Varsavia - La PGINiG (Polish Petroleum and Gas Mining), società statale per la gestione delle risorse di petrolio e gas della Polonia, ha già utilizzato il 70% delle scorte di gas russo di quest’anno, tuttavia non è intenzionata ad aumentare la richiesta d’importazione finché non verrà firmato sul tavolo delle trattative un accordo intergovernativo tra le due nazioni. In caso contrario da novembre sarà crisi.

In particolare, “se non si arriverà alla firma dell’accordo bilaterale già negoziato mesi a dietro, si stima che le scorte di petrolio russo si esauriranno il 20 ottobre”, mette in guardia il Ministero dell’Economia. Intanto l’amministratore delegato della PGINIG, Michał Szubski, limitandosi a convalidare la tesi che presupporrebbe la necessità di un nuovo accordo pena l’esaurimento delle scorte di greggio dalla Gazprom prima dell’inverno, preferisce chiudersi in un diplomatico silenzio.

Così come, dal canto suo, Kaliski, direttore del dipartimento gas e petrolio del Ministero dell’Economia, intervistato in merito alle motivazioni che si celerebbero dietro ai ritardi della firma del nuovo accordo di fornitura si limita a un sonoro no comment. Di cosa si tratta dunque?

La risposta va ricercata altrove. Non è un segreto che gli accordi tra Gazprom e PGNiG continuano a sollevare dubbi in seno alla Commissione europea; in particolare da qualche mese a questa parte si sarebbero infittite le comunicazione tra il reparto economico polacco e Bruxelles.

Le prossime settimane saranno indubbiamente decisive per l&rsquo;evoluzione delle trattative. <br /> <br /> <br /> &nbsp;