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Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Nel pieno della crisi energetica, stanno emergendo i progetti delle centrali nucleari, abbandonati negli anni ottanta e criticati per la loro pericolosità, sulla spinta emozionale dell'incidente di Chernobil. Le strategie oggi stanno cambiando, molti…
Nel pieno della crisi energetica, stanno emergendo i progetti delle centrali nucleari, abbandonati negli anni ottanta e criticati per la loro pericolosità, sulla spinta emozionale dell'incidente di Chernobil. Le strategie oggi stanno cambiando, molti Paesi che hanno già accolto la nuova green energy, che avanza in maniera sempre più prepotente, visto che aumenta di giorno in giorno in numero dei Paesi che promuovono il nucleare. Al primo posto si pone la Germania, già famosa per il suo parco fotovoltaico, accanto alla Francia, che è sempre stata di quella idea. Il governo tedesco ha prorogato le concessioni per le sue centrali nucleari fino al 2022. Tutto deve essere confermato alla riunione di governo pianificata per la fine del mese di settembre, nonostante le le forte proteste da parte dell'opposizione e delle organizzazioni dei verdi. Angela Merkel è stata posta dinanzi ad un vero dilemma, in quanto dovrà decidere quale sarà la “strategia energetica” per la Germania nei prossimi 50 anni. Le proteste pianificate a Berlino non fermeranno comunque il Governo nella sua prerogativa di implementare progetti “green energy”, nonostante sia molto costosa e non disponibile in ogni momento. Anche i Paesi considerati più ambientalisti in Europa, come la Scandinavia, stanno riparando i vecchi reattori, messi così di nuovo in moto. Molti considerano le proprie centrali nucleari come impianti a cui dare la definizione “eco” perchè non hanno un forte impatto sull'ambiente, come le "centrali idroelettriche o termoelettriche". La Francia produce la maggior parte dell'energia energetica da centrali nucleari, esportando i quattro quinti di tutta la quantità esportata, diventando uno dei più grandi produttori nel mondo, e leader europeo con 63 centrali, con la potenza di 75.000 MW. Usa solo il 40% dell'energia che produce esportandone così il 60%, facendo così dell'industria nucleare una componente vitale del prodotto interno lordo. Tra l'altro, l'energia elettrica in Francia, come in Serbia, non costa tanto e si usa anche per riscaldamenti, diminuendo i costi per petrolio e gas. Il Presidente della compagnia EDF, Lorain Stricker, supporta una campagna promozionale aggressiva, favorevole alle nuove costruzioni. In Cina in questo momento si stanno costruendo 20 centrali, mentre la Turchia ha tre impianti e la Croazia ha offerto la costruzione di una centrale con un progetto regionale, in cooperazione con l'Albania, scatenando le proteste del Montenegro visto dopo aver individuato a Scutari il sito della fantomatica centrale. In generale, si può affermare che i Paesi vengono messi in ginocchio dalle pressioni delle lobbies nucleari, che cercando di chiudere il cerchio sulle reali possibilità di gestione della politica energetica, dimostrando la “purezza” dell'energia nucleare perché non provoca l'effetto sera, considerando le miniere di uranio come "buchi neri" del mondo moderno, visto che hanno causato migliaia di morti ogni anno. Le vere ragioni dei lobbysti sembrano quindi essere ecologia, economia e sicurezza. D'altra parte, rimangono molte domande: come conservare e trasportare rifiuti nucleari, quale sarà il processo di estrazione e lavorazione dell`uranio, le possibili implicazioni del terrorismo nucleare e la vendita sul mercato nero. Dinanzi a tali domande i lobbysti chiudono gli occhi al pubblico con una forte campagna per costringere i nuovi Paesi ad accettare la loro politica energetica. Westinghouse, la compagnia a cui Nikola Tesla consegnò la vittoria nella “guerra dell`elettricità”, oggi promuove il suo nuovo reattore “AP 1000” con il motto ”Il rinascimento nucleare incomincia qui”. I portavoce dell'imperialismo nucleare di 372 centrali nel mondo e 440 reattori sono fieri delle statistiche, che rivelano ogni giorno un nuovo progetto: 106 si trovano in USA con una potenza energetica di 102 000 MW, in Francia 63, in Giappone, 55, in Russia 32, in Germania 16. Sempre a caccia di nuovi Paesi, i lobbysti si recano anche nei paesi Balcanici, proponendo la loro cultura nucleare come lo stile di vita del futuro. Nella zona del Sud Est Europa le centrali e si trovano in Slovenia (Krsko), Ungheria (Paks), Romania (Cerne Vode) e Bulgaria (Kozloduj) accanto al nuovo progetto di Belene con due reattori dalla potenza di 1000 MW. In Romania si pianifica la costruzione di un'altra centrale entro il 2030 con una potenza di 1000 MW. In Ungheria, la centrale di Paks produce il 40% di tutta l'energia elettrica consumata nel Paese. In Slovenia stanno pianificando la costruzione di un altro reattore, Krsko 2, come parte di quella esistente. Con riferimento alla Serbia, la legge interna ancora vieta la costruzione delle centrali nucleari, ma crescono sempre di più le polemiche e le speculazioni sull'ingresso della Serbia nel progetto comune della centrale di Belene, in cooperazione con Bulgaria e Russia. D'altra parte, sono state molto dure le polemiche che hanno coinvolto anche l'ambasciatore russo in Serbia, Alexander Konuzin, dopo aver affermato che "la Russia ha aderito al progetto di costruzione della centrale nucleare sul territorio della Serbia". Se il Ministro dell'Energia Petar Skundric conferma che la Serbia ancora non ha preso in considerazione la costruzione della propria centrale nucleare, per la quale servirebbero dai 15 ai 20 anni. Partecipando nel progetto di Belene, la Serbia avrà la possibilità di specializzare i suoi esperti per i possibili progetti futuri sul suo territorio. Così pian piano anche la Serbia entrerà nel circolo nucleare investendo una certa cifra tra i nove miliardi pianificati per la centrale Belene. Considerando che la Serbia consuma 36 miliardi di KW/h all'anno, che tra 40 anni saranno 65 miliardi, e che le risorse idriche possono arrivare a produrre solo 20 miliardi di KW/h, resta da decidere come sarà prodotto il restante potenziale energetico per tale fabbisogno. <br /> <br /> Dobbiamo considerare anche gli esempi di Stati come l'Italia, che sta riprendendo l'idea del nucleare dopo aver smantellato 5 centrali con reattori ancora attivi sul suo territori, azzardando ora la costruzione di tre impianti; o come la Slovacchia che ha chiuso due impianti di vecchia tecnologia russa, ma sta per costruire il terzo e quarto blocco della centrale nucleare di Mochovce, nella regione di Nitra, che dovrebbe essere completato nel 2012 o 2013. Un altro caso è l'Austria, che con il referendum ha deciso di chiudere tutti gli impianti nucleari e ancora rigetta questo tipo di tecnologia. A queste considerazioni, va aggiunta la componente del profitto delle società. Due anni fa il più grande profitto è stato raggiunto dall'azienda americano-giapponese, GE-Hitachi, con 22,5 miliardi di euro, specializzata per i reattori di potenza media. Le società francesi hanno registrato un guadagno di 13, 5 miliardi di euro, il che dimostra quali siano i guadagni dell'energia nucleare, che va sempre collegata all`industria militare. Dai bar deformati di uranio e plutonio si possono estrarre isotopi da utilizzare nella produzione di armi nucleari, cosa che crea seri dubbi sui reali tentativi iraniani per il rifornimento del materiale per le loro centrali. Il caso delle sanzioni all'Iran, oppure il mistero del percorso dello stoccaggio dei rifiuti nucleari che viaggiano nel mondo, sono gli esempi che dimostrano la continua caccia delle lobbies nucleari a nuovi potenziali clienti nel grande business. Esportando la loro scienza con il “rinascimento energetico” creano anche un vero pericolo per la sicurezza degli Stati. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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