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Pristina - L’arresto di 41 persone sospettate di terrorismo, e circa un mese dopo quello di 13 imam, con il sospetto di aver violato l’ordine democratico del Kosovo e le misure intraprese dalla Polizia kosovara, hanno rafforzato…
Pristina - L’arresto di 41 persone sospettate di terrorismo, e circa un mese dopo quello di 13 imam, con il sospetto di aver violato l’ordine democratico del Kosovo e le misure intraprese dalla Polizia kosovara, hanno rafforzato l’intenzione del nuovo Paese di combattere il fenomeno. Anche il Primo Ministro in partenza, Hashim Thaci, ha affermato spesso la determinazione del Kosovo di stare al fianco degli alleati nella lotta contro il terrorismo. In un’intervista al "The Guardian", il Premier Thaci ha ricordato che la nuova legge vieta la partecipazione alle guerre straniere, riportando all’attenzione le due operazioni separate della polizia, dell’arresto dei 45 militanti sospetti, e di alcuni imam che sponsorizzano e sostengono gli estremisti. "Il Kosovo è un Paese dove la maggior parte della popolazione si dichiara musulmana. Ma, i Kosovari rifiutano in generale, i dogmi religiosi delle correnti radicali dell'Islam politico e noi mai permetteremo che le stesse, mettano a rischio il nostro percorso verso l’adesione alla NATO e all'UE. Noi distruggeremo qualsiasi cella che crede, erroneamente, di poter trovare sostegno in Kosovo. Così come il mio ex vecchio esercito di guerriglieri dell’UCK ha respinto le offerte dei volontari jihadisti nella guerra del 1999, anche oggi, noi rifiutiamo il nuovo male che sorge dall’ISIS e da simili gruppi in Medio Oriente", ha detto tra l’altro, il Premier Thaci. Tuttavia, con gli arrestati, nell’obbiettivo dell’inchiesta della Polizia del Kosovo, ci sono anche varie ONG, e sono proprio quest’ultime ed il Premier Hashim Thaci ad essere state oggetto dell’analisi di un opinionista turco, Emre Uslu, in un articolo uscito su "Todays Zaman" dal titolo "C’è la Turchia dietro i radicali di Husamedin Abazi?". Secondo il materiale, pubblicato in seguito, dai media kosovari, il Premier Hashim Thaci non ha permesso l’apertura di una madrasa (scuola d’istruzione formativa per l’apprendimento dell’Islam) finanziata dalla Turchia, con il sostegno diretto di Bilal Erdogan, figlio dell’attuale Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. La madrasa (oppure: medersa) è stata costruita dall’ Associazione per la Cultura, l'Educazione, e l'Istruzione (AKEA) guidata dall’Imam della Comunità Islamica del Kosovo (BIK), Husamedin Abazi, che come sostegno, dal figlio di Erdogan, per questo progetto, ha ricevuto 1,5 milioni di dollari di fondi da Murat Ulker, tuttavia si tratta solo di voci. L’AKEA, insieme alle 16 associazioni che hanno collaborato con l’Agenzia Turca per la Cooperazione e lo Sviluppo (TIKA) è stata chiusa di recente, a causa dei legami sospetti con lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (ISIL) e con il gruppo Al Nusra, in Siria. In merito, il giornalista pone la domanda su quali siano i legami tra la TIKA, i gruppi radicali e l’AKEA, facendo presente che le relazioni ufficiali di TIKA mostrano che la stessa ha ricostruito ed arredato gli uffici di AKEA nel 2009. Quest’ultima, prima conosciuta anche come "Urtesia" è un’associazione finanziata informalmente da Husamedin Abazi. Nel 1997, quest’ultimo era studente in religione dell’Islam a Riad. L’associazione è stata fondata ufficialmente nel 1999. AKEA è un’organizzazione chiusa da UNMIK in Kosovo, in seguito agli accadimenti dell’11 settembre, in conseguenza dei suoi legami con Al Queda e del sostegno ricevuto dai sauditi. "In poche parole, le organizzazioni legate ad Al Queda hanno sostenuto AKEA già dai suoi inizi. Nel caso della Turchia, la stessa è stata supportata dalla Fondazione di Assistenza Umanitaria (IHH). Il Governo turco ha dichiarato di aver interagito per la prima volta con i membri di AKEA nel 1999. Un gruppo di 33 individui, che costituivano il nucleo di AKEA, ha preso il volo da Istanbul in Macedonia nel 1999 per unirsi alla guerra in Kosovo. Agli stessi, fu impedito l'ingresso da parte delle autorità macedoni e furono costretti a fare ritorno a Istanbul, venendo accolti dalle autorità turche nel Campo dei Rifugiati a Kırklareli Gaziosmanpaşa. Il gruppo, supportato da IHH, si riorganizzò, ed anzi prese il controllo sulla gestione del campo. Spesso, veniva visitato dal suo leader, Abazi, e da amici dall’Egitto. Le autorità della sicurezza hanno seguito da molto vicino l’attività di quest’organizzazione, intervenendo e sequestrando i computer. In seguito, i suoi componenti si sono trasferiti in Albania, sotto il coordinamento di un’associazione civile, che ha un ruolo importante nel plasmare la politica estera dell’attuale Governo della Turchia. Raccogliendo degli aiuti attraverso la stessa associazione, hanno aperto una casa editrice "FOCUS A" dopo la guerra. Hanno organizzato varie attività con l’associazione sorella, "LOGOS", amministrata dall’albanese-macedone, Adnan Ismaili, organizzando anche dei nuovi campi per i giovani, a cui ha partecipato anche l’attuale Primo Ministro della Turchia, Ahmet Davutoglu. Quest'ultimo ha fatto tre visite in questi campi per giovani, nel 1999, 2000 e 2001, rimanendo in silenzio anche quando Abazi parlava contro i riti religiosi della Turchia", cita l’articolo, secondo cui, il sostegno di Davutoglu al gruppo è aumentato con il tempo, e dove la costruzione dell’edificio dell’associazione nel quartiere di Arberia/Dragodan, di Pristina, è stata sponsorizzata completamente con le risorse di TIKA. Kursat Mamat, coordinatore di TIKA in Palestina, si è preso molta cura del progetto del gruppo di Abazi, senza prendere in considerazione gli avvertimenti delle autorità di Intelligence kosovara o della polizia e dell’esercito turco. Nel 2012, Davutoglu, allora Ministro degli Esteri, ha realizzato un’importante visita in Kosovo, inaugurando l’apertura della Fondazione "Yunus Emre". Era il mese del Ramadan, e lui era stato invitato dalle autorità statali kosovare, scegliendo di cenare proprio negli uffici di AKEA, nonostante le autorità statali lo attendessero da un’altra parte, per pr oseguire il programma ufficiale. "Ci sono voci che l’AKEA abbia preso 1.5 milioni di dollari di fondi da Murat Ulker per aprire una madrase in Kosovo, con il diretto supporto del figlio del Presidente della Turchia, Bilal Erdogan, all’inizio del 2013. Tuttavia, si apprende che il Premier Thaci, quella volta abbia preso in considerazione gli avvertimenti delle agenzie occidentali di Intelligence e quella madrase non è stata aperta", conclude l’articolo di "Today’s Zaman". In un precedente pezzo dello stesso autore, si fa noto che l’Imam della BIK, Abazi, insieme ad altre figure alle quali è legato, come Behar Avdiu, Nhari Toska, Bashkim Mehani, Ilir Xhoxhaj e Ilir Gashi è in contatto stretto, in un modo o nell’altro, con il partito di Recep Tayyip Erdoğan, l’AKP (Turkey's Justice and Development Party) e con le altre organizzazioni vicine a questo soggetto politico turco. Tuttavia, simili gravi accuse, non sono passate inosservate. Mediante un comunicato stampa, l’Ambasciata della Turchia a Pristina, ha reagito all’articolo tradotto in albanese e pubblicato dai media locali kosovari. "La notizia è stata pubblicata anche prima dai media turchi ed è stata negata dal vice Premier, Numan Kurtulmuş e dalla TIKA", facendo presente che tali affermazioni sono del tutto infondate, false e dannose. L’ambasciata turca ha sottolineato che TIKA ha completato dei progetti di restauro del patrimonio storico e culturale, nonché vari piani di sviluppo in materia di istruzione, sanità e agricoltura in Kosovo, aggiungendo che svolge le sue attività non solo in questo Paese, ma in oltre 100 nazioni in tutto il mondo. La TIKA, come afferma l’ambasciata, realizza progetti che serviranno a stabilire la cultura e la continuità della pace, rifiutando qualsiasi forma di violenza o di alienazione, superando i pregiudizi tra le comunità e rafforzando il dialogo tra le civiltà. "D'altra parte, la Turchia ha perso per anni, migliaia di suoi cittadini in eventi terroristici, e combatte vigorosamente contro il terrorismo e le linee radicali, invitandole alla cooperazione internazionale attiva contro il terrorismo. Ciò premesso, la tendenza a presentare la Turchia e le sue istituzioni come sostenitori dei gruppi estremisti, rappresenta un’azione illogica e incosciente. Non vogliamo che in qualche modo, possano svanire le relazioni Turchia-Kosovo, che avanzano costantemente in ogni campo e provengono da profonde relazioni storiche, umane e culturali. Con questi pensieri, noi, come istituzioni Turche, continueremo la nostra stretta collaborazione con le istituzioni ed il popolo del Kosovo", cita il comunicato.
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