Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
La Turchia si conferma essere un intermediatore tra i Balcani e il Medio Oriente , e questo importante ruolo storico subisce in qualche modo anche gli eventi relativi ai suoi rapporti all'interno della regione. Se fosse stato un vero…
La Turchia si conferma essere un intermediatore tra i Balcani e il Medio Oriente , e questo importante ruolo storico subisce in qualche modo anche gli eventi relativi ai suoi rapporti all'interno della regione. Se fosse stato un vero intermediario, senza nostalgiche tendenze "neottomane", l'intermediazione sarebbe senz'altro stata approfondita. In realtà, il ruolo della Turchia non e` solo quello di intermediario, bensì di essere giocoliere delle grandi entità per la loro politica. La Turchia non sarà considerata come un paese dalla buona volontà politica e di vero ponte tra Occidente e Medioriente. <br /> Il recente accordo tra Armenia e Russia, che accetta la permanenza della Base di Gjumri almeno fino al 2044, ha in qualche modo sollevato i dubbi del Governo azerbaigiano, in quanto in discussione non voi è soltanto la possibilità di usare le basi sul territorio armeno, ma anche il fatto che Mosca possa costruire una qualche cooperazione militare con lo Stato caucasico. Di fatti, nel caso in cui l'Azerbaigian intenda prendere con la forza l`indipendente Nagorno Karabah, la base russa potrebbe costituire un ostacolo, visto che la maggior parte dei colonnelli di nazionalità armena hanno la cittadinanza russa. Come contro-risposta, la Turchia potrebbe offrire degli elementi chiave per costruire la Repubblica Indipendente di Nakhichevan, repubblica autonoma tra Armenia e Turchia, vicino Arrarat. La questione di Nagorno è stata proposta come punto di discussione della riunione dell'Organizzazione dell'accordo per la sicurezza collettiva, a cui hanno partecipato Russia, Bielorussia, Kazahstan, Tagikistan, Tirghizistan e Armenia, la quale vorrebbe ottenere un sostegno dai Paesi partner un sostegno in caso di un attacco da parte dell'Azerbaigian. Realmente questo è possibile soltanto nel caso in cui lo voglia la Russia, ma gli altri non vorrebbero rompere i rapporti con la Turchia e Azerbaigian, visti gli interessi economici che lega questi Paesi. Il governo russo vuole avere buoni rapporti anche con l'Azerbaigian ma il Presidente Iljham Alijev ogni tanto i ricorda che la guerra nel Nagorno Karabah ancora non è finita e che le trattative della pace non possono continuare all'infinito. Dall'altra parte si parlava anche di un accordo militare tra Russia a Azerbaigian con la vendita di missili C-300, dopodiché tutto questo è stato smentito da parte del Ministro Sergei Lavrov. Lui ha confermato che la Russia non vende armi ai paesi nella regione che potrebbero creare una destabilizzazione. Il Presidente turco Abdulah Gul ovviamente non vuole trovarsi a lottare con la Russia in un conflitto con l'Azerbaigian, volendo gettarsi alle spalle "i rapporti della guerra fredda", soprattutto perché "Russia e Turchia sono Stati amici”. Questo può significare che la Turchia abbia fatti un patto con la Russia, vista anche la loro vicinanza sulla questione dell'Iran, sul quale ha manifestato una certa ambiguità. Le imprese turche hanno esportato in Iran fino al 1 luglio una quantità di benzina nel valore di 200 milioni di dollari, subendo per questo gli avvertimenti della delegazione americana. <br /> <br /> La situazione si riscalda anche con la paura turca per ritiro delle forze militari americane dall'Iraq, considerando che a Bagdad dopo sette mesi delle elezioni parlamentare non è stato creato un Governo, mentre vi sono tutte le condizioni per parlo diventare un nuovo centro delle organizzazioni terroristiche, per poi passare oltre il confine turco. “A me preoccupa di più la possibilità di uno scontro tra kurdi e arabi oppure sciiti e sunniti, che potrebbe avere un impatto diretto sulla Turchia”, avvisa Sedat Lachiner, coordinatore della organizzazione Internazionale per la ricerca strategia (USAK). In tutto questo, sembra che la Turchia stia continuando a pianificare il suo ruolo di intermediatore politico, come quello nei Balcani, provando anche la mediazione tra i politici iracheni per stabilire un governo, che tuttavia è fallito rovinosamente, come accaduto nei Balcani. "Gli scontri tra curdi e Arabi nel Iraq del Nord potrebbero destabilizzare il Paese. Le conseguenze sicuramente si sentiranno anche in Turchia”, dichiara Sehat Ekmen, del Centro per l studi e ricerche del Medi Oriente. Da notare che in questa parte dell'Iraq vive più di un milione di Turkemeni, e la maggior parte di loro vive nella parte dell'Iraq nei pressi di Kirkuk dove sono stati scoperti grandi giacimenti di petrolio. Dopo l'autonomia dello stato curdo stanno tentando di fare i loro affari da soli, cosa che non è stata ben accetta a Bagdad. Inoltre, i Kurdi iraniani che sono più di quattro milioni, che hanno preso un'autonomia più ampia grazie all'aiuto delle forze americane, anche se adesso aspirano sempre più all'indipendenza. Questa eventualità, ovviamente, può creare un effetto domino in Turchia, Iran Iraq e Siria. Infine, in Turchia vivono più di 20 milioni dei curdi, soprattutto nell'Anatolia sudest. Una tale situazione potrà causare un vero caos, se nessun può più prevedere i prossimi passi nel Medio Oriente. Una mossa del genere potrebbe fare comodo a tutti quelli che ogni tanto provocano gli scontri tra Libano, Israele, Turchia , Azerbaigian e Palestina per aprire le strade per conquistare importanti giacimenti di gas. In quel caso, il ruolo della Turchia diventerà cruciale. <br /> <br /> Di tale parere, anche la rivista The Economist che ha pubblicato l` articolo dal titolo “Il grande mediatore”, rilevando come la Turchia svolga un ruolo molto importante per i prossimi sviluppi in Medio Oriente. Alla luce degli ultimi scontri tra Turchia ed Israele, si può dire che dal 2006 i rapporti bilaterali erano ben diversi, arrivando anche a catturare da parte di Hamas un giovane israeliano. Per la sua liberazione allora intervenne proprio Ankara, come rilevato dai colloqui tra l'ambasciatore israeliano in Turchia e Recep Tayyip Erdogan. Ad incidere su tali rapporti, secondo gli analisti, anche il fatto che il Governo è stato condotto da un partito fondamentalista, che ha sviluppato i suoi forti rapporti con l'Iran e quindi è diventato un partner intermediario tra Iran e gli altri paesi. Nessuno può dire nulla per intermediazione dell'aprile del 2007 quando, grazie alla Turchia, si deliberano 15 marines britannici sequestrati dagli iraniani. Allo stesso modo, anche la Francia dovrà ringraziare l'intervento di Ahmet Davutoglu per la deliberazione della professoressa Clotilde Reiss fermata in Iran per spionaggio. La Turchia è diventata un ponte in Medio Oriente, ma anche la prima tappa per migliaia di rifugiati politici proveniente da Iran, Iraq, Afghanistan e Asia centrale, come in caso dell'avvocato iraniano Moastafei Mohamad, fuggito prima in Turchia e dopo in Norvegia. L'intermediazione Turca hanno suscitato entusiasmo anche in Africa. Si cercò l'aiuto di Ahmet Davutoglu per creare una disputa territoriale con Namibita. Sebbene fosse lusingato, Davutoglu ha detto che almeno una volta era perplesso. Ad ogni modo sembra evidente come la Comunità Internazionale e la geopolitica, in una situazione in cui vi sono gravi problemi, manda avanti la Turchia come possibile intermediatore, che a volte ha fallito e altre no, a seconda degli interessi che aveva nei confronti di questi casi. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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