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Sarajevo - In qualità di Stato firmatario del contratto stabilito con la Comunità energetica (CE), la Bosnia e Erzegovina era obbligata a sviluppare il suo piano regolatore in conformità agli standard dell'UE e a liberare il suo…
Sarajevo - In qualità di Stato firmatario del contratto stabilito con la Comunità energetica (CE), la Bosnia e Erzegovina era obbligata a sviluppare il suo piano regolatore in conformità agli standard dell'UE e a liberare il suo mercato energetico implementando le leggi principali dettate dall'UE sull'energia entro un lasso di tempo ben definito. Al contrario la BiH, negli ultimi dieci anni, non ha soddisfatto alcune importanti condizioni e una di queste era l'adozione della legge a livello statale per regolare il settore del gas. Il termine per l'adozione è oramai scaduto alla fine di giugno senza che questo paese abbia intrapreso delle azioni concrete a livello statale. La riunione del Consiglio dei Ministri della Comunità energetica è prevista per il prossimo mese di settembre, e in questa occasione la BiH potrà subire delle pesanti conseguenze, cioè essere sottoposta a possibili sanzioni a conclusione della seduta. L’implementazione dei regolamenti comuni per il mercato interno del gas naturale è stata chiesta anche dalla Commissione Europea alla sesta sessione del comitato temporaneo per il trasporto, l’energia e l’ambiente, tenutasi all’inizio del giugno del 2014 a Buxelles, perché questi regolamenti non sono in conformità con l’Accordo della comunità europea. Semin Petrovic, del Centro delle ricerche e lo sviluppo della tecnologia del gas in Bosnia, afferma che essa potrebbe essere il primo Paese a subire delle sanzioni. Afferma inoltre che la CE ha avvertito negli ultimi due anni la BiH, e dopo l’ultimo rapporto del team di esperti, il quale ha rilevato delle mancanze e tutto quello che non era fatto, sono state annunciate delle sanzioni qualora non si risolvano questi problemi entro giugno del 2014. La portavoce della CE, Barbora Jaksova, ha detto per il portale eKapija.ba che in questo momento non si può dire quali sanzioni subirà la BiH e che la risposta più concreta si saprà dopo la riunione di settembre. Come ricorda il portale, la Bosnia è membro della CE dal 2014, e sulla base di tale adesione era obbligata di attuare la legislazione in vigore, cioè le direttive europee che si riferiscono all’energia elettrica e al gas, come risorse più importanti. Uno dei compiti è stata la fondazione di un’istituzione di regolamentazione per il settore del gas in BiH e di un operatore in conformità con le direttive europee, onde creare il mercato della vendita all’ingrosso del gas in Bosnia. La Direzione per le integrazioni europee della BiH (DEI BiH) spiega per eKapija.ba che la BiH, in qualità di Stato firmatario, deve rendere conforme la sua legislazione a quella dell’UE nel settore dell’energia. Più concretamente, la Bosnia deve armonizzare la sua legislazione con la Direttiva 55/2003/EC delle normative comuni per il mercato interno del gas naturale con la quale si determinano le regole per la trasmissione, la distribuzione, la fornitura e lo stoccaggio del gas naturale e si deve armonizzare la legislativa e con il Regolamento 1775/2005/EC delle condizioni per l’accesso alla reti della sistema del trasporto del gas naturale. Il Regolamento 1775/2005/EC determina la trasparenza delle tariffe o delle metodologie che applicano gli operatori del sistema di trasmissione, i servizi degli operatori del sistema di trasmissione nel senso dell’accesso delle terze parti, e le punizioni per la violazione di questi regolamenti. Gli esperti del settore sottolineano che bisogna raggiungere l’armonizzazione a livello statale, che coinvolge il concetto dello sviluppo dei gasdotti interstatali con la quale si crea la possibilità per le interconnessioni regionali. Con l’adozione della legge del gas a livello delle entità, senza l’adozione della stessa a livello statale non è possibile raggiungere alcun sviluppo per questo settore. Senza la legge a livello statale non è neanche possibile collegare la rete al gasdotto South Stream, perché bisogna autorizzare una compagnia per la gestione della trasmissione. Questo gasdotto si potrebbe costruire sul territorio della BiH, però senza tale certificazione non è possibile metterlo in funzione. Una delle ragioni perché i politici non hanno adottato la legge è perché i rappresentanti della Republika Srpska pensano che in tal caso avvenga un trasferimento delle competenze giurisdizionali dal livello dell’entità a livello statale.
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