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NOTIZIE · OI-312251 · 15/04/2014 18:45:00 · 4450 g fa7 min lettura
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Aluminij di Mostar, è necessario riportare lo Stato di diritto

DiOsservatorio ItalianoSommario

Sarajevo - Quando il 17 giugno del 2013 il Premier della FBiH, Nermin Nikšić, e l’allora direttore dell’Aluminijski Kombinat Mostar (AKM), Ivo Bradvica, hanno firmato, a Mostar, l’annesso nr. 8 dell'accordo per risolvere le…

Sarajevo - Quando il 17 giugno del 2013 il Premier della FBiH, Nermin Nikšić, e l’allora direttore dell’Aluminijski Kombinat Mostar (AKM), Ivo Bradvica, hanno firmato, a Mostar, l’annesso nr. 8 dell'accordo per risolvere le domande aperte tra il Governo della FBiH e l’Aluminij, sembrava che fosse stato, finalmente, messo il punto ai problemi decennali che agitano la più nota compagnia e, a volte, anche redditizia, della Herzegovina. Ma solo alcuni mesi dopo, il 15 ottobre, l’Aluminij ha riferito una notizia drammatica: "A causa del blocco del conto abbiamo iniziato a chiudere l'impianto". E’ stata l’Elektroprivreda HZHB a bloccare i conti dell’ Aluminij, a causa di un debito di 38 milioni di KM. La lettera mandata da Bradvica ai Governi della FBiH e della Croazia, al Presidente della Croazia, Ivo Josipović e al Presidente della FBiH Živko Budimir, all'Alto Rappresentante del CI in BiH, Valentin Inzko, e ai partner commerciali, aveva il seguente titolo drammatico: " L’Aluminij Mostar è giunta al fallimento ". Bradvica ha informato il pubblico e le istituzioni rilevanti che dopo l'incontro dell’11 ottobre con Živko Budimir, Nikola Krešić, direttore dell’EP HZHB ed Erdal Trhulj Ministro dell’Industria, dell’Energia e delle Miniere, ha capito che era stata presa la decisione sulla distruzione dell’Aluminij. Nella lettera ha dichiarato che sperava che quella decisione non sarebbe arrivata e ha accusato la EP HZHB di tutto. "La direzione dell’EP HZHB si è ostinatamente rifiutata di fare alcun tipo di concessione, ha fatto pressioni per il pagamento urgente del debito di 38 milioni di KM, che non possiamo pagare al momento. Dopo l'incomprensibile rigidità, la EP HZHB ha fatto una mossa azzardata, ma l’Aluminij non può più pagare le responsabilità commerciali verso qualsiasi partner. Il blocco dei nostri conti significa il nostro fallimento e vi garantisco che lo stesso, creerà un’onda che colpirà l’Erzegovina, la FBiH e la Croazia. A noi, non resta altro che mandare la proposta per iniziare il processo fallimentare alla Corte e per la nomina del curatore fallimentare." Ma, questa lettera non decreta la fine dell’Aluminij, ma la fine della gestione di Bradvica. Il Consiglio di sorveglianza appena formato, ha licenziato quest’ultimo e immesso Vjekoslav Domljan, assistente del direttore dell’Aluminij per gli Affari Economici Finanziari e Bancari. Due mesi dopo, a gennaio di quest’anno, il CS ha nominato Željko Kordić, direttore dell’Aluminij, ma anche lui si è dimesso dopo meno di due mesi, nel periodo in cui il debito dell’Aluminij nei confronti dell’EP HZHB era di 88 milioni di KM, motivo per cui, i conti della stessa, sono stati bloccati ancora una volta. Dopo la sessione del CS, Kordić, alla richiesta dei lavoratori, ha ritirato le dimissioni. Ma torniamo allo "storico documento" firmato da Bradvica e Nikšić. "Dobbiamo promuovere, attraverso il Ministero dell’Industria, dell’Energia e delle Miniere della FBiH, lo sviluppo del programma per sovvenzionare la produzione di alluminio, come ramo industriale importante dell'economia statale. Questo giorno è molto importante per l’Erzegovina, e per tutta la regione, perché abbiamo creato la base per continuare il lavoro di questa grande impresa pubblica che potrà estendere le sue attività al trattamento di altre materie prime, aprire nuove unità e creare nuovi posti di lavoro. Questo contratto è il primo, ma significativo, passo in avanti e dobbiamo sapere che c'è molto lavoro da fare. Si deve sottolineare, che quest’accordo abolisce la pregressa vendita dell’88% del capitale dell’Aluminij," ha detto Nikšić alla firma del contratto. Il Premier ha dichiarato, allora, che al Ministero responsabile erano stati assicurati i fondi per sovvenzionare l'industria e che a quel punto, poteva destinarli all’Aluminij, essendo stata determinata la sua struttura capitale: il 44% a piccoli azionisti, il 44% al Governo della FBiH e il 12% al Governo croato. Allora sembravano risolti i problemi dell’Aluminij e quelli della FBiH con quest’ultima, soprattutto dopo che Bradvica aveva affermato che “per la prima volta, l’ Aluminij ha lo Stato dietro di sé, il quale ha promesso di sovvenzionare”. Tuttavia, otto mesi dopo, il 21 marzo, si è svolto un incontro tra Nikšić e Kordić, in seguito al quale, il Premier ha dichiarato: "Abbiamo conosciuto la voglia e la fatica del direttore Kordić di eliminare tutte le cose negative che si possono vedere nella gestione attuale. Purtroppo le nostre leggi non permettono la trattativa per un prezzo minore dell'elettricità. Abbiamo parlato di come risolvere il debito enorme che non è più un problema solo dell’Aluminij, ma anche della FBiH e dell’EP HZHB. Abbiamo discusso delle opportunità che provengono dalla legge sul consolidamento delle associazioni economiche." Anche se l'incontro è durato tre ore, la soluzione per uscire dalla crisi non è stata trovata, e Kordić ha presentato le dimissioni solo alcuni giorni dopo. Quello che era un problema di ordine economico, è diventato un classico problema politico, perché i sindacati dell’Aluminij hanno stabilito che la NSRB, attraverso la EP HZHB deciderà il destino dell’Aluminij. Erano anni ormai, che i sindacati avvertivano il Governo della FBiH dell’aggravarsi della gestione di quest’impresa, perché ci lavorano principalmente i Croati, accusando, per il blocco dei conti, il Vicepremer della FBiH e il vicepresidente della NSRB, Ivan Jerković Lijanović, che aveva sostenuto che interesse del suo partito era la buona gestione dell’Aluminij e di essere un buon esempio di sviluppo per l’intera BiH. Si specula che Kordić si sia dimesso perché non ha potuto esercitare la propria politica di gestione. Dal canto loro,i sindacati lo proteggono. Il presidente del sindacato indipendente dell’Aluminij, Dinko Marić, ha dichiarato che il Governo della FBiH aveva promesso di sovvenzionare il prezzo dell’elettricità per il 44% del capitale dell’Aluminij. "Da allora, non è stato fatto niente. Si dovrebbe scendere almeno a 35 euro per MWh, nell’Europa intera, il prezzo oscilla tra i 30 e i 33 euro. Il costo dell’elettricità, nella produzione di una tonnellata di alluminio, grava per il 60%, mentre per poter essere solvibili dovrebbe pesare non più del 30%. Una tonnellata di alluminio sul mercato mondiale ha un prezzo di 1700 dollari. Durante l'assemblea straordinaria dei sindacati abbiamo dimostrato il sostegno nei confronti del direttore Kordić e abbiamo chiesto una sessione urgente del CS e il rifiuto delle dimissioni del direttore. Noi esportiamo annualmente beni per un valore di 600 milioni di dollari. Da qui, il Governo deve valutare se deve o no, sovvenzionare il prezzo dell’elettricità. Se il nostro debito totale è di 200 milioni di KM, di cui una metà è verso i fornitori e le banche commerciali, allora qualcosa non va." Nell’Aluminij sono impiegati 850 lavoratori. La nuova direzione ha risparmiato 2,2 milioni di KM al mese. I salari sono stati ridotti del 20%, del 40% ai manager e del 50% alla direzione. "Il salario medio nell’Aluminij è di 1590 KM, e per quanto ne so io, nella elettrolisi e nella fonderia, dove il lavoro è molto più difficile, i salari sono inferiori alla media. Non so come possa essere interresse di qualcuno, quello di bloccare la produzione dell’Aluminij." ha detto Marić. Anche se il fallimento è stato considerato come un’opzione, non è stato previsto, dice Trhulj. Lo stesso, ha riferito che l’Aluminij ha bisogno di un direttore severo, ma anche che la EP HZHB non deve essere messa in discussione e che la stessa Aluminij deve rispettare gli accordi firmati. "Non si può solo chiedere aiuto e accumulare debiti. Non si può gestire danneggiando la EP HZHB e danneggiando, in questo modo i cittadini e le altre imprese nella FBiH" ha sentenziato Trhulj, aggiungendo che l’Aluminij non è vicina al fallimento. Mentre si abbatte il dramma sull’Aluminij, gli ispettori della polizia finanziaria della FBiH, controllano la gestione dalla guerra ad oggi, per portare alla luce che cosa è stato fatto negli ultimi 20 anni. Nel periodo successivo alla guerra, durante la gestione di Mijo Brajkovic, l’Aluminij ha avuto un problema simile, cioè sempre relativo al prezzo dell’energia elettrica, ma anche alla determinazione della struttura proprietaria. L’8 novembre del 2007, il Parlamento della FBiH ha adottato un accordo per risolvere le questioni in sospeso fra il Governo della FBiH e l’Aluminij. Grazie a quell’intesa, il Governo della FBiH è entrato nell’Aluminij, che durante la guerra era sotto la Herzeg Bosna croata. Non si sa se gli ispettori di polizia finanziaria della FBiH riusciranno a preparare la documentazione necessaria affinché le istituzioni giudiziarie possano chiarire e decidere e lo stato di diritto, finalmente possa entrare nell’Aluminij. Forse l'indagine rivelerà qual è stato il ruolo di Mijo Brajkovic, ma anche del Governo della FBiH negli eventi che da anni agitano l’Aluminij.

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