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Sarajevo - La diffusione del wahhabismo e del salafismo in BiH ha allertato le agenzie di sicurezza dell'UE. Infatti, gli analisti europei hanno affermato che il wahhabismo e il salafismo hanno comportato una nuova generazione di jihadisti…
Sarajevo - La diffusione del wahhabismo e del salafismo in BiH ha allertato le agenzie di sicurezza dell'UE. Infatti, gli analisti europei hanno affermato che il wahhabismo e il salafismo hanno comportato una nuova generazione di jihadisti nazionali, i cosiddetti "diavoli bianchi", il cui aspetto li rende utili per infiltrarsi in modo inosservato in Europa, questa è l'affermazione dichiarata nello studio "Salafismo- wahhabismo, sostegno finanziario alle istituzioni educative, sociali e religiose" elaborato dalla Amministrazione generale per la politica esterna dell'UE. La comunità islamica radicale in BiH può essere la causa che porta i terroristi islamici a considerare la BiH una hall islamica dell'Europa e a utilizzarla come la base per la loro logistica e il loro reclutamento, precisa il rapporto, dove nella parte introduttiva vengono spiegate le origini del wahhabismo in BiH, il modo di finanziarsi, e la sua complicità che compromette la sicurezza dell'Europa. In questo contesto lo studio europeo ha ricordato alcuni eventi in BiH, come per esempio l'attacco all'Ambasciata americana a Sarajevo a ottobre del 2011, l'arresto dei wahhabiti nel 2008 e nel 2009 a causa della pianificazione di attacchi terroristici contro i cristiani in BiH, e infine l'attacco terroristico dei wahhabiti alla stazione di polizia a Bugojno a luglio del 2010. Infatti, il movimento wahhabita conta 3.000 sostenitori dei quali 1,4 milioni sono i musulmani che vivono in BiH, e la loro presenza è fonte di preoccupazione dell'UE. Le origini dei wahhabiti in BiH sono il risultato della guerra civile, esplosa durante il triennio 1992 - 1995, quando in questo paese erano arrivati circa 3.000 volontari islamici provenienti dall'estero, portando con loro notevoli somme di denaro e una certa quantità di armi, menziona la relazione. Infatti, l'UE avverte che tra questi è presente anche Naser Ahmed Nasir Abdullah al-Bahri (detto Abu Jandal) che era la guardia del corpo di Osama Bin Laden. Mentre l'Iran e il Pakistan ricevono le armi dalle autorità bosniache, l'Arabia Saudita ha dato oltre 373 milioni di dollari per lo "jihad bosniaco" ed ha svolto un ruolo importante nel movimento wahhabita in BiH finanziando le istituzioni sociali e religiose, aggiunge il report. Oltre a ciò gli esperti europei affermano che molti guerrieri islamici sono arrivati dall'estero durante la guerra e hanno ottenuto la cittadinanza bosniaca, e che gli stessi ora vivono in modo illecito nella campagne bosniache. <strong>L'Arabia Saudita diffonde la propaganda islamica</strong> L'Arabia Saudita ha costruito le mosche in BiH e ha diffuso la propaganda islamica e ha rafforzato il wahhabismo in questo paese. Infatti, le organizzazioni umanitarie hanno finanziato l'istruzione islamica dei musulmani della BiH all'estero, i quali in seguito sono diventati una fonte autorevole per la diffusione di idee radicali islamiche in BiH, afferma lo studio dell'UE. In questo modo, in BiH, oltre alla comunità islamica è stata creata una Accademia islamica a Bihac e Zenica, che diffonde l'islam conservativo. Gli esperti europei hanno sottolineano che le organizzazioni dell'Arabia saudita tutt'oggi operano in BiH e che l'appoggio principale agli islamisti radicali in questa terra arriva da Vienna. L'UE identifica, Nusret Imamovic, come il leader wahhabita in BiH, il quale ha pubblicamente appoggiato Al-Qaeda e lo jihad globale. Ciò significa che lo studio europeo "Salafismo- wahhabismo, sostegno finanziario alle istituzioni educative, sociali e religiose" comprende 5 capitoli che riguardano l'Egitto, la Tunisia, la BiH, il Pakistan e l'Indonesia, che sono considerati paesi campione dal momento che, gli stessi, dimostrano che gli islamisti radicali usano mezzi diversi: La BiH europea nel periodo postbellico, l'apparecchio di sicurezza in Pakistan, il potere economico dell'Indonesia, e i movimenti rivoluzionari in Tunisia e in Egitto, conclude lo studio dell'UE.
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