Banja Luka - Zeljko Raljic, direttore e redattore del portale Istinito e del settimanale Respekt, è stato interrogato dalla Polizia della Republika Srpska, giovedì 18 luglio, per conto del Ministero degli Affari Interni della RS, dopo aver pubblicato le foto del manifesto affisso nelle strade di Banja Luka sul "Clan di Laktasi", ricevute dalla sua redazione. Raljic ha dichiarato per l'agenzia Fena di aver interpretato il gesto di convocazione presso la centrale di polizia come una sorta di pressione nei confronti del suo media, per aver pubblicizzato l'iniziativa del fronte dell'opinione pubblica.
Così, alla richiesta di fornire i dati delle sue e-mail, Ralijc ha fatto ricorso al codice giornalistico ed etico, rifiutandosi di consegnare ogni informazione. La Polizia della RS, di contro, lo ha avvisato che "resta un suo obbligo quella di conservare i dati elettronici che ha ottenuto" e che, dopo aver ottenuto un mandato dalla Procura, sarebbe stato disposto il sequestro delle attrezzature informatiche presenti nel suo ufficio. "Con tali tali parole, la polizia ha cercato di fare pressioni sulla libertà dei media.
Se legge permette di non rivelare le fonti di informazioni, e la polizia minaccia che sequestrerà i computer, allora mi chiedo a cosa serva il diritto dei giornalisti di non fornire la fonte di informazione", ha dichiarato Raljic. Il direttore della polizia della Republika Srpska, Gojko Vasic, ha dichiarato che, durante l'interrogatorio, è stato chiesto a Zeljko Raljic il "favore" di mantenere i dati su tali manifesti di via elettronica, qualora la Procura ne faccia poi esplicita richiesta. "Nel rispetto delle procedure, è stato avvertito che, se la Procura riterrà necessaria la sua attrezzatura informatica, attraverso la quale ha ottenuto informazioni sui manifesti, si potrebbe ancora indagare per ottenerla.
Nei suoi confronti non c'è nessun obbligo, perchè sin dall'inizio è stata una richiesta di un favore", ha dichiarato Vasic per Fena.
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La Polizia ritiene quindi, pubblicando il manifesto, abbia messo in pericolo la sicurezza di funzionari pubblici, come Milorad Dodik, accusato di corruzione e definito leader di un'associazione a delinquere. Oltre Dodik, tra i 'Wanted' compaiono il vescovo di Erzegovina Zahumlje Grigorije, indicato come il "capo spirituale della cosiddetta banda"; Slavko Mitrovic, consigliere di Dodik e contrassegnato come "ispiratore e istigatore dei crimini, che ha un gran numero di case, appartamenti e amanti"; il magnate Slobodan Stankovic, titolare della società edile di costruzioni Integral, e definito membro onorario del clan. Compare anche Milenko Čičić, proprietario della società privata "Caldera" e Ljubomir Ćubić, proprietario della "Niskogradnja"; Milos Cubrilovic, capo della sicurezza di Dodik, definito il membro più spietato del clan, paragonato a Srecko Kalinic del clan di Zemun.
Il poster poi nomina Budimir Stankovic, ritenuto "uno dei più crudeli membri del clan", proprietario di 30 ettari di terreno nei pressi di Prijedor nonché numerose proprietà nella RS; ed infine Borko Djurica, titolare della società di costruzioni Krajina. Nei manifesti, contrassegnati dallo slogan "Stop a criminalità e corruzione", sono menzionati noti politici e imprenditori di Banja Luka e Laktasi.
Questa è la terza volta nell'ultimo mese che a Banja Luka, durante la notte, delle persone anonime affiggono dei manifesti con cui accusano l'attuale Governo della RS di criminalità e corruzione.
Non si è fatta attendere la reazione delle ONG e delle associazioni di giornalisti. Transparency International è stata la più critica, affermando che l'interrogatorio di Raljic da parte del MAI della RS, rappresenta un diretto attacco alla libertà di informazione e di espressione. "Con l'interrogatorio di Zeljko Raljic e la richiesta dei nomi delle fonti di informazione giornalistica, la polizia della RS si è apertamente messa al servizio dei poteri attuali, violando i diritti umani fondamentali", afferma TI.
Il Consiglio amministrativo dell'Associazione dei giornalisti della RS ha condannato la convocazione del direttore di Istinito da parte della Polizia, e ha invitato tutte istituzioni della Srpska a permettere ai giornalisti di fare il proprio lavoro senza pressione, minacce e ricatti. L'Associazione ricorda che i giornalisti hanno il diritto di proteggere i propri interessi, anche dinanzi al tribunale, sottolineando che è "inaccettabile la minaccia che per questo caso sia stata sequestrata l'attrezzatura al portale Istinito". Come ritiene il Presidente di tale Associazione Dragan Jerinic, di recente nella RS è sempre più frequente la tendenza di abuso dei media e della loro libertà.
L'associazione di recente ha assunto un gruppo di avvocati e ha tentato di proporre una bozza di legge sui media, sopratutto i nuovi, che saranno trattati legalmente come anche quelli commerciali classici o i servizi pubblici.