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Sarajevo - Migliaia di manifestanti provenienti da tutte le città della BiH, martedì 11 giugno, erano riuniti davanti al Parlamento della BiH e all'Ufficio dell'amicizia tra la Grecia e la BiH a Sarajevo, per chiedere…
Sarajevo - Migliaia di manifestanti provenienti da tutte le città della BiH, martedì 11 giugno, erano riuniti davanti al Parlamento della BiH e all'Ufficio dell'amicizia tra la Grecia e la BiH a Sarajevo, per chiedere l'adozione urgente della legge di introduzione del codice fiscale per i nuovi nati. Le proteste quindi non si arrestano, e il numero dei manifestanti continua ad aumentare. Le manifestazioni sono state appoggiate anche dai tassisti di Sarajevo, che con i loro mezzi hanno bloccato Marijin Dvor, e hanno ostacolato anche il traffico dei tram. Oltre ai cittadini di Sarajevo erano presenti anche quelli di Mostar, di Zenica, di Banja Luka e di Prijedor. I manifestanti hanno dichiarato che non sbloccheranno Sarajevo fino a quando le autorità statali non avranno soddisfatto le loro richieste. Infatti, confermando la decisione del PIC il quale ha sottolineato che l'Alto rappresentante in BiH (OHR) non adotterà una legge sul numero di identità personale facendo ricorso ai poteri di Bonn, i manifestanti di Sarajevo hanno avvisato che i politici nazionali non hanno la capacità di risolvere la questione del numero di identità personale nell'interesse del popolo. "Rimarremo qui per anni, fino a quando non cambierà qualcosa. Noi continueremo a fare pressione su Inzko. Ha i poteri di Bonn e deve assumersi le sue responsabilità. Inzko aveva promesso pubblicamente ai cittadini che utilizzava l'Autorità ed è giunta l'ora che metta in atto ciò che ha promesso. Il PIC può tornare a casa. Le persone che non vogliono lavorare per questo paese, possono andare a casa", ha scandito Nihad Alickovic, uno degli organizzatori delle proteste di Sarajevo. Ricordiamo che i manifestanti, oltre alla legge sul numero di identità personale, hanno chiesto anche che venga formato un fondo di solidarietà per la cura dei malati della BiH, che invece sono obbligati ad andare a curasi fuori dal paese, e infine la riduzione dei salari dei Ministri e dei deputati parlamentari del 30%. Alle proteste hanno aderito i genitori, gli studenti, e i cittadini di tutti gli strati etnici che sono appoggiati dalle diverse Associazioni dei disoccupati, degli agricoltori, dei tassisti, e dalla Comunità accademica. <br /> <strong>Evacuazione del Centro Commerciale</strong> Contemporaneamente alle proteste davanti al Parlamento, il Ministero degli Affari interni del cantone di Sarajevo (MUP KS) ha reso noto che una fonte anonima ha avvisato che nel centro commerciale Alta era stata messa una bomba. L'evacuazione del centro commerciale, nei pressi del Palazzo del Parlamento della BiH è avvenuta subito. Mentre Sarajevo è bloccata dai manifestanti, Banja Luka cerca di evitare uno scenario simile. Infatti, dal centro di Sicurezza di Banja Luka, martedì 11 giugno, hanno inviato all'Assemblea degli studenti del centro universitario "Nikolas Tesla" di Banja Luka l'avviso sul divieto delle proteste, annunciate per mercoledì, 12 giugno, ma gli studenti hanno risposto che non rispetteranno il divieto, dal momento che le proteste erano state annunciate per il 7 giugno mentre la decisione sul divieto è stata presa soltanto un giorno prima delle stesse.
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