di spingere delle persone ad unirsi ai gruppi terroristici e hanno incitato all'odio tra i gruppi religiosi, hanno reclutato persone per partecipare ai gruppi terroristici. Tuttavia, non è menzionato da nessuna parte, verso quale Paese, in quale periodo e in che modo gli imputati abbiano fatto appello o inviato messaggi", così si è espresso il Tribunale d’Appello, il quale esprime stupore su come il Pubblico Ministero del caso non abbia presentato alcuna prova e nonostante ciò, abbia chiesto la carcerazione preliminare per gli imam. Questo Tribunale, dopo aver respinto la sentenza della Corte Fondamentale per la carcerazione preliminare degli imam kosovari, ha domandato a quest’istituzione, che durante la revisione della sentenza chieda al Procuratore, delle prove su tutti i sospetti sollevati, e che solo dopo averli comprovati, assuma la misura del carcere preventivo per gli imam arrestati. La Corte Fondamentale dovrà prendere una nuova decisione sul caso degli 11 imam arrestati, mentre alcuni giorni fa, lo stesso Tribunale ha esteso la detenzione fino al 17 ottobre per l’imam Shefqet Krasniqi. Secondo Bajram Tmava, avvocato di quest’ultimo, le azioni dei Pubblici Ministeri e dei giudici della Corte Fondamentale, in relazione al caso degli imam sono ridicole e infondate. Dei 15 imam arrestati nel mese di settembre, due di loro di Mitrovica, Enis Rama e Ekrem Avdiu, si stanno difendendo a piede libero, mentre l’imam di Peja, Enes Goga, è stato assolto da tutte le accuse. Lo stesso, è stato rilasciato giovedì, dopo la lettura della decisione della Corte d'Appello.
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