Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Pristina – L’imam della moschea principale di Podujeva, Idriz Bilalli, ha enumerato questo giovedì una serie di accuse contro il capo della Comunità Islamica del Kosovo (BIK), il muftì Naim Ternava. La più grave…
Pristina – L’imam della moschea principale di Podujeva, Idriz Bilalli, ha enumerato questo giovedì una serie di accuse contro il capo della Comunità Islamica del Kosovo (BIK), il muftì Naim Ternava. La più grave è quella di collaborazione con persone a capo di organizzazioni non governative radicali islamiche, che operano grazie a fondi sospetti. Bilalli, che è anche capo del Consiglio della BIK di Podujeva, ha detto che il muftì dà ai leader di queste associazioni alte cariche. Secondo Bilalli, Ternava è sostenuto da una coalizione silenziosa, a causa dei grandi fondi che hanno a propria disposizione. A causa dell’attività di queste organizzazioni l’unita sacerdotale islamica si è spaccata facendo sorgere delle inimicizie, anche se a prescindere da questo la comunità sacerdotale ha conservato le sue tradizioni. Ma, d’altro canto ha espresso il timore che la struttura possa cambiare, se questa tendenza prosegue. Egli non vede solo il modo in cui pregano, ma anche l’ideologia che viene inculcata da certi movimenti, che lui definisce come partiti politici, che sfruttano la religione solo come un mezzo per raggiungere gli obbiettivi. Come conseguenza di questi effetti Bilalli vede le proteste che si stanno organizzando da settimane per la costruzione di una moschea nel centro di Pristina. Bilalli ha spiegato che un certo numero di imam si sono iniziati ad auto-organizzare, per creare un meccanismo di opposizione all’interno della BIK. L’organismo, che avrà un carattere sindacalista, oltre ad alzare la voce per la posizione materiale degli imam, cercherà di fermare l’impeto delle ONG, che agiscono sotto la bandiera dell’islam. Bilalli ha detto che la Direzione della BIK al momento non sta funzionando, e che c’è il bisogno che venga modificata perché vi sono dei problemi seri. Bilalli, che fa parte della corrente islamica tradizionale, ha reso noto che ci sono delle altre correnti del radicalismo estremo. "Abbiamo altre correnti, che sono correnti radicali estreme ed hanno un modo totalmente diverso di parlare, pregano con vestiti particolari, portano lunghe barbe, con pantaloni corti. Poi ci sono quelli di AKEA (l’Associazione per la Cultura, l’Educazione e gli Studi), un’organizzazione non governativa con sede a Pristina e che ha i propri centri. E’ un movimento politico legato alla Fratellanza Mussulmana che è un movimento politico legato al mondo arabo e mussulmano. Ora, tra i loro leader ci sono degli imam delle moschee di Pristina nel quadro della BIK che prendono anche gli stipendi dalla BIK, ed allo stesso tempo hanno dei fondi paralleli, che svolgono attività parallele con seminari in forma diversa", ha detto Bilalli a Koha Ditore. Egli pone in questione lo sfruttamento dei grandi fondi, che sono a suo parere di dubbia provenienza. Questi soldi si vedono negli affitti che pagano per grandi edifici, nei potenti siti web che hanno, e tendono ad attività sospette, distribuiscono materiale da leggere. Perciò lui chiede alla BIK perché taccia nei confronti di queste correnti. Secondo lui, la BIK deve conservare le posizioni che ha per avere dei sostenitori domani-dopo domani alle elezioni. Alla domanda del Koha Ditore sul perché gli dia fastidio che un imam religioso non preghi come lui, che abbia la barda e si vesta diversamente, Bilalli ha risposto che l’opinione pubblica deve sapere gli scopi di questi movimenti. "Qui abbiamo a che fare con un modo di concepire il mondo, con dei contenuti, con dei sistemi. Se una persona ha le proprie convinzioni e prega in modo diverso, non è un problema. Il problema sta nei sistemi organizzati che sono un problema di adesione a determinati movimenti dove viene espressa una certa ideologia. Sono sistemi organizzati con una forte presenza dietro le quinte. Purtroppo i membri semplici non conoscono i retroscena", ha detto Bilalli. L’imam di Podujeva ha affermato di temere i modelli non buoni dell’Arabia.<br /> ”In Libano è stata fatta una guerra religiosa. Noi siamo un piccolo popolo, ma con tre confessioni che grazie al passato sono tolleranti tra loro. Ora, se noi iniziamo con queste pratiche, temo che in futuro potrà esserci un inasprimento dei rapporti, non solo all’interno della religione islamica, ma anche in ambito inter-religioso”, ha detto l’imam.<br /> Da tre settimane, ogni venerdì, i religiosi musulmani protestato a Pristina, chiedendo la costruzione di una moschea nella capitale del Kosovo. Tali proteste hanno fatto nascere dei timori nelle organizzazioni per la difesa dei diritti e della libertà del uomo, che hanno notato una radicalizzazione delle correnti religiose.<br /> L’opinione secondo cui si è esposti ad una radicalizzazione della religione l’ha espressa anche Bexhet Shala, dirigente del Consiglio per la Difesa dei Diritti e delle Libertà dell’Uomo, affermando che nessuno sta prendendo sul serio tale possibilità di radicalizzazione. Ma d’altro canto, tale Consiglio appoggia la richiesta di costruzione della moschea, ma non per via dei ricatti e delle proteste che possono potenzialmente degenerare nella violenza.<br /> D’altro canto, i rappresentanti della ONG “Bashkohu”, organizzatrice delle proteste e quelli della Comunità Islamica del Kosovo, hanno confutato la possibilità di questa radicalizzazione. Fuad Ramiqi, dirigente dell’organizzazione non governativa "Bashkohu", ha escluso la possibilità che le proteste delle ultime tre settimane siano il prodotto di una qualche radicalizzazione, perché l’unica richiesta è quella che venga costruita la moschea per soddisfare i bisogni religiosi a Pristina. D’altro canto la Comunità Islamica del Kosovo, ha appoggiato la richiesta dei manifestanti, ma non ha appoggiato la protesta, la sua escalation, così come gli eventuali modi illegali con cui si è agito.<br /> Il capo imam del Kosovo, Sabri Bajgora ha sottolineato che la richiesta dei manifestanti non è estremista, ma, come dice lui, solo una richiesta legittima, in linea con la richiesta della Comunità Islamica del Kosovo, che da 12 anni chiede la costruzione di una grande moschea a Pristina per avere un luogo di preghiera adeguato.<br /> La richiesta della Comunità Islamica del Kosovo, che ormai è stata resa pubblica, è che la moschea venga costruita di fronte all’Istituto Albanologico di Pristina, nello spazio dove attualmente si trova un asilo. Secondo i funzionari del comune di Pristina a breve verrà trovato il luogo in cui verrà costruita la moschea.
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