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Sono ancora molti i dilemmi legati alla realizzazione del cavo sottomarino che dovrebbe essere costruito tra l'Italia e il Montenegro. Il progetto, come ha annunciato Miodrag Canovic, consulente del Ministero dell'Energia del Montenegro, sarà…
Sono ancora molti i dilemmi legati alla realizzazione del cavo sottomarino che dovrebbe essere costruito tra l'Italia e il Montenegro. Il progetto, come ha annunciato Miodrag Canovic, consulente del Ministero dell'Energia del Montenegro, sarà realizzato entro la fine del 2014 anno e negoziati sulla connessione di sistemi energetici d'Italia e Montenegro sulla linea Pescara-Tivat sono entrati nella loro fase finale, e presto dovrebbe essere firmato il contratto. Tuttavia, il cavo di trasmissione non è ancora stato inserito nella Strategia per lo sviluppo energetico del 2025. La montenegrina "Prenos", come partner dell'italiana "Terna" che finanzierà l'installazione di cavo sottomarino, dovrebbe ottenere circa 40 milioni di euro dell'utile annuale, ovvero circa il 20 per cento della capacità di trasmissione del cavo, a condizione che sia utilizzato l'80 per cento della sua potenza. L'intesa per l'installazione del cavo per la trasmissione dell'energia elettrica è stato firmato all'inizio di febbraio in Italia e vale 720 milioni di euro. Il capitale sociale della "Prenos" è 120.84 milioni di euro, possedendo una rete di trasmissione di circa 250 km di linee con un livello di tensione 400 chilowatt, quindi circa 370 km di linee di trasmissione con un livello di tensione di 220 chilowatt e 600 chilometri di linee di trasmissione con tensione di 110 chilowatt. "Prenos" possiede anche la linea di trasmissione di 400 chilowatt che va verso a Kosovo. La "Terna" una società a partecipazione statale, con un valore di mercato superiore ai 4,5 miliardi di euro, ed un patrimonio del valore di circa otto miliardi, con ricavi annuali che superano 1,3 miliardi di euro. Alla metà dell'anno scorso, è stato firmato in Montenegro il Memorandum di intesa tra Montenegro e Italia sugli investimenti energetici per un valore che oscilla tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Questo documento, firmato dal Ministro Branko Vujovic e dal Ministro italiano dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, oltre alla realizzazione di un elettrodotto sottomarino di interconnessione, prevede anche la costruzione di centrali idroelettriche in Montenegro, nonché di un impianto di produzione di elettricità a carbone e di un termovalorizzatore. Il cavo energetico è stato progettato già durante il Governo di Romano Prodi, con l'intenzione di farlo passare allora in linea diretta da Tivat a Foggia. Tuttavia, dopo che la società italiana "A2A" ha acquistato il 43 per cento delle azioni della Elektroprivreda Crne Gore, la linea è stata spostata di circa 200 chilometri a nord, a Pescara, e poi attraverso le montagne abruzzesi, fino alla "vecchia stazione di destinazione" di Foggia. Inoltre, durante l'adozione del Piano di pianificazione territoriale di Tivat, l'accesso al cavo è stato individuato nel sito di Krtole. Tuttavia, il cavo di trasmissione sottomarino tra Italia e Montenegro, non viene menzionato nella Strategia per lo sviluppo energetico del Montenegro fino al 2025, e non esiste neanche nei piani urbanistici del territorio. Altro dilemma, la costruzione delle centrali idroelettriche sul fiume Moraca. Entrambi i lavori, secondo l'opinione pubblica e l'opposizione, sono stati concordati a tavolino in anticipo con i partner italiani. "Anche se nessuno può negare che l'ingresso di investitori italiani in Montenegro, dalla porta principale, generalmente è una cosa positiva, ci si pone la domanda se vi sia una svendita del patrimonio montenegrino, e dunque una a colonizzazione energetica del Montenegro", scrive il Vjiesti. Ljubisa Lazar, ex direttore della Elektroprivreda Jugoslavia, ritiene che "il Montenegro deve prestare molta attenzione nel firmare il contratto per l'utilizzo del cavo energetico Tivat- Pescara". Secondo il suo parere, non devono permettere che le società italiane importino da questi territori molta più energia elettrica rispetto al loro deficit energetico. In tal caso, aggiunge, le risorse dei Balcani verrebbero utilizzate dagli italiani per rivendere l'energia elettrica importata a prezzi più elevati. Il professor Branko Radulovic, del Movimento per il Cambiamento, ritiene che la politica del Governo del Montenegro nel settore dell'energia, dalla privatizzazione della EPCG alla costruzione di centrali idroelettriche, e fino al cavo sottomarino, porteranno alla vendita dell'energia e delle risorse energetiche. <em><strong>Srebrenka Despotovic</strong></em>
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