Parliamone.
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Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Sarajevo - Il quotidiano Dnevi Avaz ha lanciato, nell'edizione di venerdì 10 febbraio, una dura invettiva nei confronti del membro bosniaco della Presidenza Bakir Izetbegovic, dal titolo "Il re della malavita bosniaca su una poltrona…
Sarajevo - Il quotidiano Dnevi Avaz ha lanciato, nell'edizione di venerdì 10 febbraio, una dura invettiva nei confronti del membro bosniaco della Presidenza Bakir Izetbegovic, dal titolo "Il re della malavita bosniaca su una poltrona presidenziale: Perché Bakir accusa gli altri dei suoi delitti?". Un attacco probabilmente voluto dal suo fondatore Fahrudin Radončić, come risposta alle accuse della sua colpevolezza, per l'omicidio di Ramiz Delalić Ćela, mosse dai testimoni del processo nei confronti di Zijad Turkovic, accusato di associazione a delinquere. L'Avaz quindi rivela che Šejla Jugo-Turković - moglie del sospetto leader malavitoso Zijad Turkovic - Vildana Selimbegović, Dženana Karup-Druško e Duška Jurišić, stanno esercitando delle pressioni sulla Procura della BiH affinchè l'indagine sull'omicidio di Ramiz Delalić Ćela venga allontanata da Bakir Izetbegović e dalla leadership della mafia bosniaca, accusando apertamente Fahrudin Radončić. Ricordiamo che Turkovic e il suo gruppo sono accusati di cinque omicidi mostruosi e tre tentati omicidi, di traffico internazionale di droga, di riciclaggio di denaro e di uno dei più grandi furti commessi in Bosnia, ossia il saccheggio per un valore di 2,5 milioni di KM del Centro Cargo dell'Aereoporto di Sarajevo. Il quotidiano "Dnevni avaz" ha elencato una lunga lista di eventi che attribuisce a Bakir Izetbegović, come mandante di un omicidio che definisce 'politico'. "<em>La rivelazione dell'assassino di Ramiz Delalić Ćela e dei suoi "beneficiari" politici nell'ambito del processo giudiziario contro il clan di Turković hanno suscitato il panico nel gruppo unito intorno a Bakir Izetbegović. Non è un segreto che negli anni Novanta proprio Bakir Izetbegović ha intrattenuto dei rapporti con tutte le persone della malavita che si sono messe al servizio dell'SDA o dell'Esercito della BiH</em> - afferma Avaz, continuando -.<em> I paramilitari erano in contatto con Mušan Topalović Caco, che ha ucciso molti serbi di Sarajevo, ma anche bosniaci, nonché gli ex uomini della magistratura che hanno avuto un ruolo nei processi giudiziari del periodo precedente alla guerra verso le cosiddette 'attività anti-statali'. Caco, che in seguito si è allontanato dalla leadership gerarchica dell'esercito della RBiH, è stato catturato vivo e portato nei locali della ex Prima brigata dell'Esercito della BiH. Secondo il principio 'bocche morti non parlano', è stato ucciso sul posto, portando con sé i segreti dei crimini e dei loro mandanti. In questa azione, tuttavia, Ramiz Delalić Ćela non è stato ucciso, ma successivamente è stato liberato. Delalić, a differenza di Caco, che operava localmente e gestiva la linea a Stari Grad (Centro Storico), era molto più flessibile. Sosteneva che lavorava per lo "Stato", per Alija, Bakir, e poi per la polizia segreta AID. Si è allontanato da Bakir Izetbegović dopo l'omicidio di Nedžad Ugljen, perché ha detto pubblicamente che la leadership della Bosnia ed Erzegovina ha ucciso Ugljen"</em>, scrive il Dnevi Avaz. Così le relazioni tra Delalić - Bakir Izetbegović sono peggiorate. Secondo alcuni rapporti dei media, citati da Avaz, Delalić ha chiesto all'Izetbegović-giovane un milione di marchi per l'omicidio dello "srpski svat" (un personaggio molto importante nella tradizionale festa del matrimonio ortodosso) il 1° marzo 1992, dinanzi alla Stara srpska crkva (Vecchia chiesa serba) a Baščaršiji, Sarajevo. A recuperare i loro rapporti, continua Avaz, non ha aiutato neanche il fatto che Izetbegović ha assicurato a Delalić un posto esclusivo a Sarajevo, come comandante di guerra della Nona Brigata, presso il bar "Kiborg". Izetbegović, presumibilmente, si è rifiutato di pagare un milione di marchi a Delalić. Da tutto questo, secondo Avaz, è scaturita la versione secondo la quale la tomba del defunto presidente Izetbegović è stata minata proprio da Delalić e dai suoi contatti del Sangiaccato , per avvertire Bakir che deve pagare l'importo indicato. Nello stesso scenario, Izetbegović, tramite i media, ha cercato di fare pressioni nei confronti delle autorità della polizia e della magistratura per scoprire chi fosse il responsabile dell'oltraggio alla tomba di suo padre. "<em>Quando le indagini hanno rivelato che si trattasse di Delalić, Izetbegović ha taciuto e ha utilizzato la giustizia a suo favore. Delalić è stato ucciso, e pubblicamente è stato immediatamente detto che era stato ucciso da Ljirim Bytyqi proveniente dal Kosovo, su ordine di Mohammed Ali Gashi -</em> scrive Avaz -.<em> Il processo contro Gashi per racket e la pena di 17 anni di carcere alla fine hanno dimostrato che l'assassino di Delalić e il beneficiario del delitto stanno ancora camminano a piede libero</em>".<br /> <br /> Secondo il quotidiano di Sarajevo, è stato innescato uno scenario in modo da far risalire le accuse alla pista albanese. <em>"Nel gioco è stato coinvolto Nasser Keljmendi, il quale come straniero a Sarajevo nonchè albanese, avrebbe dovuto suscitare la simpatia per il gruppo di Izetbegović e l'antipatia 'dell'altra parte'. Tramite i kosovari di Bakir, in tutto questo sono stati inseriti i media della Serbia, e lo scopo di tutto era di smentire agli occhi del pubblico e della Procura la vera ragione dell'omicidio di Delalić. Allo stesso modo, tramite i media, l'indagine dell'assassinio di Delalić viene spinto in un vicolo cieco, come avvenuto con l'assassinio dei membri della famiglia del primo comandante dell'Esercito della RBiH, Sefetr Halilalović, con l'assassinio di Ugljen o Leutar. E' interessante che</em> - continua Avaz - <em>anche 17 anni dopo la guerra, nel gioco sono coinvolti le stesse leve di informazione, intelligence, polizia e giustizia, o individui al loro interno. Inoltre, è anche simile il metodo di finanziamento. Quando la comunità internazionale ha rimosso l'AID, questo servizio segreto è stato finanziato dall'SDA con il denaro sottratto alla "Sarajevska pivara". Come ex capo del Dipartimento per le risorse umane presso il Ministero degli Interni della BiH e proprietario attuale della proprietà sequestrata alla 'Pivara', Hilmo Selimović si è liberato di due testimoni, con il suo primo milione di marchi, cioè del direttore Ferid Prašović e del direttore finanziario Žiga, che rientrano tra le vittime del circuito Izetbegović-Selimović</em>". Secondo Avaz, la Procura cantonale per anni ha seguito il caso di omicidio di Prašović, e tutto è stato completato nel noto stile di governo della mafia bosniaca, ossia nel silenzio. L'Avaz quindi sostiene che "Bakir sapeva tutto", e che "molto materiale pubblicato dopo la guerra dimostra chi sia ancora il re della malavita statale bosniaca". Cita così l'intervista che Ramiz Delalić ha dato prima della sua morte allo "Slobodna Bosna", sotto il titolo "Ho ucciso per Alija", e poi gli articoli "Come abbiamo ucciso Nedžad Ugljen", dove spiega tutta la crudeltà dei suoi capi politici. Nella sua confessione sensazionalistica, ricorda Avaz, Delalić svela molti segreti e spiega lo sfondo dell'omicidio di Nedžad Ugljen.<br /> L'articolo di "Avaz" si conclude con l'appello di Fahrudin Radončić che la BiH faccia luce sui suoi cadaveri politici se vuole seguire la strada europea e la vera democrazia, "cosa che non piace ai profittatori della guerra ed ai loro capi politici, nella specie di Bakir Izetbegović". Chiede quindi che le Procure non politicizzate e i pubblici ministeri finalmente inizino a scoprire i veri assassini, causando un effetto domino quando saranno svelati i mandanti degli omicidi. Si domanda, inoltre, "perché Bakir Izetbegović, dopo tutto, non spiega come mai la 'Sarajevske pivara' si è trasformata in lavanderia, dando a Turković il via libera della AID nella guerra, vendendo il veicolo blindato di Alija Izetbegovićc, o peggio, consegnandogli dispositivi di intercettazione della stessa intelligence". Denuncia, infine, le pressioni nei confronti dei procuratori statali Oleg Čavk e Diana Kajmaković, nonchè verso la Televisione Federale (FTV) e "Avaz", che non riportano i dati del processo di Turković.<br />
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