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NOTIZIE · OI-288968 · 30/01/2012 20:45:00 · 5256 g fa3 min lettura
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graduale il ricambio dei lavoratori croati

DiOsservatorio ItalianoSommario

Zagabria - Le instabilità e i conflitti armati in Siria continuano ad incidere sull'economia croata, in quanto presto l'Ina potrebbe lasciare gli investimenti petroliferi effettuati nell'instabile Paese mediorientale. Secondo quanto…

Zagabria - Le instabilità e i conflitti armati in Siria continuano ad incidere sull'economia croata, in quanto presto l'Ina potrebbe lasciare gli investimenti petroliferi effettuati nell'instabile Paese mediorientale. Secondo quanto riportato dallo Slobodna Dalmacija, sono attualmente in corso i preparativi per il ritiro dei lavoratori croati dagli impianti nei pozzi di petrolio situati in Siria. La società petrolifera croata, tuttavia, non lascerà il lavoro in Siria, mentre i lavoratori croati verranno rimpatriati per un certo periodo di tempo e sostituiti dai lavoratori siriani e pachistani. L'INA ha infatti escluso la possibilità che possa vendere i pozzi di petrolio in Siria, vista la loro alta redditività. Stando alle valutazioni dello studio di fattibilità, al momento dell'inizio del progetto, circa 10 anni fa, il valore di un pozzo e dei successivi due compreso tra i 90 e 180 milioni di dollari, in un periodo in cui il prezzo del petrolio era pari a 25 dollari a barile. Nel frattempo il progetto Siria ha consentito di aprire 28 pozzi e il prezzo del barile oggi è molto più alto. Anche gli investimenti nel progetto sono molto al di sopra degli importi previsti per i 180-200 milioni di dollari. E' stato investito più di un miliardo di dollari, e seconde le informazioni rese disponibili dall'INA, fin ora è stato pagato più di metà dell'importo. Secondo le ultimi valutazioni, il valore del progetto è compreso tra uno e due miliardi di dollari, e nonostante negli ultimi mesi stia affrontando dei problemi in relazione al pagamento delle forniture prodotte, in particolare per il gas, da cui guadagnava da mesi 30-70 milioni di dollari, la società conferma che non venderà i pozzi di petrolio. Ritiene infatti che quando la situazione in Siria si stabilizzerà si potrà recuperare il pagamento mancato dalle autorità siriane con gli interessi o con altri benefici.   La nuova crisi iraniana e l'instabilità in Siria non dovrebbero minacciare la fornitura del mercato croato con derivati petroliferi, perchè le società guidate dall'Ina hanno importato nelle ultime settimane ulteriori quantità di petrolio. Nei depositi di stoccaggio sono attualmente disponibili poco più di 200 mila di tonnellate di benzina e circa 15 mila tonnellate di diesel, sufficienti a coprire la fornitura di benzina durante i prossimi cinque mesi, accanto alla vendita di tre mesi dei carburanti diesel. Stando alle informazioni dell'Agenzia croata per le riserve obbligatorie di petrolio e dei derivati petroliferi (HANDA), le disponibilità attuali dei carburanti diesel sono ad un livello quasi più alto negli ultimi 12 mesi. Data la delicatezza della questione, nessuno sa che ipotesi fare per i consumatori europei, specie per quello che potrebbe significare la chiusura a lungo termine dello stretto di Hormuz e il blocco dell'accesso ad altri grandi esportatori di petrolio nei pressi della costa del Golfo Persico, come Arabia Saudita, Iraq e Kuwait.

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