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NOTIZIE · OI-282305 · 12/08/2011 22:30:00 · 5426 g fa10 min lettura
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Desertec, gas e la guerra per le interconnessioni

DiOsservatorio ItalianoSommario

I nuovi sviluppi della crisi finanziaria in Europa, monopolizzando l'attenzione dei media, hanno posto in penombra le attuali evoluzioni del mercato energetico nel Mediterraneo.  Il grande spettro di alternative che si stagliano dinanzi all'UE…

I nuovi sviluppi della crisi finanziaria in Europa, monopolizzando l'attenzione dei media, hanno posto in penombra le attuali evoluzioni del mercato energetico&nbsp;nel Mediterraneo.&nbsp;&nbsp;Il grande spettro di alternative che si stagliano dinanzi all'UE si pu&ograve; oggi ridurre a due colossali progetti, quello della interconnessione delle pipeline che attraversano il Corridoio del gas del Sud, e quello del Desertec, super-rete di interconnessione elettrica tra Nord Africa ed Europa Meridionale.&nbsp;Entrambi i progetti dovranno alimentare il fabbisogno energetico della ricca Europa Centro-Settentrionale, mentre i paesi nord-africani nonch&egrave; quelli del Medioriente e centro-asiatici saranno diretti fornitori di energia.&nbsp; <strong>Desertec. </strong>Con un bilancio di 400 miliardi di euro, il Desertec &egrave; un colossale progetto volto a costruire una rete di interconnessione elettrica tra il Nord Africa e l'Europa, alimentata da fonti rinnovabili derivanti dall'installazione di centrali solari ed eoliche nel deserto del Sahara, tra cui Algeria, Marocco e Tunisia. Gran parte della energia elettrica prodotta sar&agrave; distribuita in Europa per soddisfare il grande fabbisogno energetico. Per generare tali enormi quantit&agrave; di energia elettrica sono state progettate gigantesche centrali solari nonch&egrave; elettrodotti ad alta tensione che passeranno sul fondale del Mar Mediterraneo. Secondo il progetto, l'elettricit&agrave; generata in Africa comincer&agrave; ad alimentare la rete europea alla fine del 2015 per coprire il 15% del fabbisogno energetico europeo nel 2050. Nelle prime fasi saranno intrapresi i progetti di interconnessione tra Spagna e Marocco, e Italia Tunisia, &nbsp;A promuovere il progetto &egrave; stata&nbsp;nel 2003&nbsp;la Desertec Foundation, fondata in Germania &nbsp;dal Club di Roma e dal National Energy Research Center Jordan, sulla base degli studi scientifici svolti dal Centro Aerospaziale Tedesco (DLR) e dalla Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation (TREC). Il 13 luglio 2009, si sono aggiunte dodici aziende provenienti da Europa e Nord Africa, con l'intento di portare avanti una iniziativa industriale, che funge essenzialmente da lobbying. Il 30 ottobre 2009, viene fondata a Monaco di Baviera la joint-venture Desertec Industrial Initiative Dii GmBH, sottoforma di societ&agrave; a responsabilit&agrave; limitata di diritto tedesco. La Dii &nbsp;si identifica con un consorzio di 12 societ&agrave;, a cui poi si aggiungono in un secondo momento altre 6, mentre al momento vi sono circa &nbsp;20 azionisti, oltre poi &nbsp;a 35 partner.&nbsp; &nbsp; <strong>Azionisti Dii GmBH</strong> <strong>&nbsp;Partner</strong> <strong>&nbsp;Consulenti specializzati&nbsp;</strong> <strong><u>Societ&agrave; fondatrici</u> </strong><br /> <br /> - Munich Re;<br /> - Abengoa Solar;<br /> - RWE;&nbsp;<br /> - Deutsche Bank,<br /> - Siemens;<br /> - ABB;&nbsp;<br /> - E. ON;<br /> - HSH Nordbank;<br /> - Cevital, societ&agrave; algerina;&nbsp;<br /> - M &amp; W Group;&nbsp;<br /> - Schott Solar, azienda tedesca<br /> specializzata nel solare;<br /> - Flagsol in joint venture<br /> con Ferrostaal e Solar Millennium&nbsp; 3M<br /> AGC<br /> Audi<br /> BASF<br /> Concentrix solar<br /> Conergy<br /> Deloitte<br /> Evonik Industries<br /> GL Garrad Hassan<br /> HSBC<br /> IBM<br /> ILF<br /> Morgan Stanely<br /> Nur Energie&nbsp;<br /> OMV<br /> MPG Bearing Point<br /> Bilfinger Berger<br /> Rexroth, Bosch Group<br /> Commerzbank<br /> FCC Servicios&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ciudadanos<br /> First Solar<br /> Flabeg<br /> Fraunhofer<br /> Italgen Italcementi&nbsp;<br /> Kaefer<br /> Lahmeyer&nbsp;International<br /> Maurisolaire<br /> Schoeller Renewables<br /> SMA Solar Technology<br /> Terna Energy SA<br /> TUV SUD&nbsp; <strong><u>Successivi azionisti</u> </strong><br /> &nbsp;<br /> - Nareva, propriet&agrave; della ONA, holding del Marocco<br /> controllata dalla famiglia&nbsp;reale;<br /> - Enel Greenpower;<br /> - Saint Gobain;<br /> - Red El&eacute;ctrica de Espa&ntilde;a;<br /> - Terna;<br /> - Unicredit;<br /> - Soci&eacute;t&eacute; tunisienne de l'Electricit&eacute; et du gaz &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il consorzio cos&igrave; conformato si presenta come una sorta di lobby, il cui&nbsp;obiettivo &egrave; quello di creare le condizioni per una rapida attuazione della interconnessione elettrica dei 14 Stati del&nbsp;Desertec, che appartengono all'Area EUMENA (Europa-Medio Oriente-Nord Africa), alimentata&nbsp;da fonti energetiche del&nbsp;solare e dell'eolico. Nelle prime fasi, l'iniziativa si &egrave; posta come mission quella di&nbsp;identificare le tecnologie appropriate&nbsp;per la produzione e trasmissione di energia, e cos&igrave; tutte le tecniche attualmente collaudate e nella disponibilit&agrave; delle societ&agrave;&nbsp;per la conversione dell'energia solare ed eolica in elettricit&agrave;, nonch&egrave; per &nbsp;la trasmissione a lunga distanza. Tra queste sono state gi&agrave; proposte la tecnologia CSP (Concentrated solar power, che utilizza specchi parabolici e una torre di accumulazione), nonch&egrave; &nbsp;la tecnologia fotovoltaica. Allo stesso tempo, viene promossa l'elaborazione di un programma di sviluppo &nbsp;tecnico ed economico, ed un quadro politico e normativo per&nbsp;incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili e delle reti&nbsp;interconnesse, nonch&egrave; l'elaborazione di&nbsp;progetti per la verifica della fattibilit&agrave; di ciascuno. Dovr&agrave; inoltre essere sviluppato &nbsp;un piano di funzionamento a lungo termine fino al 2050, riportando i&nbsp;punti di riferimento per gli investimenti e finanziamenti. &nbsp;<a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/253cdc8401bac2316a6afa7bf1ab3901.JPG"></a> &nbsp; <a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/fd43c4be2d60736acc3d659a24a2c0cc.JPG"></a> <strong>Ruolo del Nord Africa.</strong> Il coinvolgimento dei Paesi nel Nord Africa diventa tra l'altro fondamentale, in quanto metteranno a disposizione di tale progetto il grande potenziale energetico&nbsp;del deserto del Sahara. La&nbsp;partnership con &nbsp;Tunisia, Algeria e Marocco &egrave; infatti strategica, come dimostrato dalla presenza della&nbsp;algerina Cevital &nbsp;(tra i fondatori di DII), e delle compagnie statali della Nareva e della&nbsp;Soci&eacute;t&eacute; tunisienne&nbsp;de l'Electricit&eacute; et du gaz. &nbsp;Tuttavia, il governo algerino non ha aderito al progetto Desertec, non volendo trasferire all'estero le risorse energetiche statali, &nbsp;per cui intende sviluppare propri progetti. Tra questi ricordiamo la centrale elettrica ibrida alimentata con gas naturale e solare realizzata a Tilghemt, con una capacit&agrave; totale di 150 MW, di cui 30 MW prodotti solo dal sole, da parte della New Energy Algeria (NEAL) e la societ&agrave; spagnola Abener con un investimento da 350 milioni di euro. Allo stesso modo la&nbsp;Sonelgaz (societ&agrave; statale algerina per la distribuzione del gas e&nbsp;elettricit&agrave;) prevede di produrre 365 MW di energia solare tra il 2013 e il 2020. Al contrario, il governo tunisino ha mostrato maggiore entusiasmo, identificando gi&agrave;&nbsp;diversi possibili siti per l'installazione di impianti solari. La Tunisia ospita anche&nbsp;l'Universit&agrave; Desertec Network, istituito nel giugno 2010. Si tratta di una rete universitaria di&nbsp;ricerca, che riunisce i paesi di Europa, Nord Africa e Medio Oriente, per studiare le&nbsp;tecnologie che possono essere installate nel &nbsp;deserto. Tuttavia, &egrave;&nbsp;il Marocco ad essere lo Stato nord-africano che porter&agrave; avanti la prima centrale solare pilota del desertec, disponendo gi&agrave; di&nbsp;un elettrodotto sottomarino che lo collega alla Spagna, oltre ad essere l'unico Paese della regione che non dispone di idrocarburi. Il governo marocchino ritiene infatti che il&nbsp;Desertec possa mettere finire alla dipendenza energetica del Marocco (che acquista dall'estero il 96% della sua energia), nonch&egrave; produrre sufficiente energia da esportare in Europa. E' stata cos&igrave; predisposta lo scorso giugno la partnership in partenariato pubblico-privato con l'agenzia marocchina per l'energia solare Masen. &nbsp;Il Marocco ha anche lanciato il proprio piano solare nel 2009, con l'obiettivo di produrre il 14% di&nbsp;energia elettrica prodotta nel paese entro il 2020 con un investimento di 9 miliardi di dollari per costruire cinque impianti solari che producono 2.000 megawatt di energia elettrica, per ottenere lo sfruttamento di pi&ugrave; di un terzo della capacit&agrave; della nazione entro il 2020. Parte di tale strategia, &egrave; il progetto di&nbsp;Ouarzazate (Marocco) della capacit&agrave; installata di 500 MW che dovrebbe presto ottenere un prestito dalla BEI, dall'Agenzia Francese di Sviluppo (AFD), dal KfW (gruppo bancario pubblico tedesco) e dalla Banca mondiale. &nbsp; &nbsp; <a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/3acd20e7765fcf82ef6255bb551e7908.JPG"></a> <strong>Altre iniziative.</strong> Accanto al Desertec, vi sono altre reti di lobby che promuovono il concetto di interconnessione dei paesi del Mediterraneo come fonte di energia per l'Europa, nonch&egrave; come luogo di incontro tra stati consumatori (Nord Europa) e stati produttori. Tra queste citiamo: <strong>ENTSO-E</strong>: European Network of Transmission System Operators for Electricity, che rappresenta la rete degli operatori europei dei sistemi di trasmissione elettrica. Essa ha&nbsp;&nbsp;sviluppato un piano di sviluppo decennale con una proposta di investimento in&nbsp;infrastrutture di trasmissione elettrica in 34 paesi europei ( UE e non UE), con oltre&nbsp;500 progetti del valore complessivo di&nbsp;23-28 miliardi di euro.&nbsp; <strong>Friends of the Supergrid</strong>:&nbsp;gruppo di aziende e organizzazioni che promuove la creazione di una super-rete di trasmissione elettrica continua,&nbsp;in tutta l'Europa, che dovr&agrave; facilitare la produzione&nbsp;energia sostenibile su larga scala in aree remote. Tale iniziativa &egrave;&nbsp;particolarmente interessata alle infrastrutture di&nbsp;trasmissione di energie rinnovabili verso l'Europa del Mare del Nord. <strong>Transgreen</strong>:&nbsp;&egrave; un consorzio di aziende che, al pari della Dii, si pone come obiettivo quello di installare una super-rete di trasmissione energetica&nbsp;nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa verso l'Europa. Esso rientra nel Piano solare del Mediterraneo,&nbsp;&nbsp;la cui creazione &egrave; stata decretata dalla firma del protocollo, alla presenza dei funzionari del&nbsp;Governo francese, da&nbsp;societ&agrave; francesi, spagnole e tedesche:&nbsp;Abengoa ; AFD ; Alstom; &nbsp;Areva &nbsp;; Atos Origin ; CDC Infrastructure;&nbsp;EDF ; Prysmian; &nbsp;Nexans &nbsp;;&nbsp;Red Electrica de Espana; RTE;&nbsp;Siemens;&nbsp;Taqa Arabia. &nbsp; <strong>Nuovi scenari. </strong>&nbsp;Dinanzi agli attuali sviluppi, diventa evidente che territori di transito delle nuove autostrade energetiche saranno Italia, Spagna e Balcani, che si trovano ad affrontare un periodo tra i pi&ugrave; difficili della loro storia dopo gli anni '90, al centro del fuoco incrociato della guerra energetica del Mediterraneo, che decreter&agrave; la configurazione delle fonti e delle reti per i prossimi 20 anni. Cambia inoltre anche il concetto di sistema energetico, che passa dall'idea di un insieme di progetti a s&eacute; stanti e territorialmente limitati, a quella di struttura interconnessa ed integrata, che avr&agrave; l'energia elettrica la base fondamentale perch&egrave; pu&ograve; essere conservata e trasportata a basso costo. Le interconnessioni elettriche saranno le nuove pipelines per cui si combatteranno le guerre, mentre l'elettricit&agrave; sar&agrave; la 'moneta unica' che sostituir&agrave; il petrol-dollaro di questa Europa integrata, non pi&ugrave; costituita dall'UE bens&igrave; dalla cosiddetta EUMENA. Senza accorgercene, questa guerra &egrave; gi&agrave; scoppiata, e ha come focolai proprio il Nord Africa e i Balcani. Da non dimenticare infatti il caso del Montenegro e dell'elettrodotto della Terna Tivat-Pescara, un progetto che &egrave; stato a lungo criminalizzato nonostante fosse parte delle strategie di sviluppo energetico dell'Unione Europea, le cui regole vengono accettate da tutti gli stati membri, candidati e partner esterni. <a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/f4b67bd8d58ca7b3ad1baa6d9dd46193.JPG"></a> Di fatti, l'Italia si trova oggi in una vera fase di transizione, che decider&agrave; se in futuro sar&agrave; un'economia leader del Mediterraneo oppure una semplice piattaforma per le compagnie energetiche straniere, sempre pi&ugrave; divisa e con un tessuto sociale ed etnico stravolto. Una fase che ricorda quella del secondo dopo-guerra, in cui ebbe in Enrico Mattei una grande guida, la cui intelligenza strategica ha garantito al Paese una rendita di benessere per il restate mezzo secolo. I suoi prossimi 50 anni saranno decisi dall'aggressivit&agrave; o dalla remittenza della sua politica estera, e dalle nuove alleanze che riuscir&agrave; a stringere. Gli scontri a Bruxelles sul via libera all'acquisto dei titoli obbligazionari dei Paesi dell'Europa meridionale, hanno di fatti creato uno stato di tensione e di incertezza, nonch&egrave; imposto una sorta di ricatto economico. La politica economica italiana &egrave; stata commissariata a fronte della concessione gli aiuti di UE e FMI. Per anni addormentata, l'Italia non ha saputo reagire alle conseguenze disastrose della guerra in Libia e della crisi statunitense, mentre diventano sempre pi&ugrave; serrati gli attacchi della magistratura e della classe 'pseudo-culturale' che vuole la destituzione di Berlusconi. Con la caduta di Gheddafi ed il congelamento dei fondi libici nella finanza italiana, si &egrave; venuto a creare un vuoto che ha innescato forti pressioni per l'accaparramento delle risorse, come Generali o Unicredit. Non c'&egrave; dubbio che dopo la disfatta della Libia (con lo stralcio del patto di amicizia che avrebbe dovuto tutelare il settore finanziario ed energetico italiano), l'Italia perde terreno anche nei Balcani, grave sintomo dell'esistenza di forti pressioni che la costringono a rientrare nei propri confini. E mentre Roma rinvia a data da destinarsi del vertice intergovernativo italo-serbo, la Germania gioca d'anticipo e programma ad agosto un tour in tutti i Paesi dei Balcani, ripartendo le tappe tra i Ministri della Cooperazione Dirk Niebel e degli Esteri Westerwelle, che hanno anticipato la venuta della Merkel attesa in Croazia, Serbia e Slovenia. Non vi &egrave; alcun dubbio che il cancelliere tedesco giunge a Belgrado forse nel momento pi&ugrave; importante e pi&ugrave; difficile per il Paese negli ultimi anni, dato il fatto che la nuova crisi nel Nord minaccia la Serbia nelle fasi di inizio dei negoziati con l'UE. D'altro canto, dietro il 'nyet' della Bundesbank verso la BCE di acquistare titoli italiani e spagnoli, privilegiando quelli di Irlanda e Portogallo, si nasconde l'ormai evidente obiettivo della Germania di prendere il controllo del sistema monetario europeo, e non solo. Un eventuale ruolo della Germania nella costellazione geopolitica delle pipelines, avrebbe un impatto anche sullo scenario che si staglia dinanzi all'Europea. Berlino Germania guarda alla sua ripresa economica, nonch&egrave; al dominio della eurozona, attraverso una strategia energetica di lungo periodo, che gli garantir&agrave; stabilit&agrave; per almeno i prossimi trent'anni. Dopo aver abbandonato l'energia nucleare, e aver sacrificato con logica freddezza un intero tessuto industriale basato sull'atomica, investe nel gas e nelle energie rinnovabili. L'E.ON annuncia difatti una ristrutturazione interna con il taglio di oltre 11.000 licenziamenti, per destinare tale risparmio di risorse per la costruzione dell'infrastruttura energetica gassifera ed elettrica.

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