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Discutiamone.
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Tirana - Il Ministero della Difesa dell'Albania ha reagito dopo la pubblicazione di un rapporto da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il quale dimostra che nel 2011, le autorità albanesi hanno venduto armi in Libia,…
Tirana - Il Ministero della Difesa dell'Albania ha reagito dopo la pubblicazione di un rapporto da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il quale dimostra che nel 2011, le autorità albanesi hanno venduto armi in Libia, violando l'embargo che l'ONU ha posto verso questo Paese, travolto da un conflitto armato. La reazione è scaturita in seguito alle polemiche del Partito Socialista (PS), stando alle quali l'Albania ha violato tale obbligo inviando munizioni in Libia, nel corso della rivolta contro il regime di Muammar Gheddafi. Il Segretario Generale del Ministero della Difesa, Edvin Kulluri ha definito diffamanti le accuse mosse dagli esponenti del PS, ed ha affermato che l'Albania non ha violato l'embargo dell'ONU.<br /> "Il Ministero della Difesa, trovandosi di fronte alla rinascita delle calunnie verso le istituzioni e lo Stato, si vede costretto a rispondere alle pretese assurde esposte dai deputati dell'opposizione", è quanto si apprende dalla comunicazione del Dicastero.<br /> Il Segretario Kulluri tuttavia ha ammesso che vi è stata l'esportazione di munizioni con dei contratti regolari realizzati con le Forze Armate di un Paese amico, che in base alla relazione del pannello di esperti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, rappresentano l'utilizzatore legale. Il Ministero della Difesa possiede l'intera documentazione che è stata messa a disposizione degli esperti dell'ONU, dimostrando quindi che l'Albania non ha violato l'embargo. Kulluri ha riferito che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha avviato un'indagine su 800.000 proiettili dal diametro di 12,7 mm. Secondo la relazione degli esperti, queste munizioni sono finite nelle mani delle forze ribelli anti-Gheddafi. Kulluri ha ribadito che l'Albania non ha violato nessun embargo internazionale e che queste armi non sono state utilizzate a favore del regime di Gheddafi, ma dei ribelli. Inoltre il Segretario ha affermato che le dichiarazioni dell'opposizione presentano due elementi di disinformazione. "In primo luogo, l'Albania non ha violato l'embargo internazionale; in secondo luogo queste munizioni non sono state utilizzate dal regime di Gheddafi ma dai ribelli. Perciò non capiamo la spiccata sensibilità del Partito Socialista verso il suo vecchio alleato, il colonnello Muammar Gheddafi, prescelto per la campagna diffamatoria di questa fazione verso lo Stato albanese", è quanto si apprende dalla dichiarazione del Ministero della Difesa. <strong>Il Rapporto dell'ONU</strong><br /> Stando al rapporto della commissione d'inchiesta dell'ONU, il presunto traffico d'armi si è verificato a distanza di un mese dall'omicidio del ex dittatore Muammar Gheddafi. Il gruppo sopraccitato, si è recato svariate volte a Tirana per raccogliere i dati in merito alla questione ed ha costato che il 10, l'11 ed il 12 settembre 2011, dall'Aeroporto di Rinas sono partiti tre aerei con a bordo le munizioni albanesi. Quest'ultime anziché giungere negli Emirati Arabi Uniti sono finite nella città libica di Bengasi. Lo schema del traffico comprendeva diverse compagnie iniziando dalla ‘MEICO’, la società di Stato albanese che gestisce l'import-export di armi. Nel mese di luglio 2011, la ‘MEICO’ è stata contattata da un'azienda armena, la ‘D.G Arms Corporation’, la quale ha chiesto di acquistare armamenti per conto degli Emirati Arabi Uniti. La ‘MEICO’ ha però preferito effettuare la vendita ad una società statale: la ‘Ukrinmash’, nelle mani del Governo ucraino. In base ai risultati dell'investigazione dell'ONU, la ‘MEICO’ ha venduto alla compagnia ucraina 800 mila proiettili calibro 12,7 millimetri. Gli inquirenti dell'ONU hanno scoperto che i proiettili albanesi, facevano parte di un ordine di 2 milioni di pezzi che l'Ukrinmash doveva vendere agli Emirati Arabi Uniti insieme a 1.000 armi automatiche tipo kalashnikov. Degli 1,2 milioni di proiettili il team investigativo dell'ONU non è riuscito a raccogliere nessuna informazione pertanto le indagini resteranno aperte. Questo schema che sulle carte sembrava un commercio legale di armi, nella realtà si è tramutato in un traffico illecito sulla rotta Tirana-Bengasi. Gli esperti dell'ONU hanno dimostrato che il 10, l'11 ed il 12 settembre 2011, la ‘MEICO’ ha assicurato i permessi di volo per esportare 800 mila proiettili da Rinas all'Aeroporto Internazionale di Abu Dhabi. Ma la rotta è stata deviata ed il carico di tutti e tre i velivoli è finito nella città libica di Bengasi. La compagnia aerea che ha effettuato il trasporto delle armi, l'armena ‘AYK AVIA’, è finita già da tempo sulla lista nera dell'ONU per aver violato l'embargo delle armi, in Somalia. Le autorità albanesi hanno spiegato agli esperti dell'ONU di essere all'oscuro della deviazione dei voli, che è avvenuta al di fuori dello spazio aereo albanese. Ma gli inquirenti sono in possesso di alcune prove che dimostrano la venuta a conoscenza del cambiamento di rotta da parte dei funzionari che non hanno intrapreso nessun provvedimento, come dimostra la domanda di atterraggio fatta dall'aereo alle autorità albanesi. Nonostante le armi dovessero raggiungere gli Emirati Arabi Uniti, dalla richiesta ufficiale dell'aereo di trasporto, presentata alle autorità aeroportuali albanesi è emersa la tratta Tirana - Zarzis - Bengasi. Durante la richiesta di atterraggio è stata sottolineata la pericolosità del materiale trasportato il che dimostra la presenza di armi. Inoltre, secondo il rapporto, i piani di volo sono stati messi a disposizione delle autorità aeroportuali albanesi mostrando come destinazione Bengasi. In totale vi sono stati tre aerei che hanno effettuato lo stesso itinerario. Dal documento dell'ONU si apprende che l'Albania ha inviato una lettera al panello investigativo spiegando che la deviazione unilaterale della rotta dei tre aerei non è stata notata né è stato possibile fermarla da parte delle autorità albanesi ed internazionali, perché si è trattato di un errore umano da parte degli agenti del traffico aereo.
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