Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Banja Luka - I Balcani, dopo la guerra degli anni '90, stanno senz'altro assumendo un ruolo all'interno della costellazione militare della NATO, ciò anche in considerazione dell’ultima impresa della NATO nel Mediterraneo. L'operazione in Libia e…
Banja Luka - I Balcani, dopo la guerra degli anni '90, stanno senz'altro assumendo un ruolo all'interno della costellazione militare della NATO, ciò anche in considerazione dell’ultima impresa della NATO nel Mediterraneo. L'operazione in Libia e la sua futura evoluzione avrà come scopo quello di stabilizzare ed integrare una regione, che prima non poteva dirsi sotto il controllo degli occidentali. Una storia che quindi si ripete, con una sorta di parallelismo tra la guerra della Jugoslavia e quella del Nord Africa. <strong>NATO nei Balcani.</strong> Dal 13 al 15 giugno si terrà a Belgrado la più importante conferenza della Nato a cui parteciperanno oltre 180 rappresentanti della Difesa statale provenienti da tutto il mondo. L’avvenimento ha un interessante risvolto, in quanto è stato organizzato proprio in un Paese che non è membro dell'Alleanza Atlantica. E proprio per tale motivo, sembra evidente che si stia forzando la Serbia verso il suo ingresso nella NATO, così da renderla, in futuro, una zona fondamentale per la presenza dell’Alleanza Atlantica nel Sud Est dell’Europa. Tuttavia, tale prospettiva è smorzata dalla presenza di esponenti russi, come il Generale Valery Gerasimov, diversi membri del Partenariato per la pace, programma cui partecipa anche la Serbia, e vari rappresentanti del Dialogo Mediterraneo e della Istanbul Cooperation Iniziative. Un altro evento d’impronta NATO riservato ai Balcani è l’esercitazione denominata “Adrion 11 Livex” che si svolgerà dal 6 a 10 giugno nel porto di Bar, in Montenegro. Vi parteciperanno le forze marittime montenegrine, croate, albanesi, slovene, greche, ed italiane, le quali dovranno coordinarsi insieme ai membri della NATO per pianificare ed eseguire esercizi da realizzare in base alla dottrina dell’Alleanza Atlantica. La manovra sarà attuata in tre fasi: iscrizione delle navi in porto e integrazione delle forze; formazione in mare ed analisi degli esercizi; ritiro delle forze. Infine, pochi giorni fa si sono riaperte le trattative per lo scudo missilistico sulla Bulgaria e Romania da parte americana. Ciò è avvenuto senza prendere in considerazione Mosca, danneggiando così, i rapporti che essa ha con quei paesi. <strong>Libia come Jugoslavia.</strong> Ad evocare una similitudine con la guerra balcanica con la più grande operazione nel Mediterraneo sono le stesse dichiarazioni del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, la quale ha affermato che l’intervento militare in Libia ha avuto lo stesso scopo di quello organizzato per Srebrenica nel 1995. La Clinton, durante il suo discorso tenuto nell’Accademia di Berlino fondata da Richard Holbrooke, ha confermato che quanto realizzato insieme all’ONU in Libia, ovvero la no fly zone, l’embargo, l’importazione di armi, era già stato attuato nelle operazioni dei Balcani negli anni ’90, anche se negli interventi attuali non c’era Holbrooke come guida, ma “la stella polare” dei princìpi americani. Il bombardamento in Libia si spiega come una “guerra umanitaria” organizzata per salvare i civili, così come avvenuto in Bosnia ed in Kosovo. Secondo il Rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite in Kosovo, Lamberto Zannier, per l’Agenzia tedesca DPA, ha affermato che, come per il Kosovo, potrebbero essere commessi gli stessi errori da parte della comunità internazionale. I vecchi scenari che si ripetono confermano le analisi di Igor Panarin, ex addetto stampa dell'Agenzia Spaziale Federale Russa e analista presso il KGB, secondo il quale esiste una divisione delle zone d’influenza, già comparsa in uno dei documenti della CIA. Secondo Panarin, nei Balcani la BiH, la Croazia e il Kosovo sono zone molto importanti per l’avanzamento della religione islamica in Europa. Il primo esperimento che oggi si replica nel Mediterraneo, è stato attuato per la prima volta in Bosnia, Kosovo, Montenegro e Macedonia, dove le controversie tra le etnie non sembrano finite, ma tendono sempre a creare tensioni trasversali con l’UE. Evidentemente, poiché in futuro dovrà essere negoziato un nuovo accordo tra i due blocchi continentali, si minaccia da una parte la spaccatura dell'UE e dall'altra l'avanzare dell'islamizzazione e delle divisioni etniche anche nel mondo occidentale. Così gli Stati Uniti stanno tentando di ottenere una posizione strategica all'interno dell'UE, ma allo stesso tempo provocano tensioni interne, ben sapendo che l'Europa dipende più dalla Russia e dalla Cina che dall'America. Se gli Stati Uniti e la CIA trattano la guerra come "scontro tra civiltà", in cui ognuno aspira ad ottenere il potere centrale, Cina e Russia provocando un'alleanza sempre più forte, potranno in futuro rispondere ad armi pari. <strong>Similitudini: rivoluzioni e scontri interetnici.</strong> La situazione nei paesi del Mediterraneo dipinta come “la rivoluzione popolare” ha varie similarità con quanto accaduto negli anni 90 nei paesi balcanici, quando iniziò la frantumazione degli stati attraverso proteste popolari contro il regime comunista. La situazione di oggi in Tunisia, Egitto, Libia mostra un regime autocratico presente da decenni, simile a quello visto in Jugoslaiva con Tito, leader per 50 anni. È perciò interessante paragonare i Balcani al Mediterraneo così come è strano mettere in luce la condotta del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Infatti, mentre nel 2008 fu proprio lui a spingere per l’istituzione dell’iniziativa “Unione Mediterranea”, con lo scopo di realizzare una collaborazione regionale, oggi la stessa Francia è stato il primo Stato della NATO ad attaccare la Libia. La struttura della popolazione balcanica è molto simile a quella mediterranea: musulmani, cristiani e varie confessioni sono all’origine di quella diversità religiosa che provoca tensioni le quali poi sfociano spesso in guerre civili. L`esperimento compiuto nell’ ex Jugoslavia sarà direttamente applicato nel Mediterraneo. Anche il Senatore Lieberman ha paragonato la situazione in Libia agli eventi nei Balcani nel 1990 dichiarando che gli USA "sono intervenuti per fermare un genocidio contro i bosniaci. La prima cosa che abbiamo fatto è stata fornire loro le armi per difendersi. Questo è quello che dovremmo fare in Libia. Lo scenario strategico sarebbe quello di spingere verso la formazione e il riconoscimento di un governo dalla provincia secessionista, al fine di dividere finalmente il paese”. Tanto è vero che la guerra in Jugoslavia è iniziata con le sommosse popolari contro il regime comunista, le quali subito dopo si sono trasformate nella richiesta di indipendenza. Con l’aiuto della comunità internazionale (prima intervengono i paesi europei dopo di che arrivano gli USA; lo stesso modello realizzato in Libia), si crea la diffamazione mediatica, che favorisce la marea di profughi mandati nei paesi europei ed America. Da fonti dell’UNHCR vi sono più di 350 000 profughi libici in vari paesi. La seconda fase è la stessa risoluzione del Consiglio della sicurezza ONU e il successivo intervento NATO. I bombardamenti dell’Alleanza si verificarono anche nelle operazioni in Croazia, dopo in BiH, per scopi selettivi sulle forze serbe; solo alla fine ci fu un intervento NATO in Kosovo, nel 1999. La stessa Risoluzione, ovvero la no fly zone, come spiega anche il Pentagono sarà qualcosa di simile all’intervento in Serbia del 1999, ma avrà una cooperazione maggiore con le forze dei paesi della Lega Araba e tanti gli altri. <a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/88129fe59f72baa88809ab0871e0eab5.png"></a> <strong>Spaccatura geopolitica CSI: GUUAM.</strong> Il professore americano Michel Chossudovsky, conferma l`installazione della potenza americana nel Sud Europa e nel Mediterraneo come un ulteriore passo avanti per la zone d`influenza nel Mar Caspio, e nell’Asia centrale. Quello che era accaduto nei Balcani ha dato “legittimità” per futuri bombardamenti ed interventi militari come quello per esempio avvenuto in Libia. Chossudovsky conferma che il consolidamento degli interessi strategici americani in Europa orientale, nei Balcani (e oltre), non solo era contrassegnato con l'allargamento della NATO attraverso l'adesione di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca ad appena due settimane prima dell'inizio dei bombardamenti. Inoltre, la guerra in Jugoslavia ha coinciso anche con una spaccatura critica negli allineamenti geopolitici all'interno della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Di fatti, alla fine dell'aprile del 1999, Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaigian e Moldavia hanno firmato un patto di Washington, creando la GUUAM, un'Alleanza regionale che sorge in posizione strategica al centro del Mar Caspio, ricco di gas e petrolio, con l'offerta di Moldava e Ucraina come rotte di un oleodotto per l’esportazione verso l'Occidente. Quindi, questa divisione geopolitica reca una relazione diretta con la crisi in Jugoslavia. La regione è già segnata dall’instabilità per i “nazionalisti e movimenti separatisti”. I membri di questo nuovo raggruppamento politico pro-NATO non solo hanno tacitamente sostenuto i bombardamenti in Jugoslavia, ma hanno anche stabilito il "basso livello di cooperazione militare" con la NATO, insistendo sul fatto che il gruppo non è un'alleanza militare diretta contro terzi, pensando a Mosca. Dominata da interessi petroliferi occidentali, la formazione di GUUAM non aveva solo intenzione di escludere la Russia dai giacimenti di petrolio e gas nella zona del Caspio, ma anche di isolarla politicamente, quindi potenzialmente ri-accendendo le divisioni della Guerra Fredda. Guardando il passato e confrontandolo con il presente, evitando di avere pensieri apocalittici, bisogna ricordare le parole di Wesley Clark, il Colonnello che ha condotto le operazioni di bombardamento sulla Serbia: "Nel Pentagono, a novembre 2001, uno dei più alti ufficiali militari ha avuto il tempo per una chiacchierata: “Sì, eravamo ancora in pista per andare contro l'Iraq, ha detto. Ma c'era di più. Questo è stato oggetto di discussione nell'ambito di un piano per il periodo di cinque anni e ci sono ancora sette paesi. Si parte dall'Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan”. Oggi Wesley Clark appare sulla CNN, la prima TV portavoce delle “guerre umanitarie”, tra i primi commentatori della guerra libica. Il punto di riflessione, ancora aperto è se i Balcani sono stati davvero solo un esperimento, oppure continuano a partecipare come uno dei più importanti riferimenti per la futura politica della Difesa europea. <em><strong>Biljana Vukicevic </strong></em>
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