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NOTIZIE · OI-269352 · 03/11/2010 17:22:00 · 5708 g fa5 min lettura
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La Serbia sempre più un 'pashaluk belgradese'

DiOsservatorio ItalianoSommario

Non appena le relazioni tra Serbia e Albania si incamminano su una strada di dialogo ed interazione, si azionano delle forze politiche volte a riaprire il contrasto tra il popolo albanese e quello serbo. Un forte dubbio tra i circoli politici di Belgrado…

Non appena le relazioni tra Serbia e Albania si incamminano su una strada di dialogo ed interazione, si azionano delle forze politiche volte a riaprire il contrasto tra il popolo albanese e quello serbo. Un forte dubbio tra i circoli politici di Belgrado viene infatti sollevato dalla riunione a Tirana dei rappresentanti dei comuni della comunità albanese in Serbia, quali il sindaco e il vice sindaco di Presevo, Raghmi Mustafa e Orhan Rejepi , e il sindaco di Bujanovac Jonuz Musli, nonché di e Medvedja, Macedonia occidentale, Kosovo e Albania, mostra che sono ancora accesi alcuni malumori che possono avere un'imprevista evoluzione. Il fine della riunione, come annunciato, è stato quello di cercare una soluzione ai problemi degli albanesi che vivono in diversi paesi, spesso accumunati da identiche difficoltà inerenti la conservazione della lingua o la rappresentatività politica. "Le conclusioni della riunione riguardano la richiesta di revisione della Conferenza di Londra del 1913 e del Congresso di Berlino del 1878, allo scopo di correggere gli errori commessi nei confronti degli albanesi dopo il ritiro dell'Impero Ottomano. Non si tratta dell'istituzione della Grande Albania, ma di una Albania naturale, una comunità naturale di tutti gli albanesi che adesso vivono in diversi paesi", ha dichiarato Mustafa, il quale ha aggiunto che i lavori per "la soluzione del problema albanese nella regione e l'eventuale formazione di una Albania naturale sarà svolto esclusivamente in modo pacifico e democratico, attraverso il dialogo". La conferenza annuncia così la promozione di una “Lista per l'Albania Naturale” dietro l'iniziative di Koha Danaj, direttore dell'Istituto per le previsioni regionali ed ex consigliere di tre Premier albanesi. Egli spiega che la lista potrebbe essere presentata nelle prossime elezioni nei territori in cui vivono gli albanesi. “Il nuovo Stato albanese sarà composto da Albania, Kosovo, parti della Serbia, parti di Montenegro, Macedonia e Grecia, in cui vive il popolo albanese, e sarà costruito entro il 2013. Su di esso potranno decidere gli albanesi all'interno di un referendum per i singoli Paesi”, afferma Danaj. Il A supporto delle idee di Danaj, il vice sindaco Orhan Rejepi ha sottolineato che “per tutta la vita ha combattuto per Presevo e Bujanovac affinchè sia parte del Kosovo e allo stesso tempo anche dell'Albania”.  Tali idee, sebbene siano del tutto vaghe e proposte nel corso di una conferenza non di carattere politico, vengono espresse in un momento delicato, in cui la Serbia deve affrontare al suo interno già una questione delicata come quella del Sangiaccato. Infatti, mentre i sindaci dei comuni serbi parlano della promozione di una “Lista per l'Albania Naturale” enfatizzando il progetto con il messaggio “che la Valle di Presevo è uno dei territori albanesi più occupati”, rilancia la sua aggressiva campagna per l'autonomia del Sangiaccato il Mufti Zukorlic in un'intervista rilasciata alla TV Al Jazeera. Egli sottolinea nel suo intervento che l'autonomia per i Bosniaci è una grande garanzia per la stabilità della Serbia e del Montengro, annunciando apertamente nuove pressioni a Belgrado. A suo parere “Belgrado funziona solo con le pressioni esterne, senza che abbia importanza da dove queste arrivino". Da notare che le idee delle indipendenze balcaniche non sono nuove, ma viste in una situazione in cui si chiede la stabilizzazione della regione di Kosovo, assumono un altro significato. Secondo l'ex comandante dell'Esercito della sicurezza serba, il Generale Ninoslav Krstic, si tratta di una azione coordinata tra gli albanesi e Zukorlic con l`unico scopo di destabilizzare la regione e continuare a spezzare il territorio serbo. “Lo scopo di Zukorlic è unirsi al Sangiaccato nel Montenegro per avere un` autonomia che unisca tutti i musulmani in un unico Stato, e gli albanesi vogliono l` adesione prima con il Kosovo dopodiché globalmente con Tirana. Le tensioni hanno come unico scopo quello di frammentare il territorio serbo”, dichiara il Generale Krstic. Altri analitici, tra cui anche Marko Nicovic, esperto di polizia, sostiene che questo evento è collegato ad un circuito di denaro che parte sempre da Turchia, Arabia Saudita e Iran. "Ho paura che se Belgrado sarà ancora così tollerante possono accendersi nuovi fuochi con grandissime conseguenze”. Intanto, non vi è stata una presa di posizione ufficiale da parte di Belgrado, in merito al reale pericolo per l'integrità del territorio serbo e dunque una reale violazione della Costituzione della Serbia, da parte di pubblici ufficiali serbi, quali appunto i sindaci dei comuni. La Procura di Stato afferma intanto che reagirà alle dichiarazioni dei sindaci dei comuni di Presevo e Bujanovac, qualora vi siano motivi di sospettare il compimento di reati. "Se si dovesse accertare che le loro prestazioni sono gli elementi di reato, la procura avvierà il processo", come affermato dal portavoce della Procura Tomo Zoric. Allo stesso tempo, la portavoce del partito DS di Boris Tadic, Jelena Trivan, ha da parte sua semplicemente affermato che “il Governo non sarà tollerante nei confronti di eventi estremi. Le esagerazioni nazionaliste non passeranno inosservate in Serbia senza prendere in considerazione da quale parte arrivano", afferma Trivan per i media serbi replicando ancora alle intimidazioni di Zukorlic. Sembra quindi che le richieste di secessione dalla Serbia dopo l`indipendenza di Kosovo non si fermeranno, riducendo sempre più il territorio dello Stato serbo in un stretto angolo chiamato storicamente “pashaluk belgradese”. E' difficile comunque non collegare tali eventi alle ultime dichiarazioni da parte dei politici internazionali in merito a possibili scenari di disintegrazione della Bosnia, come migliore soluzione al problema della questione nazionale. In tal caso si darebbe il tacito consenso a che “gli stati nazionali ” si uniscano ai loro stati vicini. Così i musulmani del Sangiaccato potranno costruire uno nuovo Stato musulmano con una parte del popolo bosniaco, mentre gli albanesi potranno guardare ad un'unione con l'Albania, anche se ci si guarda bene dal parlare di 'Grande Albania'. Tuttavia, non va dimenticato che dare una priorità ad un popolo “come caso speciale” significa far scoppiare altri conflitti , questa volta purtroppo più forti come quelli che abbiamo visto 20 anni fa. <br /> <br /> <em><strong> Biljana Vukicevic</strong></em>

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