Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Mentre è ancora in atto la sfida per l'assegnazione delle cariche al potere in Bosnia Erzegovina, dai polverosi dossier cominciano ad affiorare vecchie storie per costruire ricatti ed intimidazioni nei confronti di cui dovrà condurre la politica bosniaca. Il…
Mentre è ancora in atto la sfida per l'assegnazione delle cariche al potere in Bosnia Erzegovina, dai polverosi dossier cominciano ad affiorare vecchie storie per costruire ricatti ed intimidazioni nei confronti di cui dovrà condurre la politica bosniaca. Il quotidiano Dnevni Avaz, di proprietà di Fahrudin Radoncic, leader del partito 'Unione per un futuro migliore" e più grande oppositore del vincitore a membro bosniaco della Presidenza dell'SDA Bakir Izetbegovic, pubblica un articolo in cui si conferma il coinvolgimento di Izetbegovic nei crimini di guerra commessi nei confronti di serbi e croati a Sarajevo. Viene infatti rilevato come Bakir Izetbegovic sia stato capo gabinetto dell'allora leader dei bosniaci-musulmani, suo padre Alija Izetbegovic, che a quell'epoca era “padrone di vita e morte a Sarajevo”. L'articolo è una sorta di avvertimento verso Bakir Izetbegovic per i crimini commessi dal comandante paramilitare Musan Topalovic Caco a Kazani, dove sono stati uccisi civili di nazionalità croata e serba, accanto all'eliminazione di “tutti i giudici comunisti ei procuratori bosniaci”. “Caco è morto, e la bocca di un cadavere non parla. Bakir e Timur (Timur Numic attuale consigliere del Presidente dell'SDA Sulejman Tihic) sono vivi ma stanno zitti”, commenta il Dnveni Avaz. I crimini di guerra continuano così ad essere al centro dell'attenzione dei media, ma non per fare giustizia verso le vittime serbe a Sarajevo sempre rinnegate, bensì per essere strumentalizzati politicamente. E questo a ridosso dell'anniversario dell'operazione Trebevic 2, dell'ottobre del 1993, quando la politica musulmana decise di affrontare e stanare la 'criminalità paramilitare', uccidendo 14 poliziotti bosniaci del corpo armato di Musan Topalovic Caco, tra cui anche il figlio del Vice Ministro della polizia , Avdo Hebib. Come rivela l'Avaz, anche questo 26 ottobre i membri dell'esercito Zelene beretke hanno visitato la tomba di Caco dove, il fondatore di quell'esercito paramilitare Muhamed Svrakic, ha dichiarato che "due giorni prima dell'azione, Caco si trovava nell'ufficio di Alija Izetbegovic". Questo aneddoto viene collegato allo stesso Bakir Izetbegovic, a cui viene lanciato il diretto appello di confessare la “verità nascosta da anni”, essendo il testimone cruciale per i crimini commessi contro i serbi a Sarajevo nel 1992-1995, e così in tutta la Bosnia. Questo viene confermato anche dal coordinatore del team del Ministero degli Interni della RS per le indagini e documentazione dei crimini della guerra, Simo Tusevljak. Egli afferma che Bakir Izetbegovic aveva direttamente a disposizione la documentazione e le informazioni che giungevano ad Alija Izetbegovic. “Durante la campagna elettorale, Bakir Izetbegovic ha sottolineato un paio di volte che selezionava le informazioni che arrivavano sulla scrivania di suo padre per proteggerlo dal difficile lavoro che stava facendo”, conferma Tusevljak. Il MUP RS è inoltre in possesso della documentazione che dimostra chiaramente il fato che figlio e padre Izetbegovic “erano a conoscenza” della pulizia etnica contro i serbi e dei casi di civili portati nei campi di concentramento a Sarajevo. Si parla dell'esistenza di 126 campi di concentramento solo a Sarajevo. Tusevljak afferma che nelle riunioni della Presidenza della Bosnia nel periodo di guerra, un paio di volte erano stati discussi i casi dei crimini commessi contro i serbi, alla presenza di Bakir e Alija Izetbegovic. Tutto questo è stato documentato anche con stenogrammi insieme con il documento titolato “confidential”in cui viene riportato: “Se si continua con omicidi e sequestri dei serbi a Sarajevo, tali crimini potranno essere definiti con il nome di genocidio”. Tusevljak conferma che questo documento è una chiara dimostrazione che entrambi erano a conoscenza della brutalità degli omicidi, ma non hanno fatto assolutamente nulla per fermare oppure processare i criminali. Ad ogni modo, e visti gli ulteriori sviluppi, se Bakir Izetbegovic resterà fede alla sua promessa elettorale di tener fede ad una politica “del porgere una mano”, dovrà anche dare la sua deposizione presso la Procura della BIH, fornendo tutte le prove e la documentazione sui crimini commessi. Dall'altra parte, anche le varie NGO hanno fatto appello a Bakir Izetbegovic affinchè sia fatta luce sugli omicidi a Kazani da parte dell'esercito paramilitare di Musan Topalovic Caco. Dubitiamo che vi sia, da parte di Bosnia e Croazia, la reale volontà a processare i casi di crimini di guerra commessi contro il popolo serbo. E mentre l` Assemblea popolare della Serbia ha condannato i crimini commessi verso altri popoli, un'identica dichiarazione formale non è giunta da Zagabria e Sarajevo. “La nota è un documento pubblico e sono convinta che tutte le rappresentanze diplomatiche dei paesi nella regione l` hanno già mandata ai loro parlamenti”, dichiara Slavica Dukic Dejanovic, presidentessa di Parlamento serbo. Si parla di riconciliazione, ma sia da parte croata, sia bosniaca ancora non esiste un'accusa ai crimini commessi al popolo serbo, nei loro parlamenti. A questo punto accusare i crimini di guerra da tutte le parti sembra la missione impossibile, ma quello che ufficialmente è impossibile nella pratica, quando c'è in gioco la politica, tutto è possibile, e i crimini vengono usati come ricatti con cui distruggere le posizioni al potere.<br /> <em><strong>Biljana Vukicevic </strong></em>
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