Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Belgrado - Il Ministero degli Interni della Serbia, sulla base delle stime della sicurezza interna, ha vietato lo scorso venerdì 30 settembre diverse riunioni previste nelle giornate di sabato e domenica, 1 e 2 ottobre, tra i quali il "Gay…
Belgrado - Il Ministero degli Interni della Serbia, sulla base delle stime della sicurezza interna, ha vietato lo scorso venerdì 30 settembre diverse riunioni previste nelle giornate di sabato e domenica, 1 e 2 ottobre, tra i quali il "Gay Pride" o le riunioni in piazza di membri delle associazioni LGBT. Gli attivisti tuttavia hanno tenuto sabato una "piccola manifestazione in Piazza Terazije", dove diverse persone per qualche minuto hanno bloccato il traffico nel centro, dietro la scorta della polizia, portando in mano cartelli con scritto slogan sulla rivendicazione dei diritti umani nel dichiarare la propria sessualità. Nonostante l'annullamento del corteo, Belgrado ha visto comunque il dispiegamento di oltre un centinaio di poliziotti armati. I reporter del quotidiano "Press" hanno cercato alle ore 10 di raggiungere il "tradizionale" punto di incontro del pride parade, ma sono stati bloccati, in quanto la polizia "aveva ordini precisi di non lasciare passare nessuno tranne persone che portano i cani e le persone che hanno più di 65 anni nel parco Manjež". Alla domanda dei giornalisti di Press sul perché gli stessi giornalisti non possono passeggiare attraverso il parco, hanno ottenuto la seguente risposta: "Questo è un ordine! Non è stato consentito l'accesso ai giornalisti, è permesso scattare delle foto, ma non camminare". Così, "nei pressi di uno degli ingressi del parco, dove si sono fermati i giornalisti di Press, vi era una scena surreale: poliziotti serbi in uniformi mimetiche, armati di tutto punto con scudi protettivi e caschi, e dinanzi a loro cuccioli di golden retriever, maltesi, pechinesi", riportano i cronisti di Press. Come l'area del parco Manjež, nella stessa giornata di domenica 2 ottobre, sono state protette anche le ambasciate, di fronte alle quali, vi erano in media una dozzina di poliziotti in divisa, e a pochi metri di distanza erano stati posizionati agenti in borghese. Un elevato numero di poliziotti si trovava di fronte al Media Center di Terazije, dove gli organizzatori di Pride hanno tenuto una conferenza stampa. Un forte cordone di polizia proteggeva tutti gli ingressi mentre la conferenza era in corso. Qui sono stati arrestati sei giovani, che avevano con sé maschere e mazze da baseball. E' stato arrestato anche un giovane che - secondo il vice direttore della polizia Srdjan Grekulovic - stava "cercando di creare una riunione dinanzi all'Assemblea della Serbia". Gli organizzatori del gay pride e i loro ospiti hanno accusato la polizia di "aver capitolato dinanzi alla violenza, e di aver aperto le porte ai teppisti, consentendo l'ingresso dell'ideologia fascista in grande stile". <strong>Serbia minacciata da 5.000 estremisti</strong>. Tuttavia non sono i membri della popolazione LGTB quelli che minacciano la sicurezza della Serbia, bensì 5.000 teppisti e hooligans, appartenenti a 30 organizzazioni estremiste e dei movimenti dell'ala radicale dei gruppi di tifosi. La polizia, in genere, conosce i loro nomi, e proprio a loro ha pensato Ivica Dacic, quando ha spiegato - in un'intervista al quotidiano Press - cosa intendevano di fare domenica 2 ottobre, nel giorno del Gay Pride. Attacchi alle ambasciate, incendi, sequestro di autobus e tram, facendo rivivere a Belgrado le giornate di panico dello scorso anno. Gli interlocutori del quotidiano Press stimano che, vista la situazione politica nel paese e le pressioni provenienti da forze della regione e dell'Europa, i gruppi estremisti stanno crescendo, ragion per cui era lecito attendersi che durante il Gay Pride sarebbe sicuramente accaduto un incidente molto grave. Quasi tutti hanno accolto con favore la decisione di vietare la riunione. <strong>Dati del Ministero degli Interni. </strong>In Serbia, come mostrano i dati operativi della polizia, sono attive circa 30 organizzazioni estremiste e gruppi di tifosi, che diffondono l'odio religioso e nazionale, la violenza e la paura. I membri sono per lo più giovani, dai 17 ai 30 anni, ma tra gli ideologi ci sono anche cinquantenni. La maggior parte dei gruppi, circa 20 di loro, opera al livello locale e dispone di un centinaio di soci. Gli altri dieci, sono quelli che di solito sono menzionati nel grande pubblico, come "Nacionalni stroj" (l'unica organizzazione che è stata proibita dalla Corte costituzionale ), "Krv i čast", "Pokret 1389", "Obraz", "Dveri", "Naši". Tutte insieme, come è stato confermato ufficiosamente dalla polizia, vi sono circa 5.000 persone, potenziali teppisti e sabotatori. L'esperto di sicurezza Zoran Dragisic ritiene che il numero dei gruppi estremisti in Serbia sta crescendo e nel corso degli ultimi tre anni si stanno rafforzando costantemente. "Questi gruppi non sono tanto forti, ma il governo non riesce a contenerli una volta che sfoderano la loro violenza. Proprio a causa della forza di queste organizzazioni, il Gay Pride è stato annullato", ha detto Dragisic. Anche Pavle Hedjesi, presidente dell'Associazione di polizia "Solidarnost" (Solidarietà), si dice d'accordo. "Se la sfilata non fosse stata vietata, non potremmo immaginare che cosa accadrebbe a Belgrado, vista la situazione politica non solo in Serbia ma in tutto il mondo. Se prendiamo in considerazione la situazione in Kosovo, Novi Pazar, e il conflitto nazionale in Vojvodina, è chiaro che gli estremisti avrebbero agito in maniera molto più violenta e frequente rispetto allo scorso anno. Non dovremmo chiederci perché la sfilata è stata annullata, ma perché c'è tanta violenza nella società e come può essere ridotta", ha detto Hedjesi. Gli analisti stimano che questo tipo di estremismo in Serbia è cominciato a svilupparsi nel 2000 e il primo elenco ufficiale dei neo-nazisti ed estremisti la polizia lo ha fatto nel 2005. I gruppi potrebbero essere classificati tra nazionalisti, sostenitori del nazismo, clero-fascisti e ultrà. "Ogni gruppo ha più sostenitori che iscritti", dice uno degli interlocutori del quotidiano. Zoran Milivojevic, psicoterapeuta, ritiene che "sia cresciuto un conflitto inconciliabile, non tra i membri della popolazione gay e gli avversari violenti della parata, ma tra gli avversari violenti e la polizia". Milivojevic ha sottolineato che in questo momento la Serbia certamente non aveva bisogno di immagini di teste insanguinate da trasmettere nel mondo. "E' sintomatico che proprio gli ambasciatori dei Paesi che hanno sostenuto l'indipendenza del Kosovo erano tra coloro che hanno anche sostenuto il corteo", ha notato Milivojevic. <strong>Belgrado come Londra.</strong> Altro pericolo per la Serbia proviene da internet, tale che le forze di sicurezza temono scenari molto simili alle incendiarie rivolte delle metropoli europee. Emulando i conflitti recenti nel Regno Unito, la "rete" è sempre più indicata come un comodo mezzo di comunicazione per coloro che vogliono nascondere le loro azioni agli occhi della polizia. Secondo il consulente per la sicurezza in Internet, Danilo Cvjeticanin - interrogato dal quotidiano Novosti - è poco probabile che gli accordi seri passino attraverso le chat pubbliche, o sui siti con giochi. "Di solito quelli che si dichiarano pubblicamente su internet sono solo i ragazzi che vogliono ostentare il loro coraggio e attirare l'attenzione dei grandi su se stessi", dice Cvjeticanin. "I veri attori stanno certamente cercando modi più sicuri di comunicare. Così possono far parte di forum solo gli iscritti privilegiati che godono della fiducia dei dirigenti". <strong>Le reazioni dei partiti politici. </strong>Partiti filo-governativi, hanno riposto l'accento maggiormente sulla necessità di adottare un quadro giuridico che vada a sensibilizzare la società e a prevedere queste aggressive reazioni da parte dei gruppi di estremisti. Secondo il partito LSV, e lo stesso URS, lo Stato ha un atteggiamento tollerante nei confronti dei gruppi estremisti, non attua le leggi già esistenti, ed invia un messaggio non buono, ossia che la violenza è l'unico strumento. "Chiederò al ministro Dacic quante persone sono state arrestate perché hanno pianificato la distruzione della proprietà pubblica e hanno messo in pericolo la sicurezza dei cittadini", ha detto Aleksandra Jerkov dell'LSV. Mentre il partito LDP appoggia il Gay Pride affermando che sono stati violati dei diritti umani, l'SNS non ha nessun atteggiamento chiaro su questo evento, né appoggia né critica il Gay Pride perché crede che la Serbia abbia problemi più importanti nella vita. "Il governo sta deiando l'attenzione dei cittadini dalle questioni importanti della vita, come la difficile situazione economica ed i problemi in Kosovo", ha dichiarato Aleksandar Vucic. Secondo il membro del partito SRS Dragan Todorovic, l'intera vicenda è uno stratagemma di marketing delle autorità. "Io non potrei indicare nessuno come estremista, ma penso che chi opera al di fuori della legge debba essere arrestato. Le autorità applicano però diverse leggi, quindi in Vojvodina c'è un'organizzazione che agisce contro la Costituzione, "Županija 64" (Distretto 64), a Novi Pazar c'è invece Zukorlic, che sostiene apertamente il separatismo", ha detto Dragan Todorovic. Da notare, tuttavia, che l'annullamento delle manifestazioni non risolverà il problema della Serbia con questi gruppi, a meno che non farà dei passi concreti contro coloro che minacciano la sicurezza dei cittadini, indipendente dal fatto a quale gruppo o etnia nazionale appartengano. Ciò per evitare che sia "terreno fertile" per quelle classi di persone e strati sociali insoddisfatti, che alimentano rancori.
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