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Belgrado - Con un'operazione condotta dall'Agenzia per l'informazione e la sicurezza e dalla Direzione della polizia, sono stati arrestati lo scorso 19 settembre sette cittadini serbi, accusati di voler vedere al Governo del Sud Sudan il software…
Belgrado - Con un'operazione condotta dall'Agenzia per l'informazione e la sicurezza e dalla Direzione della polizia, sono stati arrestati lo scorso 19 settembre sette cittadini serbi, accusati di voler vedere al Governo del Sud Sudan il software di direzionamento dei proiettili di mortai, quotato sul mercato nero fino a un milione di dollari. Si tratta di Djordje Tesic (57), Miodrag Djuricin (60), Momir Gacesa (65), Milan Gajic (69), Dusko Kujundzic (60), Djuro Kresovic (52) , Franc Kunsic (65) e Miroslav Naglic (51). Tra gli arrestati, quattro erano lavoratori in pensione dell'Istituto tecnico militare della Serbia a Zarkovo, decidendo poi di ricapitalizzare l'esperienza appresa nella creazione di un software per le armi. Su di loro grava l'accusa di aver redatto e stipulato un accordo di vendita di un software bellico destinato al Sud Sudan, Paese attualmente sotto embargo per le importazioni di armi e attrezzature militari. "Il dispositivo su cui si installa questo complesso software è molto costoso. Ha la forma di un computer portatile, che viene collegato ad uno dei mortai, e poi viene collegato con tutta la batteria disposta sulla trincea di combattimento. Attraverso questo software si può stabilire con precisione millimetrica il bersaglio, nonchè la cadenza e la frequenza delle detonazioni di tutti i mortai. Il suo prezzo varia fino a un milione di dollari, ma può superare questa cifra", spiega un esperto militare per "Blic". In particolare, si tratta di un sofisticato dispositivo, composto di parti di software e hardware, che attua un sistema automatico di controllo delle detonazioni, progettato per migliorare la velocità, la precisione e la durata dei colpi di mortaio. Il programma che controlla il sistema è stato progettato da Franc Kunsic, cittadino sloveno. Djuricin, Gacesa e Gajic avevano il compito di costruire la parte del sistema hardware. Djuricin era l'ex direttore dell'Istituto Tecnico-Militare di Belgrado e dottore ingegnere meccanico in pensione. Gli altri due sono ingegneri elettronici in pensione, anch'essi ex dipendenti dell'Istituto Tecnico-Militare di Belgrado. Allo stesso tempo sembra che uno degli imputati, Djordje Tesic, sia uno stretto parente di Slobodan Tesic, trafficante di armi e proprietario della società "Melvale". Anche se attualmente la polizia non ha informazioni sulla possibilità che siano stati coinvolti tutti in tale traffico con il Sud Sudan, si sospetta che comunque collaborino. <strong> Scheda - Slobodan Tesic</strong> - Alla fine degli anni novanta ha stipulato un contratto con la società "Zastava oružje", la quale consegnava armi e attrezzature belliche nelle Filippine, senza però mai ottenere il denaro della commessa.<br /> - Nel 2003, con la sua compagnia "Temaks", è stato inserito nella lista nera delle Nazioni Unite per le esportazioni di armi verso la Liberia. La Serbia in quel periodo è riuscita ad evitare l'embargo sulle esportazioni di armi.<br /> - Nel 2005 ha fondato l'azienda "Melvale", con sede a Belgrado e nelle isole Seychelles. Conclude i contratti con le società "Krušik" di Valjevo, "Sloboda" di Cacak, per le esportazioni di armi in Georgia senza licenza. Il contratto non è stato portato a termine e lo Stato, un anno dopo, ha indennizzato le due società nazionali.<br /> - Nel 2006 ha stipulato un contratto con la società "Zastava" per l'esportazione in Nigeria. I dirigenti di "Zastava" nel procedimento giudiziario sono stati accusati per abuso di ufficio.<br /> - Nel 2009 ottiene un contratto di esportazione di armi verso la Libia, del valore di 50 milioni di dollari, dalle fabbriche "Sloboda" di Cacak e "Zastava oružje" tramite la società "Melvale".<br /> - Nel mese di ottobre del 2009 la sua società fittizia, ha firmato un contratto di 78 milioni di dollari con il Ministero della Difesa dello Yemen, per la consegna delle armi nei primi mesi di gennaio del 2010.<br /> - La Melvale è tutt'oggi attiva in mercati che sono sotto embargo, che però garantiscono maggiori profitti. <br />
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