Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Il Medio Oriente resta una polveriera allo stato puro, in cui sembra che una sola scintilla possa incendiare Stati armati fino ai denti, per cui continua ad essere ancora la regione più pericolosa per la sicurezza mondiale. La crisi provocata…
Il Medio Oriente resta una polveriera allo stato puro, in cui sembra che una sola scintilla possa incendiare Stati armati fino ai denti, per cui continua ad essere ancora la regione più pericolosa per la sicurezza mondiale. La crisi provocata dall'invio delle navi contenenti aiuti umanitari per la striscia di Gaza sta coinvolgendo sempre più Stati, creando una linea di confine tra le varie religioni divise tra il fondamentalismo e la “vera” fede. Il caso della nave inviata dalla fondazione umanitaria turca, mescolandosi con sospetti nei confronti di frange fondamentaliste islamiche fomentate da finanziamenti oscuri di organizzazioni umanitarie, sta andando molto, molto lontano, per mascherare qualcosa che è invece molto vicina alle coste di Gaza: non dimentichiamo infatti che ciò che è molto più importante per le grandi lobbies è il controllo delle risorse naturali. La spaccatura tra Israele e Turchia, che si è spinta sino a chiudere anche i rapporti diplomatici bilaterali, si è svolta interamente sotto gli occhi dei media. La stessa sceneggiata del contrasto tra USA e Israele si racchiude tutta nell'incontro tra Netaniahu a Obama e, attraverso la lobby ebrea in America, è divenuto nei media il dualismo "Alleanza oppure relazioni disturbate", come titola il Washington Post. Le stesse parola di Obama lasciano ben intendere che nulla è cambiato: ”In tutte le mie dichiarazioni degli ultimi due anni ho sottolineato più volte che gli USA sentono un obbligo nei confronti della sicurezza di Israele - aggiungendo - nutre un particolare interesse per la sicurezza israeliana”. E' chiaro che i particolari interessi americani non sono ben diversi dagli interessi delle loro più grandi compagnie energetiche. Allo stesso tempo, Israele lancia una politica estera alternativa, nel tentativo di strappare terreno alla Turchia che avanza nel Sud Est Europeo, per rafforzare le sue posizioni sulle rotte dei due grandi gasdotti Nabucco e South Stream, avendo tutta la capacità per rovinare accordi e alleanze costruite negli anni. Così Israele si avvicina ai Balcani, e lo stesso Presidente Israeliano, Simon Peres visita di sua iniziativa la Slovenia e la Croazia, per consolidare una vicinanza storica, tracciata dalla condanna dei crimini della seconda guerra Mondiale - di cui la visita al simbolo dell'olocausto serbo ed ebreo in Croazia di Jasenovac - nonché da una certa "amicizia energetica”. <br /> <br /> Quindi, in realtà, il contrasto tra Turchia e Israele sul supporto alle forze di Hamas per la Striscia di Gaza, si snoda in una guerra tra le grandi lobbies petrolifere per avere il controllo di un grande giacimento di gas che si trova proprio dinanzi alla costa di Gaza. Il pozzo che si trova sotto il fondale marittimo, tra Cipro e il Libano, è stato scoperto un paio di anni fa, e potrebbe porre Israele in una condizione di grande esportatore di gas, cambiando gli equilibri in un mercato ora controllato dalla Russia e dai paesi Arabi, ed in particolar modo nelle fasi di rigassificazione e trasporto. Israele, in questo caso, gioca con le più grandi compagnie energetiche, aprendo tutte le strade diplomatiche con i futuri consumatori. Il pozzo che si trova nel Mar Mediterraneo dal nome Leviatan, a 130 km da Haifa e nei pressi dei due siti già noti di Tamar e Dalit, contiene una riserva che potrà fornire gas ad Israele per almeno i prossimi 50 anni, con la possibilità di aprire un mercato di esportazione in Europa e Asia. Interessante notare che lo studio e la ricerca effettuati dalla compagnia americana “Noble”, come parte del consorzio per l'esplorazione dei pozzi di gas. Lo sfruttamento dei pozzi di Tamar e Dalit, che contengono 160 miliardi di m3 di gas, dovrebbe incominciare nel 2012, per poi dare inizio all'esplorazione del Leviatan che contiene altri 450 miliardi di m3. Per avere un'idea, i due giacimenti potrebbero coprire il fabbisogno del South Stream per circa 15 anni, per cui possono in qualche modo cambiare gli equilibri della regione, come ad esempio uno scontro ancora più forte tra Israele e Libano, soprattutto dopo le parole del regime Hezbollah che avverte Israele che difenderà "le proprie risorse con i missili”. Il Ministro israeliano per le infrastrutture, Uzi Landau, ha risposto subito agli ufficiali Hezbolah affermando che i giacimenti non si trovano sul territorio libanese ma su quello israeliano, per cui Israele risponderà allo stesso modo nel caso di un atto di forza. Secondo il Presidente del Parlamento libanese, Nabi Beri, associato agli Hezbollah, dichiara che “Israele si sta trasformando in un emirato petrolifero dimenticando però che il giacimento di cui si parla si trova sul territorio e nelle acque libanesi”. “Israele sta tentando di rubare il gas che si trova nelle acque territoriali libanesi - affermano il media libanese As –Safir - una ricchezza che potrebbe salvare il Paese da uno dei più grandi debiti pubblici a livello mondiale". Che la guerra contro Libano non fosse solo un problema di scontri regionali, è dimostrato anche dall`ultima minaccia politica di gettare Beirut nell'impasse politica se il Tribunale dell'ONU accuserà Hezbollah dell'assassinio dell'ex Premier Rafik al Hariri nel 2005. Si potrebbero venire così a creare nuove tensioni sulla linea sciita-sunnita, come accaduto nel 2008. Una crisi di Governo, innescata anche dal figlio di Hariri, che potrebbe essere risolta soltanto da un intervento dall'estero. Considerando che Hezbollah ha alle sue spalle Siria e Iran, e che il fronte della guerra per le risorse naturali è sempre aperta, la tensione nella regione si fa sempre più alta. A questo bisogna aggiungere che il confine tra Israele e Libano non è stato mai demarcato - motivo per cui i due Paesi sono sempre Stati in guerra - e il Parlamento libanese non ha ancora approvato una legislatura per una strategia energetica. Secondo l'esperto britannico per la questione energetica , Catherine Hunter, dichiara che il Governo libanese è in ritardo di circa tre o quattro anni rispetto ad Israele. "Se accettano la legge, occorreranno ancora un paio d`anni per implementarla, mentre gli israeliani cominciano lo sfruttamento dei giacimenti già nel 2012", osserva Hunter. Ciò che potrà approfondire questo ritardo e creare confusione è anche il fatto non è possibile tracciare una linea precisa e capire dove finisce un posso e ne inizia un altro. Inoltre, una parte di essi è stata già sfruttata da Israele insieme con il consorzio americano indipendente, Noble Energy, che ha scoperto enormi pozzi descrivendo il suo progetto come quello che “cambierà il destino della compagnia e del Paese”,aggiungendo che “Israele ai tempi della Bibbia era terra di latte e miele, ma ora nei tempi moderni è terra di latte, miele e gas naturale”. Parole queste che fanno probabilmente riferimento alle grandi quantità di gas che si trovano nel giacimento off-shore Levantian, oltre quello di Tamar, che è il secondo più grande pozzo trovato nel gennaio 2008 dalla Petrobas e Jupiter Discovery in Brasile (6.300 miliardi di m3 trovati da parte dalla Noble e dai partner Delek Foratura, Isramco, Negev-2, Avner Oil e Gas Exploration Dor nel novembre di 2008). Grazie alle attività di esplorazione del 1998, Noble scopre il pozzo Mari-B, mentre nello stesso anno la British Gas faceva le sue ricerche nelle acque di Gaza vicino al confine con Israele, ma ha interrotto poi le attività per mancanza di fondi. Da osservare che la Noble aveva due grandi progetti nel Golfo del Messico e in Africa Occidentale, ma ha preferito concentrare le sue risorse sul giacimento a largo del Libano. Ha così firmato accordi di cooperazione con società israeliane come la Delek Group LTD, il gruppo energetico Netanya e Isrele Electric Corp, società statale a cui la società americana ha trasferito tutte le apparecchiature tecniche per convertire alcune caldaie ai doppi combustibili. La vendita del gas estratto dal Mari-B alla IEC ha inizio nel 2004 per la centrale elettrica di Eskhol, a Ashdod nel sud di Israele, con una potenza di 1200 MGW, dando così ad Israele la massima indipendenza energetica. Un'indipendenza che può nel tempo aumentare sempre di più se si dovessero realizzare le mire nei confronti dei giacimenti contesi con il Libano, rendendo però la situazione in Medio Oriente più instabile di quella che è, a causa del coinvolgimento i Paesi come Turchia, Siria o Iran, che potrebbe sfociare in uno scontro inevitabile. C'è da chiedersi, tuttavia, se si sta creando il terreno per una guerra con l'Iran o per aprire delle strade energetiche alternative per i grandi progetti in cantieri, come per esempio per il Nabucco... <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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