Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
A 25 anni dalla catastrofe nucleare a Cernobyl e a pochi mesi dall'incidente di Fukushima, il nucleare costituisce ancora una fonte di energia promossa da forti lobbies politiche, e le discussioni in seno agli Stati europei sono sempre più accesi.…
A 25 anni dalla catastrofe nucleare a Cernobyl e a pochi mesi dall'incidente di Fukushima, il nucleare costituisce ancora una fonte di energia promossa da forti lobbies politiche, e le discussioni in seno agli Stati europei sono sempre più accesi. Mentre l'Italia si appresta a votare il secondo referendum sull'energia nucleare, questo lunedì si terrà presso il Bundestag l'esame dei provvedimenti della nuova strategia energetica della Germania, che prevede la chiusura dei sette reattori più vecchi ancora attivi in Germania, e i restanti nove verranno spenti tra il 2015 e il 2022. Intanto, nel Sud Est Europeo continuano i progetti di costruzione di nuove centrali, nonostante i problemi finanziari e gli ingenti investimenti richiesti. Nel 2015, ad esempio, in Serbia scade la moratoria per la costruzione di nuovi impianti, imposta negli anni della ex Jugoslavia, e ci si dovrà di nuovo pronunciare su questo tipo di fonte energetica. Tuttavia, il nucleare, soprattutto per quest'area, rappresenta un elemento di preoccupazione, in quanto la maggior parte delle centrali utilizzano una vecchia tecnologia e costituiscono quindi potenziali vivai di radiazione. Di seguito tracciamo la mappa degli impianti nucleari del Sud Est Europa, e dei cosiddetti nuovi progetti in corso. <strong>Repubblica Ceca</strong><br /> <em>Temelin : </em>Con due centrali nucleari, la Cechia ancora non ha risolto il suo principale problema energetico. Quella di Temelin, dal 2002 viene utilizzata dal punto di vista commerciale, e per la sua costruzione sono stati distrutti sei interi villaggi. Con due reattori produce 2026 MgW di energia elettrica. Quattro anni fa sono fuoriusciti 2000 litri d'acqua radioattiva e solo per un caso fortuito non hanno contaminato l'ambiente circostante, ma considerando che questi dati sono tenuti sotto la massima riservatezza, non si conosce neanche la vera indennità del danno. A soli 50 km dalla frontiera con l'Austria, l'impianto di Temelin ha spesso provocato molte proteste da parte degli Austriaci, per giungere poi alla ratifica del cosiddetto protocollo di Mekler, volta a tutelare tutti i processi che esaminano l'impatto della centrale nucleare sull'ambiente.<br /> <em>Dukovani: </em> Nel 2001 la centrale di Dukovani ha avuto lo status di "compagnia amica dell'ambiente" senza avere un container installato nel reattore che viene coperto in caso di incidente. Nel 1996 ha richiesto un investimento del valore di 750 milioni di dollari per la sua modernizzazione, onde apportare un cambiamento ai vecchi sistemi russi di controllo. Si parla di chiusura di tutti i reattori cechi entro il 2028, quando scade il termine di 40 anni di lavoro delle termocentrali. <strong>Slovacchia</strong><br /> <em>Bohunice: </em> Costruita nel 1972, la centrale di Bohunice è divisa in due impianti, in cui ognuno ha due reattori che producono 2027 MW di energia elettrica. Il primo impianto è stato chiuso su richiesta dell'UE per ragioni di sicurezza. Il primo reattore si spegne nel 2006 e nel 2008 il secondo. L'impianto B2, dal 2005 al 2008, ha avuto reattori aggiuntivi volti a raggiungere una produzione di 1000 megawatt. Allo stesso tempo è stato costruito un sistema per la sicurezza in caso di terremoto e sono stati migliorati i sistemi di controllo e di raffreddamento del reattore, dove si prolunga il "ciclo di vita" della centrale fino al 2025. Il suo restauro è costato alla Slovacchia un miliardo e mezzo di euro. In occasione della crisi energetica tra Russia e Ucraina si parlava di possibile riattivazione dell'impianto B1, ma dopo le forti reazioni da parte dell'UE si è abbandonata tale idea. Oggi si parla di costruzione del terzo impianto fino al 2025.<br /> <em>Mohovice:</em> La centrale nucleare di Mohovice è composta da due reattori che producono 940 MW di elettricità. Dal 1998 al 2009 si terrà la costruzione di due nuovi reattori che terminerà nel 2013. Dopo la privatizzazione nel 2006, la compagnia italiana Enel controlla il 66% delle azioni della compagnia delle Centrali elettriche della Slovacchia, mentre il 34% va al Fondo Immobiliare Nazionale della Slovacchia, mentre tutto il suo lavoro va nelle mani di Ministero della produzione. L'Enel si è impegnata ad investire 775 milioni di euro per terminare finire due nuovi reattori. Nella costruzione partecipano le più grandi compagnie slovacche, chece, russe ed europee. Anche nei confronti di tale progetto si è sollevata la protesta degli austriaci dinanzi al rischio di radiazione. I primi due reattori dovrebbero essere spenti nel 2030. <strong>Ungheria</strong><br /> <em>Paks:</em> Unica centrale nucleare in Ungheria, composta da quattro reattori che producono 1940 MW di elettricità. Quella di Paks copre più del 40% del fabbisogno elettrico del Paese. E' in uso dal 1983 ed è stata modernizzata nel 1997. L'Agenzia internazionale per l'energia nucleare (IAEA) la considera come una tra le più sicure centrali nucleari, ma gli incidenti dimostrano ben altro. Il primo incidente nel 2003 è avvenuto quando è fuoriuscito gas radioattivo da una fessura del guscio. Un altro incidente si è verificato nel 2006, ma con un livello di rischio minimo rispetto ai sette citati per incidenti nucleari. Lo stesso è avvenuto nel 2008, la cui chiusura si aspetta nel 2037. <strong>Slovenia</strong><br /> <em>Krsko:</em> L`unica centrale nucleare della ex Jugoslavia ereditata dalla Slovenia è stata costruita nel 1983, con un solo reattore che produce 730 MW di elettricità, da un progetto in cooperazione con la Croazia. Oggi rappresenta un punto debole tra i due Stati che si trovano oggi a ripagare i debiti del suo investimento. Nonostante sia stata costruita in una zona molto instabile, nessuno dell'IAEA vede alcun pericolo per i suoi standard sismologici. Si è verificato un incidente nel 2008, quando vi è stata una fuoriuscita del liquido di raffreddamento, ma nessuno ha ritenuto tale evento un pericolo che potesse danneggiare l'ambiente. Il reattore si fermerà nel 2023, ma si parla della costruzione di uno nuovo, la cui decisione deve essere presa nel 2014. <strong>Bulgaria</strong><br /> <em>Kozodluy</em>: Entra in funzione nel 1974 con 6 reattori. I primi 4 con una potenza di 440MW chiusi per ragioni di sicurezza. Per mancanza di mezzi finanziari, ancora non sono stati decontaminati. I blocchi 5 e 6 devono essere chiusi nel 2023 e nel frattempo saranno adattati ai più elevati standard europei per la sicurezza. Nel 2008 è sono verificate delle irregolarità nell'applicazione di elementi termici. Oggi produce 1906 MW di elettricità. I reattori sono progettati per resistere ad un terremoto del settimo grado della scala Richter.<br /> <em>Belene:</em> La seconda centrale nucleare in Bulgaria è stata progettata negli anni '80, dove nel frattempo molte volte è stata chiusa e riattivata. Oggi il progetto è nelle mani della compagnia russa "Atomstroiprojexport" e deve essere portato a termine nel 2013. Il sito sembra essere anch'esso una zona molto instabile dal punto di vista sismico, e a soli 200 km dalla Serbia. Due anni fa in questa zona è stato registrato un terremoto di 5,3 gradi della scala Richter, ma l'EU ha dato il via libera alla costruzione di due reattori di 1000 MW che costeranno 6,8 miliardi di dollari. <strong>Romania</strong><br /> <em>Cernavoda:</em> La lunga costruzione della centrale romena inizia negli anni '80 e finisce nel 1996. Vi sono due reattori con una potenza di 705,6 MW, con una produzione totale pari a un quinto di tutta l'energia elettrica prodotta in Romania. Sono stati pianificati tre reattori, ma dopo di instabilità finanziaria del bilancio pubblico è stata abbandonata una simile idea. Come confermano gli esperti la centrale può rispondere ad un terremoto del 7,5 grado della scala Richter. In quel caso il reattore si fermerà da solo con il raffreddamento della zona attiva e dove il controllo della sicurezza sarà al massimo livello. L` azienda statale "Nuclearelectrica" ha intenzione a costruire due nuovi reattori del valore di un miliardo di euro. All'interno del progetto lo Stato detiene l'85% delle azioni, dopo il ritiro di quattro consorzi esteri. La Romania ha annunciato la costruzione di una seconda centrale che terminerà nel 2030. <strong>Ucraina</strong><br /> <em>Zaporozje:</em> E` stata costruita nel 1984 con sei reattori e una produzione di 6000 MW, diventando così la terza centrale nucleare al mondo. Fornisce energia per quasi l'intero fabbisogno, e dopo la chiusura di Cernobyl è diventata la più importante centrale nel Paese. Si notano spesso degli incidenti. Nel 1993 il terreno un incidente contamina oltre 400 tecnici, per poi dare inizio ad una serie di scioperi che induce l'intervento dell'IAEA nel 1994, che parla di un totale di 709 incidenti, tra cui 275 ai danni della sicurezza. Da allora sono stati investiti più di due milioni di dollari per la modernizzazione. Il più grave problema sono i rifiuti nucleari, mentre la stessa centrale ha un proprio deposito di stoccaggio.<br /> <em>Ucraina del Sud:</em> la sua attività ha inizio nel 1983, con tre reattori della potenza di 3000 MW. Nella pianificazione vi è ancora un quarto reattore, ma la sua costruzione si ferma già nel 1989. La centrale sin dall'inizio aveva lo scopo di essere un punto di collegamento tra Bulgaria e Romania, che è stato interrotto dopo i cambiamenti politici degli anni '90, per poi dare inizio alla modernizzazione degli impianti per un valore di due milioni di dollari, che vede la partecipazione della maggior parte le compagnie europee. Il governo ucraino nel 2005 firma l'accordo con la compagnia americana Westinghouse per la fornitura del nuovo combustibile per reattori. Fin dal 2025, come si prevede, dovranno essere spenti.<br /> <em>Hmelinskij:</em> Posizionato nell'Ucraina occidentali, questa centrale ha due reattori della potenzialità di 2000 MW. Nel 1995 il gruppo G7, CE e Ucraina hanno firmato un accordo sulla chiusura della centrale a Cernobyl, per la quale l'Ucraina doveva ricevere finanziamenti per la modernizzazione delle centrali di Rivne e Hmelinsk. La BCE non ha dato ancora alcun permesso per il credito ma CE e IAEA hanno concesso un aiuto di 83 milioni per la modernizzazione, interconnessione e aumento del livello della sicurezza. Si parla oggi della costruzione di altri due reattori in cui partecipano la compagnia statale Energoatom, la russa Rosenergoatom, ma anche la francese Areva, l'americana Westinghouse e la sud coreana KEPCO.<br /> <em>Rivne: </em>In uso dal 1981, la centrale di Rivne è composta da quattro reattori con piena capacità di 2835 MW. Nella modernizzazione di Rivne sono stati investiti 42 milioni di dollari da parte dell'Agenzia europea per l'energia nucleare. Proprio nel 2008 avviene un incidente di deflusso di un metro cubo di liquido di raffreddamento, ma viene reso noto che non è stata avvertita nessuna radioattività all`esterno dell'impianto. Si prevede che nel 2017 il reattore sarà spento.<br /> <em>Cernobyl: </em>Ormai simbolo della pericolosità dell'energia nucleare, la centrale di Cernobyl entra in funzione nel 1978, con quattro reattori e piena potenza di 3800 MW. Nel 1986 esplode il quattro reattore. Come informa la WHO circa 4000 persone sono morte a causa di radiazioni in Ucraina e resto dell'Europa. La più grave delle catastrofi è stata evitata dopo che è stato gettato del cemento per chiudere il reattore. Quattro anni dopo il pilota di quell'elicottero è morto di leucemia. Ancora oggi, dopo 25 anni, Cernobyl è la città della morte, mentre continuano i lavori di smantellamento degli impianti. Il sarcofago è stato costruito subito dopo le catastrofi per fermare la contaminazione, ma oggi sono state individuate le fessure del sarcofago che segnalano un rischio di crollo e di nuove radiazioni. Grazie agli aiuti dall'estero è stata costruita una barriera di protezione più forte. L`ultimo reattore è stato chiuso nel 2000, mentre la minaccia di nuove catastrofi non cessa di esistere, proveniente soprattutto dai numerosi impianti costruiti nel Sud Est Europa e in tutto il mondo. <em><strong>Biljana Vukicevic<br /> </strong></em>
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