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Zagabria/Croazia – La svalutazione della kuna non è necessaria, il tasso di cambio è ancora sostenibile, e rimarrà tale, perché la Banca nazionale croata ha ancora fondi sufficienti per difenderlo per più di un anno. Però, nei prossimi quattro mesi il numero…
Zagabria/Croazia – La svalutazione della kuna non è necessaria, il tasso di cambio è ancora sostenibile, e rimarrà tale, perché la Banca nazionale croata ha ancora fondi sufficienti per difenderlo per più di un anno. Però, nei prossimi quattro mesi il numero di disoccupati crescerà di 50.000 unità e ci attende l’anno elettorale in cui non bisogna aspettarsi grandi riforme e tagli. Ciò che ci serve sono la diminuzione dei dipendenti del settore pubblico e gli investimenti. Queste sono alcune delle conclusioni emerse dalla tavola rotonda, tenutasi all’hotel “Esplanada”, organizzata dall’associazione dei giovani manager “Yes”, dedicata alle aspettative economiche della Croazia nel 2011. Alla tavola rotonda hanno partecipato Ljerka Puljic, il più anziano vicepresidente esecutivo di “Agrokor”,Alen Aksamija, direttore della “Deutsche Bank” in Croazia, l’imprenditore Nenad Bakic e Darko Marusic, direttore generale del “Poslovni dnevnik”. Secondo l'analisi, tuttavia, ci saranno anche cambiamenti positivi, anche se saranno pochi quelli che saranno soddisfacenti. “Speriamo di concludere i negoziati con l’UE entro giugno e che questo crei un’atmosfera imprenditoriale diversa, positiva”, ha detto la Puljic. Per la ripresa economica è necessario stimolare gli investimenti, come concordano tutti i partecipanti, ma occorre saper sfruttare le possibilità. “Gli investitori stranieri ci vedono meglio di quanto non ci vediamo noi stessi. Abbiamo un deficit del 5%, che è molto inferiore rispetto ad alcuni altri paesi, mentre il rapporto tra debito pubblico e PIL non è così drammatico. Perciò, se se sul mercato non succederà niente di drammatico, riusciremo a finanziare tutte le necessità per il prossimo anno”, ha detto Aksamija, il quale sottolinea anche che lo Stato dovrebbe finanziarsi presso le banche straniere, per non estromettere ii settore reale. “L’unica variabile sociale importante è il valore che creiamo. Dobbiamo diminuire le spese in sintonia con il valore che produciamo”, consiglia Bakic, mentre la Puljic conclude che bisogna lavorare di più spendendo quanto speso finora , e cambiare la mentalità.
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